8:18 pm, 18 Gennaio 26 calendario

I dazi di Trump: shock sui mercati, tensioni diplomatiche e la risposta dell’UE

Di: Redazione Metrotoday
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Il nuovo anno è iniziato con un terremoto geopolitico che scuote gli equilibri tra Stati Uniti ed Europa e rilancia vecchie tensioni commerciali con ripercussioni immediate sui mercati finanziari globali. Sabato 17 gennaio, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’imposizione di tariffe doganali su una serie di paesi europei finché non sarà raggiunto un accordo per la vendita della Groenlandia agli Usa, una mossa che ha colto di sorpresa investitori, governi e diplomatici.

La misura annunciata – 10% di dazi sulle importazioni europee dal 1° febbraio che salirebbero al 25% dal 1° giugno – è condizionata a un unico obiettivo politico: ottenere il via libera alla “vendita completa” della Groenlandia, una vastissima isola autonomamente governata appartenente al Regno di Danimarca, ritenuta dagli Stati Uniti fondamentale per la sicurezza nazionale e ricca di risorse minerarie strategiche.

Un nuovo fronte commerciale apre una ferita nei mercati mondiali

🗣️ L’annuncio è arrivato nel weekend, ma l’effetto sui mercati si è fatto sentire immediatamente. Gli analisti avvertono che l’incertezza legata ai dazi e alle risposte dell’Unione Europea potrebbe portare a nuova volatilità su azioni, valute e materie prime, dopo un periodo in cui gli investitori avevano iniziato a “normalizzare” i rischi legati alle politiche commerciali statunitensi.

Secondo economisti di banche internazionali, la prospettiva di un conflitto commerciale tra Usa e Ue potrebbe esercitare pressione sull’euro, già indebolito nei giorni scorsi, e rafforzare il dollaro come valuta rifugio in un contesto incerto. Gli esperti sottolineano inoltre che i mercati azionari europei, pur recentemente record, risentirebbero di un clima di tensione prolungata, soprattutto nei settori industriale e automobilistico.

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Repliche dure a Bruxelles: “spirale pericolosa”

📌  La reazione politica europea è stata immediata e compatta. I leader dell’Unione Europea hanno definito la minaccia di tariffe un rischio di “spirale discendente per le relazioni transatlantiche” e hanno preparato contromisure economiche coordinate.

Sabato e domenica i rappresentanti dei 27 Stati membri si sono riuniti d’urgenza a Bruxelles per definire una risposta comune. Oltre ai dazi, Bruxelles starebbe valutando anche strumenti più ampi, incluso l’uso dell’“Anti-Coercion Instrument”, un meccanismo senza precedenti pensato per rispondere a pressioni economiche esterne.

Diversi paesi europei, tra cui Germania, Francia e Svezia, hanno espresso solidarietà alla Danimarca e ribadito che la Groenlandia non è in vendita e la sua sovranità appartiene ai danesi e ai groenlandesi, non agli Usa. Il ministro olandese ha definito la tattica statunitense “ricatto commerciale”, mentre altri leader temono che l’azione di Washington possa fratturare la coesione della Nato.

Strategia Usa o mossa elettorale

Dietro alla strategia di Trump si legge una visione geopolitica netta: gli Stati Uniti mirano a consolidare la loro influenza nell’Artico, una regione di crescente interesse strategico, potenzialmente ricca di risorse naturali e punto nevralgico per le rotte commerciali e militari del futuro. Tuttavia, critici interni ed esterni sottolineano che il collegamento tra dazi commerciali e acquisizione territoriale è senza precedenti e privo di basi giuridiche consolidate.

Oltre alla reazione europea, anche parte dell’opinione pubblica statunitense e alcuni membri del Congresso hanno espresso scetticismo: un recente sondaggio Reuters/Ipsos indica che meno di uno statunitense su cinque supporta l’idea di acquisire la Groenlandia, complicando ulteriormente il quadro politico interno.

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Proteste e resistenze su più fronti

La proposta ha acceso anche le piazze. Migliaia di persone a Nuuk e in Danimarca hanno protestato contro l’idea di cedere o negoziare la sovranità della Groenlandia, con slogan contro l’ingerenza americana e a difesa dell’autodeterminazione dell’isola.

Il premier danese e i leader groenlandesi hanno ribadito che ogni decisione sul futuro dell’isola spetta ai suoi abitanti e che la Danimarca continuerà a sostenere fermamente l’integrità territoriale. Quest’ultimo punto è centrale non solo per motivi politici, ma anche perché la Groenlandia sta già facendo progressi verso una maggiore autonomia e potenziale indipendenza, complicando ulteriormente qualsiasi trattativa che non sia guidata dai groenlandesi stessi.

Le implicazioni geoeconomiche e il futuro delle relazioni transatlantiche

Il vero test per i mercati e la diplomazia sarà nelle prossime settimane, mentre i dazi annunciati sono fissati per entrare in vigore dal 1° febbraio. Se l’Europa e gli Stati Uniti non troveranno un terreno comune, l’escalation potrebbe intensificarsi, con rischi non solo per il commercio ma anche per accordi più ampi, inclusi quelli già negoziati tra Usa–Ue e Usa–Regno Unito nel 2025.

Un punto chiaro emerge: gli strumenti commerciali si stanno trasformando in leve di pressione geopolitica, con implicazioni che vanno ben oltre le tariffe, coinvolgendo sicurezza, alleanze e l’architettura stessa delle relazioni occidentali nel XXI secolo.

Mentre i leader europei e americani cercano di evitare una rottura completa, gli operatori dei mercati finanziari preparano scenari di stress test per asset e valute. Per molti analisti, questa è probabilmente solo la prima onda di uno tsunami geopolitico che potrebbe ridefinire le regole del commercio e della cooperazione internazionale nei prossimi anni.

18 Gennaio 2026
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