11:00 am, 13 Gennaio 26 calendario

🌐 Riscritta l’origine dei cavalli e la storia sull’evoluzione equina

Di: Redazione Metrotoday
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Le ultime ricerche scientifiche riscrivono l’origine dei cavalli e gettano nuova luce sulla loro evoluzione, domesticatione e diffusione. Grazie all’analisi di antichi genomi, emerge un quadro più complesso e dinamico, che supera le vecchie narrazioni sulla comparsa e il ruolo dei cavalli nella storia umana.

Un racconto millenario che cambia volto

La storia evolutiva dei cavalli, da sempre intrecciata con quella dell’umanità, è oggetto di una profonda revisione scientifica. Per decenni gli studiosi hanno sostenuto che l’addomesticamento del cavallo e la sua diffusione nel mondo fossero eventi lineari e ben circoscritti in tempo e spazio. Tuttavia, una serie di recenti studi sta riscrivendo l’origine dei cavalli e ampliando radicalmente la nostra comprensione di come questi animali si siano evoluti, spostati e trasformati nel corso di milioni di anni.

La scienza moderna decodifica l’albero genealogico equino

L’evoluzione antica dell’Equus

Gli antenati dei cavalli risalgono a decine di milioni di anni fa, passando da piccoli mammiferi di foresta a grandi corridori delle pianure aperte europee e asiatiche. La specie moderna che conosciamo oggi, Equus ferus caballus, è il risultato di un lungo processo evolutivo iniziato tra i 55 e i 45 milioni di anni fa.

Negli ultimi anni la paleogenetica ha conquistato un ruolo centrale nello studio dell’origine dei cavalli: analisi di DNA antico hanno permesso di ricostruire non solo le tappe fondamentali della loro evoluzione, ma anche le dinamiche di spostamento tra continenti.

Una recente ricerca internazionale, pubblicata su Science, ha rivelato che i cavalli migrarono più volte tra Eurasia e Americhe durante il Pleistocene tardivo, mostrando un pattern di migrazioni bidirezionali e risposte legate al clima preistorico molto più complesse di quanto si pensasse.

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Il nodo della domesticazione: dove e quando?

Rimessa in discussione la storia convenzionale

Per oltre un secolo, gli studiosi hanno suggerito date e luoghi diversi per l’addomesticamento dei cavalli. Quando e come gli esseri umani iniziarono a domare equini selvatici ha implicazioni dirette sulla comprensione di mobilità, commercio e guerre nell’antichità.

Fino a tempi recenti, una narrativa diffusa collocava l’inizio dell’addomesticamento tra il 5.000 e il 6.000 anni fa nelle steppe dell’Asia centrale. Ma progressi nelle tecniche di sequenziamento del DNA e l’analisi comparata di centinaia di genomi antichi stanno cambiando questo quadro.

Il ruolo cruciale della steppa euroasiatica

Numerose analisi genetiche di grande scala indicano che il cavallo moderno domestico emerge dalle steppe a ovest del Mar Caspio (odierna Russia meridionale e Ucraina) circa 4.200 anni fa, da una singola linfa genetica che si espanse rapidamente in Eurasia.

Questa scoperta suggerisce che, contrariamente alle teorie precedenti che postulavano domesticationi multiple e diffuse, un’unica linea equina, dotata di specifiche mutazioni genetiche legate a docilità e struttura fisica, potrebbe essere all’origine della maggior parte dei cavalli domestici conosciuti.

Il ruolo delle mutazioni e dell’interazione umana

Uno degli aspetti più affascinanti delle ricerche recenti riguarda l’importanza delle mutazioni genetiche che hanno reso i cavalli più docili e adatti al trasporto umano.

Studi condotti da team internazionali hanno identificato varianti genetiche chiave — tra cui modifiche al gene GSDMC — che potrebbero aver facilitato la stabilità e la resistenza delle vertebre, rendendo gli equini capaci di sostenere un cavaliere e quindi rivoluzionare la mobilità umana nel mondo antico.

Queste scoperte non solo confermano l’importanza della selezione umana, ma suggeriscono anche che la domesticazione non è stata un evento isolato: l’interazione tra genetica, clima e cultura umana ha modellato il cavallo come lo conosciamo oggi.

Impatti sulla storia e sulla cultura umana

La domesticazione dei cavalli ha avuto un impatto profondo sulla storia dell’umanità, promuovendo la diffusione di culture, il commercio e persino la diffusione linguistica attraverso rotte migratorie. Il cavallo ha permesso agli esseri umani di coprire grandi distanze, dominare territori e trasformare paesaggi sia fisicamente sia socialmente.

Eppure, mentre il nuovo quadro scientifico affina la nostra comprensione di quando e come è avvenuto questo processo, emergono anche testimonianze e testimonianze orali che riconoscono ruoli e pratiche al di fuori delle narrazioni scientifiche tradizionali.

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Conseguenze per archeologia ed etnografia

Le nuove scoperte non solo riscrivono l’origine dei cavalli, ma pongono domande su come interpretiamo reperti e simbologie equine in siti archeologici in tutto il mondo.

È possibile — secondo alcuni esperti — che la domesticazione sia stata una rete di processi connessi culturalmente e geneticamente, piuttosto che un singolo evento isolato. Questo approccio rispecchia un’interpretazione più ampia della storia umana come un mosaico di relazioni ecologiche e biologiche.

Una storia meno lineare e più ricca

Oggi sappiamo che la strada di domesticazione e diffusione dei cavalli è più intricata di quanto si pensasse: una narrazione stratificata, plasmata da mutazioni genetiche, scambi culturali, migrazioni e adattamenti climatici. Le recenti ricerche suggeriscono che il cavallo moderno sia nato da una singola linfa genetica che si è imposta tramite selezione naturale e artificiale, riscrivendo l’origine dei cavalli e ridefinendo il ruolo di questo animale nella civiltà umana.

Per ora, la scienza continua a scavare, sequenziare e ricollegare i pezzi di questo affascinante puzzle evolutivo — e ogni nuova scoperta promette di trasformare ancora una volta la nostra visione del passato.

13 Gennaio 2026
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