12:40 pm, 17 Gennaio 26 calendario

🌐 Vietati gli spot di “cibo spazzatura” per proteggere i bambini

Di: Redazione Metrotoday
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La pubblicità del junk food in Gran Bretagna come scelta etica di salute pubblica e prevenzione dell’obesità infantile. Il Regno Unito ha introdotto una delle più ambiziose restrizioni sulla pubblicità di junk food mai adottate da un grande Paese occidentale, una mossa definita dal governo una scelta etica e sanitaria per tutelare i bambini da messaggi che spingono a consumare alimenti ad alto contenuto di zuccheri, grassi e sale.

La misura — che vieta spot televisivi di “cibo spazzatura” prima delle ore 21:00 e tutte le pubblicità a pagamento online per prodotti poco salutari — è entrata in vigore dopo anni di dibattiti, ritardi e pressioni da parte di gruppi di salute pubblica e associazioni di cittadini.

Si tratta di un provvedimento che non ha precedenti per ampiezza e ambizione, progettato per ridurre l’esposizione dei più piccoli a messaggi commerciali che, secondo esperti e dati ufficiali, influenzano pesantemente le scelte alimentari fin dall’infanzia.

Una scelta etica e preventiva contro l’obesità infantile

Secondo il governo britannico, le nuove regole potrebbero rimuovere fino a 7,2 miliardi di calorie dalle diete dei bambini ogni anno e prevenire circa 20.000 casi di obesitĂ  infantile nelle nuove generazioni, alleggerendo nel lungo periodo la pressione sul sistema sanitario nazionale.

«Queste restrizioni sono un passo vitale per proteggere i bambini dall’esposizione pervasiva al marketing del junk food», afferma il Royal College of Paediatrics and Child Health.

Da tempo la comunità scientifica mette in guardia sull’impatto che la pubblicità di alimenti poco salutari ha sui comportamenti alimentari dei minori: l’esposizione quotidiana a messaggi promozionali stimola preferenze per cibi ricchi di grassi e zuccheri, portando a un maggiore apporto calorico e aumentando il rischio di sovrappeso, obesità, diabete e malattie cardiovascolari.

Etica prima della pubblicitĂ : i principi alla base della normativa

Oltre alla dimensione sanitaria, il governo britannico ha sottolineato il valore etico della decisione: limitare la pubblicità non è solo protezione, ma anche difesa dell’autodeterminazione dei bambini, che ancora non possiedono gli strumenti cognitivi per comprendere e filtrare i messaggi commerciali come fanno gli adulti.

In parole semplici, si tratta di impedire un danno prima che si manifesti, piuttosto che affrontarne le conseguenze in termini di costi umani e sanitari.

Questa impostazione, secondo gli esperti, si collega a una visione più ampia di salute pubblica che supera la responsabilità individuale: per tutelare la salute dei più vulnerabili — i bambini — è legittimo intervenire sulle dinamiche commerciali che incidono sulle abitudini alimentari quotidiane.

Sostenitori e critici: un equilibrio tra salute e libertĂ  commerciale

Il provvedimento ha raccolto ampi consensi da parte delle organizzazioni di salute pubblica. La Diabetes UK ha espresso pieno supporto alla restrizione, defendendo che frenare la pubblicitĂ  di alimenti poco salutari sia fondamentale per la prevenzione del diabete e di altre patologie legate alla dieta.

Tuttavia, non mancano critiche. Alcuni gruppi industriali e aziende del settore alimentare hanno espresso preoccupazioni circa gli effetti economici e l’efficacia dell’intervento, sottolineando che alcune forme di pubblicità — come quelle legate ai marchi (brand advertising) — restano legali e possono ancora raggiungere i consumatori in maniera indiretta.

Esperti della Food Foundation avvertono che le aziende stanno già orientando le strategie verso canali di marketing alternativi, come la sponsorizzazione sportiva o l’uso di influencer, per aggirare i nuovi limiti.

Oltre la Gran Bretagna: un possibile modello per altri Paesi

La decisione britannica si inserisce in un contesto più ampio di spinte regolatorie internazionali contro la diffusione di alimenti ultra-processati e pubblicità aggressive: l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda politiche restrittive per proteggere i bambini dall’impatto del marketing di cibi ricchi di grassi, sale e zuccheri.

In altre nazioni, come l’Italia, non esistono ancora norme così stringenti. È spesso il settore privato o le regolamentazioni auto-imposte dall’industria a tentare di limitare la pubblicità rivolta ai minori, con risultati giudicati da molti osservatori insufficienti rispetto all’entità del problema.

Il modello britannico, pur con limiti e critiche, potrebbe diventare un punto di riferimento per future politiche in Europa e nel mondo, soprattutto laddove i tassi di obesitĂ  infantile continuano ad aumentare.

Infine, restano aperte diverse questioni: come monitorare e contrastare le nuove forme di marketing? Fino a che punto è possibile bilanciare la libertà commerciale con la tutela della salute pubblica? I regolatori britannici stanno già lavorando a estendere le limitazioni anche alla pubblicità outdoor e altri spazi ancora non regolamentati.

Questa normativa, più di ogni altra cosa, segna una svolta culturale: mette in discussione l’idea che ogni messaggio pubblicitario sia neutrale e sottolinea come, quando si tratta della salute delle nuove generazioni, l’interesse collettivo debba prevalere sulle logiche di mercato.

17 Gennaio 2026 ( modificato il 15 Gennaio 2026 | 12:55 )
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