10:18 am, 19 Gennaio 26 calendario

🌐 Il prezzo del barile di petrolio secondo Julius Baer ….

Di: Redazione Metrotoday
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Il Brent resta sui livelli attuali vicino ai 60–66 dollari, ma gli analisti vedono un probabile scivolone verso i 50 dollari nel 2026, tra surplus globale ed evoluzione della domanda. Il prezzo del petrolio registra nei primi giorni del 2026 oscillazioni attorno ai livelli di $60–$66 al barile, tra speranze di recupero tecnico e pressioni ribassiste dovute a un mercato sempre più sbilanciato verso l’offerta.

Tuttavia, secondo alcuni istituti di ricerca e gestori patrimoniali come Julius Baer, il petrolio potrebbe scivolare fino a circa 50 dollari al barile per gran parte del 2026, riflettendo un quadro fondamentale carico di surplus e domanda moderata.

Il greggio Brent e il WTI stanno attualmente scambiando intorno ai 61–62 dollari, con livelli intraday che testimoniano sia fasi di recupero sia momenti di debolezza in linea con le oscillazioni tecniche e l’incertezza macroeconomica globale.

Una situazione di mercato che resta fragile

Il calo dei prezzi rispetto ai livelli di metà 2025 riflette una serie di forze di mercato che spingono verso il basso le quotazioni:

  • La produzione globale ha superato la crescita della domanda, con un surplus che potrebbe raggiungere livelli record nel 2026 se le forze di offerta restano intense. Secondo stime dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), il surplus previsto potrebbe superare i 3,8 milioni di barili al giorno nel corso dell’anno, un livello che non si vedeva dal periodo post‑pandemia.

  • La domanda di petrolio mostra segnali di rallentamento, con una crescita mondiale che potrebbe rimanere inferiore alle attese, anche a causa della cautela degli investitori e dell’adozione crescente di tecnologie più efficienti ed energie alternative.

  • Le scorte commerciali nei Paesi OCSE sono aumentate, indicando che l’offerta sta usando lo spazio di stoccaggio disponibile più rapidamente di quanto il mercato riesca ad assorbire.

Questo insieme di fattori strutturali ha spinto diverse principali istituzioni finanziarie a rivedere al ribasso le proprie previsioni di prezzo per il 2026.

In altre parole: l’equilibrio tra domanda e offerta è così scompensato verso l’eccesso di produzione che prezzi intorno ai 50 dollari per barile non sono solo possibili, ma plausibili se il surplus persiste per tutto l’anno.

Le previsioni degli analisti: da 50 a 56–60 dollari

Non solo Julius Baer, ma anche importanti banche d’affari internazionali si stanno allineando verso previsioni più moderate per il 2026:

  • Goldman Sachs prevede che i prezzi del Brent e del WTI oscillino verso il basso nel corso dell’anno, con possibili minimi di circa $54–$50 verso la fine del 2026 a causa di un surplus molto consistente e dell’accumulo di scorte.

  • Secondo analisi di mercato condivise su Investing.com, i fondamentali riflettono una tendenza di medio‑termine verso un mercato meno teso e più incline ad assorbire nuove forniture, comprimendo i prezzi rispetto ai livelli attuali.

  • Alcuni modelli e blog di settore suggeriscono che, in assenza di shock geopolitici rilevanti o drastici tagli alla produzione da parte di OPEC+, il mercato del petrolio resterà sotto pressione ribassista, contribuendo all’esposizione “bearish” per la prima parte del 2026.

Le previsioni divergono però in base alle assunzioni sul comportamento di OPEC+ e sulla domanda globale: alcune istituzioni come UBS vedono un prezzo medio di Brent più stabile, vicino ai $60, con margini di recupero nella seconda metà dell’anno, se le condizioni di offerta dovessero stabilizzarsi.

Fattori geopolitici e produzione globale

Nel quadro di riferimento globale, la dinamica offre/resistenza non è l’unico driver dei prezzi:

  • Il potenziale aumento della produzione di Venezuela — incluso un possibile incremento sostanziale in seguito a decisioni politiche e accordi internazionali — potrebbe immettere ulteriore greggio sul mercato, contribuendo a spingere i prezzi verso i $50.

  • Le tensioni geopolitiche in aree chiave come Medio Oriente, Nord Africa e Mar Caspio restano elementi di rischio che potrebbero temporaneamente invertire le tendenze di mercato, portando a picchi di volatilità.

  • A differenza di periodi precedenti, la cooperazione tra gli Stati produttori di OPEC+ e i produttori indipendenti come USA, Canada e Brasile è meno coordinata, con alcuni Stati che puntano a massimizzare la quota di mercato piuttosto che stabilizzare i prezzi.

Se tali pressioni geopolitiche si intensificassero, è possibile assistere a rimbalzi di breve termine, ma il trend di fondo rimane orientato verso una pressione ribassista su base annua.

Implicazioni per i mercati finanziari e l’economia globale

Un petrolio più debole ha conseguenze reali:

  • Per i Paesi esportatori di greggio, prezzi stabili intorno ai $50–56 possono ridurre i proventi delle entrate statali, con effetti potenziali sui bilanci pubblici e sulla spesa interna.

  • Per i consumatori e per l’economia globale, prezzi più bassi possono significare costi energetici più contenuti, stimolando la spesa interna e attenuando le pressioni inflazionistiche.

  • Per gli investitori in titoli energetici, la prospettiva di prezzi del petrolio più bassi significa rivalutare le strategie di portafoglio, con un possibile spostamento verso attivi difensivi o diversificati.

Queste dinamiche, integrate nelle stime di banche e fondi, hanno portato molti gestori a includere scenari di ribasso nei loro piani di investimento per il 2026, enfatizzando un approccio più prudente verso il settore delle energie fossili e una maggiore attenzione alle energie alternative.


Un equilibrio fragile con visioni divergenti

Il petrolio resta una delle commodity più sensibili all’equilibrio globale tra domanda, offerta e geopolitica. Con prezzi attorno ai $60–66, il mercato attuale riflette uno scenario di incertezza: da un lato, la produzione in crescita e surplus strutturale spingono verso prezzi più bassi; dall’altro, i rischi geopolitici e le dinamiche di consumo possono creare oscillazioni significative.

La visione di Julius Baer — petrolio a circa $50 per gran parte del 2026 — si inserisce in un contesto di surplus prolungato e moderata domanda globale, scenario condiviso anche da altri analisti di mercato importanti.

Per operatori, investitori e governi, il 2026 potrebbe essere un anno di mercati energetici in “modalità oversupply”, con pressioni sui prezzi e una competizione di offerta che continuerà a dominare le prospettive. Il punto di svolta potrebbe arrivare solo con un aggiustamento significativo dei livelli di domanda o con shock di offerta in grado di riportare equilibrio.

19 Gennaio 2026 ( modificato il 15 Gennaio 2026 | 22:23 )
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