10:22 am, 17 Gennaio 26 calendario

🌐 Trump congela attacco USA: frenata improvvisa nella crisi iraniana

Di: Redazione Metrotoday
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Nel culmine di una nuova escalation tra Iran e USA, il presidente Donald Trump congela l’attacco dopo segnali di sospensione di 800 esecuzioni e pressioni diplomatiche internazionali. Mentre Tel Aviv chiede prudenza, il rischio di conflitto resta alto.

La crisi Usa-Iran prende una piega cauta

Nelle ultime ore, la tensione tra Stati Uniti e Iran — che aveva raggiunto un picco di allerta con la minaccia di un intervento militare statunitense contro Teheran — sembra temporaneamente allentarsi. La Casa Bianca ha confermato che il presidente Donald Trump ha deciso di congelare l’attacco USA all’Iran, dopo aver ricevuto segnali da fonti interne alla Repubblica Islamica che, stando alle informazioni, circa 800 esecuzioni che avrebbero dovuto essere eseguite in Iran sono state fermate.

🗣️ Secondo la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, gli Stati Uniti “continueranno a monitorare la situazione”, pur precisando che tutte le opzioni restano sul tavolo qualora Teheran riprenda con atti di repressione o violenze contro i manifestanti.

È un dietrofront che unisce timori strategici e pressioni diplomatiche, con prospettive di escalation militare ridotte almeno per ora, mentre le discussioni regionali e internazionali si intensificano.

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Le ragioni del congelamento: stop alle esecuzioni e segnali diplomatici

📌 La decisione di Trump di congelare l’attacco USA arriva in un momento in cui la situazione interna in Iran — duramente scossa da mesi di proteste e repressione — sembra aver subito una battuta d’arresto sul fronte della violenza di Stato. Secondo la Casa Bianca, le esecuzioni programmate sono state sospese dal regime di Teheran, dando quella che è stata definita una “notizia positiva” al presidente statunitense.

Nel frattempo, l’Iran ha riaperto il proprio spazio aereo internazionale, segnalando una possibile riduzione delle tensioni rispetto allo scenario di pochi giorni fa.

Questa mossa di Trump si colloca in un contesto di diplomazia multilaterale particolarmente intensa: numerosi Paesi arabi — tra cui Arabia Saudita, Qatar, Oman ed Egitto — avrebbero spinto congiuntamente Washington a rinviare o evitare un attacco militare che potrebbe destabilizzare ulteriormente l’intera regione.

As Trump Threatens Iran Strikes, Netanyahu Sees Golden Opportunity

Netanyahu e gli alleati: chi ha convinto Trump a fermarsi

Il ruolo di Israele e in particolare del premier Benjamin Netanyahu è stato centrale nella dinamica degli ultimi giorni. Secondo fonti citate dal New York Times, Netanyahu avrebbe chiesto a Trump di posticipare l’eventuale attacco militare contro l’Iran, dopo che la Casa Bianca aveva ricevuto segnali di sospensione delle esecuzioni e di possibile de-escalation.

Questa richiesta riflette la complessità degli equilibri nel fronte anti-Tehran, con Tel Aviv che — pur considerandosi minacciata dal programma iraniano — sembra aver optato per maggiore prudenza nei confronti di una guerra aperta che potrebbe avere conseguenze drammatiche sul fronte interno e regionale.

La situazione in Iran: proteste e repressione

L’Iran è scosso da profonde tensioni interne da mesi, con proteste popolari che hanno visto un’accelerazione dopo la rigida repressione attuata dalle forze di sicurezza. Secondo rapporti delle Nazioni Unite, nel corso del 2025 e all’inizio del 2026 migliaia di persone sono state uccise durante le manifestazioni, rendendo la crisi interna la più grave dal 1979.

Trump e funzionari dell’amministrazione americana avevano minacciato un intervento militare diretto qualora Teheran avesse ripreso le esecuzioni di manifestanti, presentando la protezione dei diritti umani come una delle motivazioni per un possibile attacco.

Tuttavia, l’impressione è che finora gli Stati Uniti abbiano optato per un approccio più cauto, cercando di bilanciare la pressione interna sul regime iraniano con la necessità di evitare un conflitto armato su larga scala.

Pressioni internazionali e paura di destabilizzazione regionale

Le principali potenze della regione sono intervenute con urgenza nelle ultime ore per dissuadere Washington dall’azione militare. Le monarchie del Golfo Persico, tradizionali partner degli Stati Uniti, hanno espresso preoccupazioni profonde per il rischio di un’escalation che potrebbe ripercuotersi sull’economia globale, soprattutto sul mercato del petrolio e del gas, e sulla sicurezza delle infrastrutture civili e militari.

Per contro, alcuni esponenti politici negli Stati Uniti, come il senatore Lindsey Graham, hanno criticato apertamente le dichiarazioni secondo cui Paesi arabi avrebbero convinto Trump a ripensare l’attacco, definendo tali pressioni “oltre che disturbanti, un possibile tradimento degli interessi americani”.

Guerra congelata e tregua fragile

Il congelamento dell’attacco USA non significa automaticamente la fine della crisi. Gli Stati Uniti mantengono nuove sanzioni economiche su alti funzionari iraniani accusati di aver orchestrato la repressione violenta dei manifestanti e continuano a tenere aperte tutte le opzioni in caso di nuovo deterioramento della situazione.

Parallelamente, l’Iran, pur avendo fermato formalmente le esecuzioni, ha ribadito in passato di non accettare alcuna interferenza straniera nelle proprie questioni interne e di essere pronto a rispondere con forza ad ogni attacco esterno.

Una crisi globale con il fiato sospeso

La decisione di Trump di congelare l’attacco USA all’Iran definisce solo una pausa in quella che resta una delle crisi diplomatiche e strategiche più complesse del panorama internazionale recente. Con pressioni regionali, timori economici globali, proteste interne all’Iran e l’incertezza sulle reali intenzioni di Teheran, il mondo resta in attesa di ulteriori sviluppi.

17 Gennaio 2026 ( modificato il 16 Gennaio 2026 | 20:28 )
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