🌐 Cabinet Office accusato di coprire documenti sulla morte di Diana
La natura di questo ritiro ha sollevato un coro di critiche provenienti da attivisti per la trasparenza, commentatori politici e gruppi repubblicani, che vedono in questa operazione non un incidente isolato ma un sintomo di come, a loro giudizio, le istituzioni britanniche continuino a privilegiare la monarchia rispetto al diritto pubblico di conoscenza.

File ritirati e informazioni sensibili
📌 Secondo quanto emerge dalle bozze di documenti viste dalla stampa prima del loro ritiro, tra i contenuti oggetto della discussione vi erano verbali del No. 10 Downing Street del 2004 e 2005 riguardanti visite ufficiali della famiglia reale e le spese di viaggio del principe Andrew come rappresentante commerciale del Regno Unito. Sembra che nel testo fosse inclusa una nota su un trasferimento di fondi pari a circa £90.000 per coprire costi non previsti.
Ma più sensibile agli occhi dell’opinione pubblica è stata la presenza — seppur non ancora resa pubblica integralmente — di riferimenti alla morte di Diana e ai momenti immediatamente successivi all’incidente di Parigi del 31 agosto 1997. Diana morì in un tragico incidente stradale nel tunnel del Pont de l’Alma, mentre il suo compagno Dodi Fayed e l’autista Henri Paul persero anch’essi la vita. L’evento scatenò un’ondata di shock internazionale, proteste contro la tabloidizzazione della vita privata dei reali e anni di teorie alternative sulla dinamica dell’incidente.
Tra i documenti che sono stati precedentemente pubblicati e poi ritirati, secondo le prime ricostruzioni, ci sarebbe anche una comunicazione riservata tra l’allora primo ministro Tony Blair e il presidente francese Jacques Chirac, relativa alle reazioni dei due governi nelle ore immediatamente successive alla tragedia. Il rifiuto di rilasciare tale memo è stato giustificato da funzionari governativi con il timore che la pubblicazione potesse limitare la franchezza di future conversazioni diplomatiche.

Tra trasparenza e privilegi reali
La decisione del Cabinet Office ha rapidamente attirato critiche nette. Graham Smith, direttore di Republic, un’organizzazione britannica che promuove l’abolizione della monarchia, ha definito inaccettabile qualsiasi forma di eccezione reale alla regola di trasparenza pubblica. Per Smith, i ritiri non sarebbero dovuti, e «la famiglia reale non dovrebbe godere di alcuna esenzione dalla pubblicazione dei documenti pubblici».
Commentatori politici di diversi schieramenti hanno evidenziato come questo episodio non sia isolato. Negli ultimi decenni, diverse fonti e investigazioni hanno portato alla luce casi in cui documenti relativi alla famiglia reale sono stati trattati con discrezione particolare, spesso giustificati con ragioni di stato o sensibilità diplomatiche. Per molti critici, però, la somma di questi episodi alimenta un sospetto diffuso di trasparenza manchevole e protezione istituzionale dei privilegi monarchici.
Un caso analogo nel recente passato riguarda i file legati a opinioni interne del governo sugli avvenimenti che precedettero e seguirono l’intervista rilasciata dalla stessa Diana alla BBC nel 1995, controversa non solo per i contenuti ma anche per le modalità con cui furono ottenuti dal giornalista Martin Bashir, che successivamente fu al centro di un’indagine per uso di documenti falsificati.
Diana, le indagini passate e i restauri narrativi
La figura di Diana non è mai uscita definitivamente dal dibattito pubblico britannico. Nel 2004 fu avviata Operation Paget, un’inchiesta della polizia metropolitana sul cosiddetto “caso Diana”, che aveva lo scopo di investigare le teorie del complotto sulla sua morte. L’inchiesta, conclusasi con un verdetto di unlawful killing per negligenza del conducente e dei paparazzi, è stata vista da alcuni come un tentativo di chiudere definitivamente la questione, ma per altri resta insufficiente rispetto ai dubbi e alle ombre che circondano l’evento. Negli ultimi anni, poi, nuove opere editoriali e accademiche — come il libro investigativo Dianarama pubblicato nel 2025 — hanno riacceso l’attenzione sulle manovre istituzionali e mediatiche che hanno segnato la vita pubblica della principessa, dall’intervista alla BBC fino alle vicende successive alla sua morte, sostenendo che ci siano state numerose coperture e omissioni da parte di media e istituzioni sia nazionali che internazionali.

Monarchia e regole d’archivio
La legge britannica sulla libertà di informazione e la Public Records Act prevedono che i documenti governativi diventino accessibili dopo un certo periodo. Tuttavia, esistono eccezioni, in particolare per la sicurezza nazionale, la diplomazia estera e — secondo molti critici — per la sensibilità dei documenti reali. Proprio su queste eccezioni si è acceso lo scontro di fine 2025: mentre il governo insiste che il ritiro sia stato dovuto a un errore di classificazione, l’opposizione parlamentare e numerosi esperti di diritto amministrativo chiedono un’indagine indipendente per fare piena luce sui criteri che regolano la divulgazione di tali materiali.
Al di là della vicenda specifica, infatti, la discussione si sposta su un tema più ampio: quanto è trasparente uno Stato che si dice democratico quando decide cosa sia o non sia pubblico, soprattutto quando in gioco ci sono morti, poteri e istituzioni dal forte valore simbolico e politico?
Il peso di un mito che non tramonta
Diana, conosciuta come la Principessa del Popolo, rimane una figura di enorme impatto culturale e simbolico non solo in Gran Bretagna ma in tutto il mondo. La pietà pubblica per la sua morte, la critica alle invadenze della stampa e il fascino per la sua persona hanno fatto sì che ogni nuova rivelazione o controversia su di lei catturi l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica.
Che si tratti di un semplice errore amministrativo o di una più profonda manovra di controllo dell’informazione, la tensione tra trasparenza e segretezza sulle vicende reali continua a essere un terreno fertile di polemica e riflessione in un Regno Unito che, a quasi tre decenni dalla scomparsa della sua principessa più amata, ancora fatica a chiudere definitivamente il capitolo.
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