6:43 pm, 18 Gennaio 26 calendario

🌐 Powell e la Fed: indipendenza sotto assedio e Trump sfida il sistema

Di: Redazione Metrotoday
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Il presidente statunitense **Donald Trump intensifica la sua sfida contro l’indipendenza della Federal Reserve, concentrando pressioni pubbliche e istituzionali su Jerome Powell, presidente della banca centrale americana. In uno scontro che trascende la semplice politica dei tassi di interesse, Powell potrebbe mantenere un ruolo chiave sulla Fed anche dopo la fine del suo mandato a maggio 2026 – un’eccezione storica che potrebbe stymie (impedire) l’azione di Trump e definire i confini dell’indipendenza monetaria negli Stati Uniti e nel mondo.

Powell: l’uomo al crocevia dell’indipendenza della Fed

Con il suo mandato come Chair della Federal Reserve in scadenza a maggio 2026, Jerome Powell si trova sotto un crescente fuoco incrociato politico. Pur essendo stato nominato inizialmente da Trump e poi riconfermato da Biden, Powell è ora nel mezzo di una controversia che potrebbe ridefinire le relazioni tra il potere esecutivo e la banca centrale più influente del mondo.

Il punto di svolta è il fatto che Powell può rimanere nel Board of Governors fino al 2028, anche dopo la scadenza del suo ruolo di presidente. Questo gli conferisce un potenziale voto decisivo sulle decisioni di politica monetaria e sulle riforme istituzionali, una posizione che potrebbe bloccare o rallentare qualsiasi tentativo della Casa Bianca di piegare la Fed alle proprie priorità politiche.

Questa possibilità – mai realizzata in quasi 80 anni di storia recente – nasce dal complesso quadro giuridico della Federal Reserve: la carica di presidente è, infatti, separata dalla posizione di governatore nel Board della banca centrale. Con una composizione prossima all’equilibrio tra nomine di Trump e di Biden, esservi una figura con esperienza, influenza e mandato residuo come Powell potrebbe avere effetti significativi sulle future decisioni politiche.

IMF's Georgieva says central bank independence critical, backs Powell

La pressione politica e l’indagine penale: un asse di conflitto

La tensione si è surriscaldata ulteriormente dopo che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha avviato un’indagine penale formale su Powell per aver presumibilmente fornito informazioni fuorvianti al Congresso in merito ai costi di ristrutturazione della sede centrale della Fed, costati circa 2,5 miliardi di dollari – una cifra che ha attirato critiche politiche pesanti.

Powell stesso ha bollato tali mosse come un pretesto per esercitare pressioni su di lui e sul ruolo indipendente della Fed, affermando pubblicamente che si tratta di tentativi di influenzare la politica monetaria. Si tratta di uno dei rari casi in cui un Presidente ha apertamente criticato e contrastato così intensamente il presidente della banca centrale, sollevando timori su un uso politico delle strutture giudiziarie.

Il sostegno internazionale e multilaterale alla difesa dell’indipendenza delle banche centrali non si è fatto attendere: Kristalina Georgieva, direttore generale del FMI, ha ribadito l’importanza di una Fed indipendente, evidenziando che la stabilità monetaria globale dipende da istituzioni che non cedano a pressioni politiche immediate. Anche Christine Lagarde, presidente della BCE, e altri banchieri centrali hanno espresso solidarietà verso Powell e la banca centrale americana.

Trump e i tassi: un conflitto lungo anni

L’origine dello scontro risale ad anni di pressioni di Trump sulla Fed per adottare una politica monetaria più accomodante, con tagli dei tassi più rapidi e aggressivi di quanto Powell e i suoi colleghi ritenessero opportuno. Trump ha ripetutamente accusato Powell di essere “Too Late” nel tagliare i tassi, attribuendogli la responsabilità per una crescita economica insufficiente o per costi del denaro troppo alti per settori come l’immobiliare e gli investimenti aziendali.

In passato, Trump ha anche suggerito in varie interviste che Powell potrebbe essere rimosso dal suo incarico; tuttavia, questioni giuridiche legate all’indipendenza istituzionale della Fed limitano fortemente la capacità di rimuovere un presidente della banca centrale per politico dissenso – un principio sancito dalla legge e da precedenti giurisprudenziali.

In questo contesto, il caso ha implicazioni più ampie della sola lotta tra due figure politiche: tocca infatti il cuore della indipendenza delle banche centrali, considerata essenziale per gestire l’inflazione, stabilizzare l’economia e mantenere la confidenza dei mercati finanziari. Se la Fed fosse percepita come subordinata alla Casa Bianca, il rischio di instabilità economica e di perdita di fiducia da parte di investitori globali potrebbe aumentare.

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Il possibile “asso nella manica”: Powell resta nel Board

La scelta di Powell di rimanere nel Board of Governors dopo la scadenza del suo incarico di presidente sarebbe un atto senza precedenti, ma che potrebbe neutralizzare parte delle ambizioni riformiste di Trump sulla Fed. In un contesto di crescenti pressioni politiche, Powell potrebbe così mantenere una voce influente nelle decisioni chiave — soprattutto quelle relative ai tassi di interesse e alla supervisione delle banche — a fronte di una maggioranza del Board potenzialmente ostile alle sue posizioni.

Questa mossa porrebbe Trump di fronte a un bivio: accettare la continuazione di Powell nel Board oppure impegnarsi in una lotta istituzionale più dura, rischiando di suscitare una crisi costituzionale o un conflitto aperto con il Congresso e la magistratura. I precedenti storici in cui un presidente ha sfidato la Fed sono limitati e raramente così pubblici e politicizzati, rafforzando l’importanza di questa fase per l’autonomia delle istituzioni americane.

Gli effetti sui mercati e sull’economia globale

La Federal Reserve non è solo l’istituzione chiave per l’economia americana: le sue decisioni sui tassi di interesse, sull’inflazione e sulla regolamentazione bancaria influenzano direttamente mercati finanziari in tutto il mondo. Una percepita perdita di indipendenza della Fed potrebbe portare a volatilità sui mercati valutari, aumentare i rendimenti dei titoli di stato e indebolire la fiducia degli investitori.

Gli operatori finanziari osservano con attenzione il possibile ruolo di Powell come “swing vote” nel Board — un fattore che potrebbe stabilizzare le aspettative di politica monetaria, almeno nel breve termine, e contribuire a mantenere un certo grado di continuità nelle strategie della banca centrale. Allo stesso tempo, la guerra di nervi tra la Fed e l’amministrazione rischia di far salire i premi per il rischio sui mercati, con effetti su asset come i Treasury statunitensi e le valute emergenti.

Un test per l’indipendenza istituzionale

La battaglia tra Donald Trump e Jerome Powell non è semplicemente una lotta personale o politica: rappresenta un vero e proprio test per l’indipendenza della Federal Reserve e la separazione dei poteri negli Stati Uniti. Qualunque sia l’esito — che Powell rimanga fino al 2028 nel Board o che l’amministrazione riesca a plasmare una leadership più allineata — le implicazioni per la politica economica americana e globale saranno profonde.

Con istituzioni sotto pressione e mercati in attesa, il futuro della Fed potrebbe definire l’equilibrio tra politica e politica monetaria per gli anni a venire.

18 Gennaio 2026 ( modificato il 16 Gennaio 2026 | 18:48 )
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