7:31 am, 9 Gennaio 26 calendario

🌐 Eredi Del Vecchio gli affari della più grande fortuna in Italia

Di: Redazione Metrotoday
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Superyacht, hedge fund, palazzi da centinaia di milioni e residenze esotiche: mentre l’Italia brinda al Capodanno 2026, gli eredi Del Vecchio sono al centro di uno dei casi più complessi e ricchi della finanza e dell’imprenditoria italiana recente. La gestione di un patrimonio ereditato dal fondatore di Luxottica e trasformato in holding internazionale – Delfin – è diventata al contempo simbolo di successo e terreno di tensioni che riverberano ben oltre i confini familiari.

Leonardo Del Vecchio, nato da umili origini e diventato col tempo il più grande imprenditore italiano nel settore dell’occhialeria, ha lasciato alla morte nel giugno 2022 un conglomerato di asset industriali, finanziari e immobiliari dall’enorme valore economico. Alla sua scomparsa, il patrimonio complessivo stimato, legato perlopiù alla holding familiare Delfin, ammontava a decine di miliardi di euro, consolidando una delle più grandi ricchezze individuali e familiari mai viste nel panorama nazionale.

La holding Delfin: cuore della fortuna e centro di affari

📌  Al centro della partita patrimoniale c’è Delfin S.à r.l., società lussemburghese fondata dallo stesso Del Vecchio nel 2006 per concentrare le partecipazioni industriali e finanziarie del gruppo di famiglia. Con asset stimati oltre 55 miliardi di euro alla fine del 2025, Delfin detiene quote significative in società italiane e internazionali: dal 32% di EssilorLuxottica, il colosso mondiale dell’occhialeria, a quote in istituti finanziari come MediobancaGenerali e nel gruppo bancario UniCredit, oltre a investimenti nel real estate con Covivio.

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Nonostante l’eredità sia stata divisa in otto quote uguali (ciascuna pari al 12,5%) tra i figli del magnate, la sua seconda moglie, Nicoletta Zampillo, e il figlio di quest’ultima da un precedente matrimonio, le regole statutarie di Delfin richiedono una larghissima maggioranza – di fatto unanimità – per qualunque decisione strategica straordinaria. Questa struttura, voluta dal fondatore stesso, mira a preservare l’unità del patrimonio e la stabilità gestionale: un regolatore silenzioso che continua a governare la holding anche dopo la sua scomparsa.

Gli eredi: tra responsabilità, investimenti e contese

Otto eredi e altrettante traiettorie personali caratterizzano oggi la governance e la gestione dei beni ereditati:

  • Claudio Del Vecchio, il figlio maggiore, gestisce la sua quota attraverso Cdv Holdings, con un pacchetto importante in Delfin e investimenti autonomi, tra cui un palazzo da uffici a Manhattan venduto per circa 160 milioni di dollari. 

  • Paola Del Vecchio ha spostato la sua residenza nel Peloponneso, dove controlla investimenti immobiliari e, secondo ambienti finanziari, avrebbe recentemente acquistato un superyacht di lusso costruito dalla storica cantieristica italiana Baglietto. 

  • Luca Del Vecchio, 24 anni, muove i primi passi nel mondo finanziario in partnership con il figlio di Umberto Smaila, creando una holding con sede a Londra e un hedge fund alle Isole Vergini, segnale di una nuova generazione che sperimenta vie indipendenti dentro e fuori il perimetro familiare. 

  • Leonardo Maria Del Vecchio, oltre alla quota ereditaria, ha già intrapreso una vita imprenditoriale attiva. Attraverso il suo family office – Lmdv Capital –, ha acquisito un’importante quota nel quotidiano italiano Il Giornale (30%), diversificando così i suoi interessi tra finanza, media e strategia industriale. 

  • Rocco Basilico, figlio di Nicoletta Zampillo e di un banchiere, residente tra le colline di Hollywood e Malibu con proprietà immobiliari milionarie, ha recentemente costituito una holding lussemburghese. Pur non essendo ancora un centro attivo di affari, rappresenta un tassello del mosaico patrimoniale familiare e delle ambizioni personali all’interno di un contesto più ampio. 

  • Luciana Nervo, prima moglie di Del Vecchio ma non parte dell’eredità diretta, detiene comunque un portafoglio significativo di azioni EssilorLuxottica attraverso la sua holding Lunem, con asset che includono immobili in Lussemburgo e partecipazioni finanziarie di rilievo. 

Queste traiettorie, se da un lato testimoniano la diversificazione e la ricchezza dei singoli rami della famiglia, dall’altro rivelano i potenziali motivi di attrito che caratterizzano molte grandi eredità: interessi personali, esigenze di autonomia e, non meno importante, il rapporto con la visione strategica collettiva ereditata dal fondatore.

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Tra stabilità e dinamiche familiari

La governance di Delfin, affidata a professionisti come il presidente Francesco Milleri e l’amministratore delegato Romolo Bardin, ha avuto un ruolo chiave nel mantenere coesa la holding, cercando di conciliare visioni divergenti senza frammentare l’enorme patrimonio. Secondo analisti economici, l’aumento della capitalizzazione di Delfin nel triennio 2022‑2025 – stimato in oltre il 60% – è indicativo di una macchina patrimoniale capace di crescere malgrado le tensioni interne e gli scenari globali incerti.

Ma la questione principale resta: come gestire una “fortuna” che non è solo un insieme di asset finanziari, ma anche un’eredità familiare e culturale? La necessità di unanimità per decisioni strategiche ha finora funzionato da freno contro eventuali spaccature, ma rischia di generare blocchi operativi laddove le ambizioni individuali diverggono da quelle collettive.

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Il grande lascito e il suo impatto sul sistema Italia

Che cosa significa che la più grande fortuna mai lasciata in Italia rimanga in mani familiari? Sul piano economico, la concentrazione di quote rilevanti in società strategiche – dalla moda e design alla finanza – mantiene la famiglia Del Vecchio tra i poli decisionali dell’economia italiana contemporanea, al pari di altre dinastie storiche. Secondo una classifica di patrimonio dei privati italiani del 2025, gli otto membri della famiglia figurano tra i nomi più ricchi della Penisola, attestando il peso economico e simbolico di questo lascito.

Sul piano sociale, però, resta un dibattito aperto: quanto conta oggi, in un paese come l’Italia con crescenti disuguaglianze, il ruolo di grandi patrimoni familiari? E quale modello di responsabilità pubblica e privata dovrebbero incarnare eredi così potentemente dotati di risorse? Nell’era globale dei capitali e dei family office, il caso Del Vecchio rappresenta un banco di prova per chi guarda ai grandi patrimoni non solo come a riserve di valore, ma anche come leve di futuro economico e innovazione sociale.

9 Gennaio 2026 ( modificato il 7 Gennaio 2026 | 23:37 )
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