đ Vietati gli spot di âcibo spazzaturaâ per proteggere i bambini
La misura â che vieta spot televisivi di âcibo spazzaturaâ prima delle ore 21:00 e tutte le pubblicitĂ a pagamento online per prodotti poco salutari â è entrata in vigore dopo anni di dibattiti, ritardi e pressioni da parte di gruppi di salute pubblica e associazioni di cittadini.
Si tratta di un provvedimento che non ha precedenti per ampiezza e ambizione, progettato per ridurre lâesposizione dei piĂš piccoli a messaggi commerciali che, secondo esperti e dati ufficiali, influenzano pesantemente le scelte alimentari fin dallâinfanzia.
Una scelta etica e preventiva contro lâobesitĂ infantile
Secondo il governo britannico, le nuove regole potrebbero rimuovere fino a 7,2 miliardi di calorie dalle diete dei bambini ogni anno e prevenire circa 20.000 casi di obesitĂ infantile nelle nuove generazioni, alleggerendo nel lungo periodo la pressione sul sistema sanitario nazionale.
ÂŤQueste restrizioni sono un passo vitale per proteggere i bambini dallâesposizione pervasiva al marketing del junk foodÂť, afferma il Royal College of Paediatrics and Child Health.
Da tempo la comunitĂ scientifica mette in guardia sullâimpatto che la pubblicitĂ di alimenti poco salutari ha sui comportamenti alimentari dei minori: lâesposizione quotidiana a messaggi promozionali stimola preferenze per cibi ricchi di grassi e zuccheri, portando a un maggiore apporto calorico e aumentando il rischio di sovrappeso, obesitĂ , diabete e malattie cardiovascolari.

Etica prima della pubblicitĂ : i principi alla base della normativa
Oltre alla dimensione sanitaria, il governo britannico ha sottolineato il valore etico della decisione: limitare la pubblicitĂ non è solo protezione, ma anche difesa dellâautodeterminazione dei bambini, che ancora non possiedono gli strumenti cognitivi per comprendere e filtrare i messaggi commerciali come fanno gli adulti.
In parole semplici, si tratta di impedire un danno prima che si manifesti, piuttosto che affrontarne le conseguenze in termini di costi umani e sanitari.
Questa impostazione, secondo gli esperti, si collega a una visione piĂš ampia di salute pubblica che supera la responsabilitĂ individuale: per tutelare la salute dei piĂš vulnerabili â i bambini â è legittimo intervenire sulle dinamiche commerciali che incidono sulle abitudini alimentari quotidiane.
Sostenitori e critici: un equilibrio tra salute e libertĂ commerciale
Il provvedimento ha raccolto ampi consensi da parte delle organizzazioni di salute pubblica. La Diabetes UK ha espresso pieno supporto alla restrizione, defendendo che frenare la pubblicitĂ di alimenti poco salutari sia fondamentale per la prevenzione del diabete e di altre patologie legate alla dieta.
Tuttavia, non mancano critiche. Alcuni gruppi industriali e aziende del settore alimentare hanno espresso preoccupazioni circa gli effetti economici e lâefficacia dellâintervento, sottolineando che alcune forme di pubblicitĂ â come quelle legate ai marchi (brand advertising) â restano legali e possono ancora raggiungere i consumatori in maniera indiretta.
Esperti della Food Foundation avvertono che le aziende stanno giĂ orientando le strategie verso canali di marketing alternativi, come la sponsorizzazione sportiva o lâuso di influencer, per aggirare i nuovi limiti.

Oltre la Gran Bretagna: un possibile modello per altri Paesi
La decisione britannica si inserisce in un contesto piĂš ampio di spinte regolatorie internazionali contro la diffusione di alimenti ultra-processati e pubblicitĂ aggressive: lâOrganizzazione Mondiale della SanitĂ raccomanda politiche restrittive per proteggere i bambini dallâimpatto del marketing di cibi ricchi di grassi, sale e zuccheri.
In altre nazioni, come lâItalia, non esistono ancora norme cosĂŹ stringenti. Ă spesso il settore privato o le regolamentazioni auto-imposte dallâindustria a tentare di limitare la pubblicitĂ rivolta ai minori, con risultati giudicati da molti osservatori insufficienti rispetto allâentitĂ del problema.
Il modello britannico, pur con limiti e critiche, potrebbe diventare un punto di riferimento per future politiche in Europa e nel mondo, soprattutto laddove i tassi di obesitĂ infantile continuano ad aumentare.
Infine, restano aperte diverse questioni: come monitorare e contrastare le nuove forme di marketing? Fino a che punto è possibile bilanciare la libertà commerciale con la tutela della salute pubblica? I regolatori britannici stanno già lavorando a estendere le limitazioni anche alla pubblicità outdoor e altri spazi ancora non regolamentati.
Questa normativa, piĂš di ogni altra cosa, segna una svolta culturale: mette in discussione lâidea che ogni messaggio pubblicitario sia neutrale e sottolinea come, quando si tratta della salute delle nuove generazioni, lâinteresse collettivo debba prevalere sulle logiche di mercato.
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