3:13 pm, 18 Gennaio 26 calendario

🌐 Siria, tribù conquistano aree di Raqqa, il conflitto si intensifica

Di: Redazione Metrotoday
condividi

Le tribù armate dichiarano di aver catturato alcune zone di Raqqa mentre l’esercito siriano avanza in profondità nella provincia, intensificando uno dei fronti più complessi della guerra in Siria. La città, simbolo di molteplici fasi di conflitto, torna al centro di una violenza su più livelli, tra scontri armati, pressioni politiche e timori umanitari.

La guerra in Siria torna a infiammarsi con nuovi e significativi sviluppi nella provincia di Raqqa, teatro di scontri che coinvolgono forze tribali, l’esercito di Damasco e le Forze Democratiche Siriane (SDF). Secondo le ultime dichiarazioni dei miliziani tribali, alcune aree della città sarebbero state catturate nell’ambito di un’offensiva che fa seguito a una rapida avanzata delle truppe governative siriane e dei loro alleati arabi.

Le forze del regime del presidente Bashar al‑Assad, con il supporto di milizie fedeli e tribali, hanno fortemente intensificato l’offensiva lungo l’Eufrate, spingendosi verso Raqqa dopo aver conquistato centri strategici come Tabqa e la grande diga sul fiume. Le operazioni si estendono anche a aree dell’est della provincia, in un push che mira a riprendere il controllo su territori che, negli ultimi anni, erano stati sotto influenza SDF e amministrazione semi‑autonoma.

L’avanzata governativa e le rivendicazioni tribali

Le tribù arabe, storicamente presenti in vaste aree della Siria orientale e centrale, hanno dichiarato di aver preso il controllo di “alcune zone” di Raqqa, sostenendo il movimento delle truppe governative siriane e rafforzando la narrazione che vuole un ritorno dell’autorità di Damasco in regioni finora in bilico. Fonti locali indicano che le tribù avrebbero occupato edifici e posizioni chiave, anche se non esiste ancora una conferma indipendente su scala internazionale.

Questa dinamica conferma una crescente marginalizzazione del controllo SDF lungo i confini della città, con scontri segnalati tra gruppi tribali e combattenti curdo‑arabi delle SDF all’interno e intorno al centro urbano. Fonti non ufficiali condivise sui social media mostrano immagini di scontri in corso e di miliziani tribali che avrebbero preso edifici di comando, anche se si tratta di materiale che non può essere verificato pienamente.

https://www.aljazeera.com/wp-content/uploads/2026/01/AFP__20260118__934H4T3__v1__HighRes__SyriaConflictKurds-1768737901.jpg?quality=80&resize=730%2C410

Implicazioni strategiche della nuova offensiva

L’avanzata verso Raqqa non è solo simbolica: la provincia ha un valore strategico enorme, sia dal punto di vista geografico che economico, grazie alla sua vicinanza a risorse energetiche e alla sua posizione lungo l’Eufrate. Solo nelle ultime ore, le forze governative avrebbero preso il controllo di importanti giacimenti di petrolio e gas nel vicino Deir Az Zor, privando le SDF di importanti fonti di reddito e sostegno logistico.

Per Damasco, il consolidamento di Raqqa segnerebbe una svolta storica: riportare sotto lo stendardo centrale aree che, dalla caduta del cosiddetto Stato Islamico, erano gestite in gran parte da amministrazioni autonome sostenute dagli Stati Uniti e dalle SDF. Il regime vede tale avanzata come un passo cruciale per la ricostruzione dell’integrità territoriale” dello Stato siriano, mentre i suoi avversari accusano la leadership di violazioni e decisioni unilaterali che rischiano di riaccendere un conflitto su larga scala.

La SDF e la popolazione locale: tra resistenza e sfollamento

Le Forze Democratiche Siriane, pur indebolite e sotto pressione, non intendono arrendersi facilmente. I leader SDF hanno dichiarato che le truppe governative stanno attaccando le loro posizioni in molte città della provincia, e che la popolazione civile sta subendo le conseguenze di bombardamenti e spostamenti forzati. In alcune zone di Raqqa e dei suoi sobborghi, l’acqua potabile è stata interrotta a causa di esplosioni che hanno danneggiato le infrastrutture principali, aggravando le condizioni umanitarie.

La città, già devastata da anni di guerra – prima sotto il controllo dell’ISIS, poi sotto amministrazione SDF e infine al centro di negoziati politici intermittenti – è tornata a vivere la paura di un nuovo ciclo di distruzione e di sfollamenti massicci per i civili. Già negli anni precedenti, le operazioni militari su Raqqa avevano lasciato dietro di un’ampia scia di macerie e sofferenza per la popolazione locale, con gran parte delle infrastrutture civili distrutte e migliaia di famiglie costrette a fuggire.

https://www.aljazeera.com/wp-content/uploads/2026/01/AA-20260118-40287906-40287902-SYRIAN_ARMY_SEIZES_CONTROL_OF_STRATEGIC_ALTABQAH_DISTRICT_IN_RAQQA-1768728145.jpg?quality=80&resize=770%2C513&w=770

Prospettive e rischi di escalation

La ripresa dei combattimenti nella provincia di Raqqa rischia di scatenare una ulteriore escalation su più fronti. Le tensioni tra Damasco e le componenti curde delle SDF sono solo uno dei tanti elementi di un mosaico difficile: altri attori regionali e internazionali – da Ankara a Washington – osservano con attenzione, pronti a supportare alleanze e obiettivi contrastanti. Ciò rende ogni sviluppo sul campo potenzialmente escalation legata a dinamiche geopolitiche più ampie, non solo una questione interna siriana.

In questo contesto, la protezione dei civili e i corridoi umanitari diventano sempre più urgenti, ma al momento sembrano ancora lontani da un’efficace implementazione, lasciando i residenti intrappolati in una spirale di violenza e povertà.

La rivendicazione di territori da parte delle tribù e l’avanzata dell’esercito siriano verso Raqqa segnano un momento critico nell’evoluzione del conflitto in Siria. Mentre Damasco tenta di riprendere il controllo su aree chiave, le SDF resistono in una delle battaglie più delicate degli ultimi anni. La città di Raqqa – simbolo di profonde ferite e contraddizioni della guerra siriana – torna così al centro dello scenario internazionale, con possibili ripercussioni per l’intera regione.

18 Gennaio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA