🌐 Iran, oltre 10.700 arresti: Trump dazi del 25%
Un Paese in tumulto: proteste, repressione e arresti di massa
Negli ultimi giorni, l’Iran è stata teatro di una delle più estese ondate di protesta degli ultimi decenni. Le manifestazioni, iniziate alla fine di dicembre 2025 per motivi economici — tra cui la svalutazione della moneta locale e il disagio sociale crescente — si sono rapidamente trasformate in una sfida più ampia al regime della Repubblica islamica. Le autorità hanno reagito con durezza, utilizzando forze di sicurezza per reprimere i cortei e silenziare il dissenso. Secondo gruppi per i diritti umani e osservatori internazionali, sono oltre 10.700 gli arresti effettuati finora tra manifestanti, attivisti e cittadini sospettati di fomentare il malcontento, in un clima di tensione e paura.
Le autorità iraniane, pur non fornendo numeri ufficiali completi, hanno dichiarato che gli arresti fanno parte di uno sforzo per ripristinare l’ordine ed evitare che le proteste degenerino in caos, accusando presunti “agenti stranieri” di alimentare il malcontento. In alcune città — secondo rapporti non confermati ufficialmente — le forze di sicurezza avrebbero utilizzato armi da fuoco e mezzi pesanti per disperdere la folla, un’escalation che ha attirato condanne internazionali.

La risposta di Washington: dazi del 25% per isolare Teheran
In questo contesto turbolento, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato una misura economica senza precedenti: l’imposizione di dazi doganali del 25% su tutte le transazioni tra Washington e qualsiasi paese che continui a commerciare con l’Iran.
La decisione, comunicata attraverso un post su Truth Social — la piattaforma social preferita dal 45° presidente Usa — è stata definita «definitiva e vincolante», un segnale di ferma volontà di usare strumenti economici come leva di pressione sull’Iran e sui suoi alleati commerciali. Secondo il provvedimento, qualsiasi Stato che mantenga relazioni economiche con Teheran rischia di vedere le proprie esportazioni verso gli USA gravate da un dazio extra del 25%, a meno che non interrompa immediatamente tali rapporti.
La logica ufficiale di Washington è duplice: da un lato colpire l’economia iraniana già in difficoltà per scoraggiare il regime dalla repressione interna, dall’altro isolare Teheran diplomaticamente, inducendo i partner commerciali a rivedere i propri legami economici. Gli Stati Uniti sostengono che questa pressione economica sia necessaria per proteggere i diritti umani e fermare la violenza contro i civili, pur lasciando aperti canali diplomativi nel lungo periodo.
Un effetto a catena: globalizzazione sotto choc
La mossa di Trump non colpisce soltanto l’Iran. Il paese mediorientale intrattiene relazioni commerciali con un ampio numero di nazioni: secondo dati della Banca Mondiale e dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, l’Iran commercerebbe con oltre 140 paesi, esportando soprattutto petrolio e prodotti energetici, e importando beni tecnologici, macchinari e prodotti agricoli.
Tra i principali partner ci sono Cina, India, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Iraq, Pakistan e diversi paesi europei. In particolare, la Cina assorbe la maggior parte delle esportazioni petrolifere iraniane, pari a oltre l’80% dell’output destinato all’estero, facendo di Pechino il primo cliente di Teheran.
La reazione cinese è stata immediata: Pechino ha dichiarato che difenderà “con decisione i propri diritti e interessi legittimi” di fronte alle nuove tariffe USA, sottolineando che “non ci sono vincitori nelle guerre tariffarie”.
Analisti economici avvertono che la misura potrebbe avere effetti dirompenti: un dazio aggiuntivo del 25% sui rapporti commerciali con le principali economie globali rischia di alterare catene di approvvigionamento, aumentare i costi delle importazioni per i consumatori e ridefinire alleanze strategiche. Nel breve periodo, le borse mondiali potrebbero reagire con volatilità, mentre i paesi coinvolti si troverebbero costretti a scegliere tra vantaggi economici e costi geopolitici.

Le implicazioni geopolitiche
L’annuncio dei dazi del 25% rientra in un periodo di forti tensioni internazionali. Da un lato, le proteste in Iran rappresentano una sfida diretta alla leadership clericale, mentre la repressione ha esacerbato il confronto con l’Occidente. Dall’altro, gli Stati Uniti, pur affermando di non cercare uno scontro diretto, non escludono strumenti diversi dall’economia per supportare la causa dei manifestanti. Trump ha più volte ribadito che “l’aiuto sta arrivando”, suggerendo possibili opzioni non solo economiche ma anche politiche e diplomatiche.
La tensione tra Washington e Pechino — già al centro di un fragile equilibrio commerciale dopo una recente tregua su tariffe e dispute — rischia di riaccendersi: l’imposizione di dazi contro i partner dell’Iran, molti dei quali sono anche partner strategici della Cina, potrebbe compromettere accordi multilaterali e spingere a contromisure economiche o politiche da parte di Pechino.
Le reazioni della comunità internazionale sono state contrastanti. Alcuni partner europei hanno espresso preoccupazione per le ripercussioni sui mercati globali e la legalità delle tariffe, mentre altri paesi hanno condannato la repressione in Iran e invitato alla de-escalation. La questione delle sanzioni e dei dazi imposti dagli USA solleva inoltre interrogativi sulla compatibilità con le regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), nonché sulle possibili ripercussioni normative nei tribunali internazionali.

Un conflitto che si amplia
Il clima interno in Iran resta grave. Oltre agli arresti di massa, gruppi indipendenti per i diritti umani segnalano un numero crescente di vittime nelle manifestazioni, facendo temere che la repressione possa aggravarsi ulteriormente se il regime si sentirà minacciato dall’isolamento economico e diplomatico. La precarietà economica, combinata con l’espansione delle sanzioni e ora dei dazi USA, potrebbe alimentare ulteriori ondate di protesta, complicando qualsiasi tentativo di stabilizzazione del paese.
Mentre il mondo osserva, la situazione in Iran e le ripercussioni internazionali della mossa di Trump restano in evoluzione. I dazi del 25% ai partner commerciali di Teheran non sono soltanto una misura economica: sono un segnale politico di una strategia volta a isolare il regime, influenzare dinamiche interne ed esterne, e ridefinire gli assetti geopolitici.
Se altri paesi decideranno di resistere alle pressioni americane, potremmo assistere a un nuovo capitolo di tensioni commerciali e diplomatiche che coinvolgerà grandi potenze come USA, Cina e Unione Europea. Anche il futuro interno dell’Iran — tra aspirazioni popolari e controllo autoritario — sarà determinante per il destino della regione mediorientale e delle relazioni internazionali nel prossimo decennio.
© RIPRODUZIONE RISERVATA







