🌐 Digiuno intermittente e cervello: svelato il segreto biochimico
Uno studio internazionale guidato dall’Università di Pisa ha identificato nel succinato — un metabolita del metabolismo energetico — il meccanismo biochimico che collega il digiuno intermittente alla salute del cervello. La scoperta, pubblicata su Acta Physiologica, apre la strada a prospettive nutrizionali e farmacologiche per la prevenzione del declino cognitivo e dei disturbi dell’umore associati all’obesità.
Quando si parla di digiuno intermittente, molte persone pensano subito alla perdita di peso o alla gestione metabolica. Tuttavia, le più recenti evidenze scientifiche suggeriscono che gli effetti di questo regime alimentare vanno ben oltre l’estetica e la bilancia: influenzano profondamente la salute cerebrale, con implicazioni potenzialmente importanti per la prevenzione delle malattie neurodegenerative e dei disturbi dell’umore.
Un nuovo studio, coordinato da un team italiano di ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna, dell’Università di Pisa e dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR, in collaborazione con la University of California Irvine, ha rivelato il ruolo chiave del succinato — un metabolita del ciclo di Krebs — nel collegare i benefici del digiuno intermittente al cervello. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Acta Physiologica, e segna un passo avanti nella comprensione dei meccanismi molecolari che regolano il rapporto tra metabolismo e funzione cerebrale.
🗣️ “Questo studio dimostra che non è solo la perdita di peso a spiegare i benefici cognitivi del digiuno intermittente, ma processi biochimici specifici che coinvolgono la comunicazione tra metabolismo e cervello,” spiega Paola Tognini, una delle coordinatrici della ricerca.

Oltre la bilancia: cos’è il succinato e perché conta
Il succinato è un composto intermedio del ciclo di Krebs, il processo fondamentale attraverso cui le cellule producono energia. Tradizionalmente considerato un semplice marcatore metabolico, oggi questa molecola si rivela un vero e proprio messaggero biochimico capace di influenzare la comunicazione tra organismo e sistema nervoso centrale.
Nel nuovo studio, i ricercatori hanno confrontato tre gruppi di modelli sperimentali di obesità indotta da dieta ricca di grassi: uno sottoposto a digiuno intermittente, uno a dieta bilanciata quotidiana e uno con dieta ricca di grassi. I risultati hanno mostrato che, mentre tutti e tre i regimi alimentari portano a una certa riduzione del peso e della massa grassa, solo il digiuno intermittente è associato a un significativo miglioramento del comportamento esplorativo e a una diminuzione dei livelli di ansia, effetti correlati alla riduzione dell’infiammazione nel cervello.
Analisi metabolomiche hanno evidenziato una firma biochimica distintiva del digiuno intermittente:
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Riduzione dei livelli di succinato nel plasma sanguigno;
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Aumento del succinato nel fegato e nel tessuto adiposo bruno.
Questa distribuzione, spiegano gli autori, appare fondamentale per modulare la risposta neuroinfiammatoria e migliorare la funzione cerebrale.
Il “segreto” del digiuno può replicarsi anche senza digiuno
In un esperimento chiave, il gruppo di ricerca ha somministrato succinato direttamente, senza che i soggetti sperimentali seguissero il regime di digiuno intermittente. La somministrazione da sola è riuscita a riprodurre gran parte degli effetti positivi osservati — in particolare la diminuzione dell’ansia e i cambiamenti comportamentali — come se fosse il vero “segreto” del digiuno intermittente.
Questo risultato suggerisce che il beneficio neurobiologico non dipende esclusivamente dalla restrizione calorica, ma dal modo in cui il metabolismo cellulare e i segnali biochimici comunicano con il cervello.

Infiammazione cerebrale, obesità e funzione cognitiva
Da anni la letteratura scientifica collega l’obesità a un aumento dell’infiammazione nel cervello, con effetti negativi sulla neuroplasticità, sulla memoria e sull’umore. Un influsso cronico di citochine pro‑infiammatorie è associato a un maggiore rischio di disturbi cognitivi, neurodegenerativi e neuropsichiatrici.
Il digiuno intermittente, secondo gli autori, può invertire in parte questi effetti, grazie alla modulazione dei metaboliti come il succinato. Questa scoperta si inserisce in un quadro più ampio di ricerche che mostrano come il digiuno può influenzare processi biochimici nel cervello, migliorare l’autofagia (la capacità cellulare di “ripulire” componenti danneggiati) e potenziare i processi adattativi delle cellule nervose.
Il digiuno intermittente nella letteratura scientifica
La comunità scientifica ha da tempo studiato gli effetti cognitivi del digiuno intermittente. Rassegne di letteratura evidenziano che questo regime alimentare può influenzare processi come la neurogenesi nell’ippocampo, la plasticità sinaptica e l’espressione di fattori neurotrofici come il Brain-Derived Neurotrophic Factor (BDNF) — un importante regolatore della salute neuronale e della memoria.
Altri studi sperimentali mostrano che l’alimentazione a intervalli può facilitare la rigenerazione di neuroni nell’ippocampo e migliorare funzioni cognitive associate alla memoria a lungo termine.
Diversi modelli animali e ricerche cliniche suggeriscono inoltre che il digiuno intermittente può avere effetti neuroprotettivi anche in condizioni patologiche come il diabete associato al declino cognitivo, potenziando la biogenesi mitocondriale e la resilienza cellulare.

Potenziali applicazioni cliniche
La scoperta del ruolo del succinato offre nuove e affascinanti prospettive: arrivare a una modulazione mirata di questo metabolita potrebbe diventare una strategia nutrizionale o farmaceutica per proteggere il cervello nelle persone con obesità o a rischio di malattie neurodegenerative.
Secondo i ricercatori, questa linea di ricerca potrebbe portare allo sviluppo di nuovi trattamenti che non richiedono un rigido regime di digiuno, ma che sfruttano la modulazione di segnali biochimici specifici per ottenere benefici cognitivi e psicologici.
“Potremmo un giorno avere approcci personalizzati che combinano nutrizione, stile di vita e farmaci per massimizzare la salute cerebrale,” afferma il team italiano.
Una nuova visione del rapporto tra dieta e cervello
La scoperta del **“segreto biochimico” del digiuno intermittente — il succinato — rappresenta un salto in avanti significativo nella comprensione del legame tra alimentazione e funzionamento cerebrale. Non si tratta solo di perdere peso: è emerso un meccanismo che collega direttamente il metabolismo energetico alla salute del cervello, con implicazioni che vanno dalla prevenzione dei disturbi cognitivi alla possibile modulazione farmacologica di processi infiammatori e psicologici
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