🌐 SpaceX e la rete Starlink in orbita: nuova strategia di sicurezza
La costellazione di Starlink di SpaceX – la rete di migliaia di satelliti in orbita terrestre bassa – entra nel 2026 con una grande revisione della sua orbita per aumentare la sicurezza spaziale e ridurre rischi di collisione. Una decisione che rilancia il dibattito internazionale su sostenibilità, spazio congestionato e il ruolo privato nel controllo dell’orbita.
Il 2026 si apre con una novità di portata storica nello spazio vicino alla Terra: SpaceX, l’azienda aerospaziale di Elon Musk, ha annunciato una massiccia riequilibratura delle orbite della costellazione Starlink, portando in prima linea la sicurezza orbitale e la gestione delle infrastrutture spaziali globali. Nel corso dell’anno l’azienda trasferirà oltre 4.400 satelliti Starlink da circa 550 chilometri a circa 480 chilometri di altitudine, una misura pensata per ridurre il rischio di collisioni e accelerare il rientro in atmosfera dei satelliti in disuso.
SpaceX opera la costellazione di satelliti per fornire servizi Internet globale, ma la crescente densità di veicoli spaziali in orbita terrestre bassa (Low Earth Orbit, LEO) ha generato preoccupazioni crescenti sulla congestione spaziale, la sostenibilità orbitale e la cooperazione internazionale per la sicurezza nello spazio extra‑atmosferico.

Una costellazione colossale: numeri e crescita
📌 Starlink è la più grande costellazione di satelliti artificiale mai assemblata dall’uomo. A fine 2025, il numero di satelliti in orbita aveva superato abbondantemente 10.000 unità, con l’obiettivo di connettere milioni di utenti in oltre 150 paesi. Ogni satellite appartiene alle versioni più recenti del progetto, con capacità aumentate e peso significativamente maggiore rispetto alle prime generazioni.
Lo sviluppo rapido di questa rete ha reso SpaceX uno degli operatori più influenti nell’orbita terrestre bassa, stimolando l’espansione di altri progetti simili da parte di attori commerciali e nazionali, tra cui i piani di costellazioni per l’Internet spaziale annunciati da aziende come Amazon e agenzie spaziali nazionali.
Perché abbassare le orbite
La decisione di abbassare migliaia di satelliti non è dettata da motivi tecnici legati alla performance del servizio, ma da un rischio crescente di collisioni nell’affollato spazio vicino alla Terra. Secondo i responsabili tecnici di Starlink, l’orbita a circa 550 km è diventata più pericolosa a causa della presenza di numerosi altri satelliti e di detriti spaziali, rendendo possibile che eventi casuali possano innescare collisioni a catena.
Abbassare le orbite a circa 480 km ha diversi vantaggi: l’atmosfera, seppur rarefatta, è più densa lì, accelerando il naturale rientro dei satelliti dismessi o non più funzionanti, diminuendo così il tempo in cui restano potenziali pericoli per altri veicoli spaziali. Inoltre, al di sotto dei 500 km ci sono meno altri satelliti e piani di costellazioni, riducendo la probabilità di vicinanze pericolose.
Non si tratta di un semplice “piccolo aggiustamento”: la rimozione di questi satelliti dalle altitudini più congestionate è un passaggio fondamentale nel lungo dibattito sulla sostenibilità dell’orbita terrestre bassa, una questione che esperti e regolatori ritengono cruciale per il futuro dello spazio vicino alla Terra.

Congestione spaziale e sfide di traffico
Negli ultimi cinque anni, l’incremento di satelliti in orbita ha causato un aumento esponenziale delle manovre di “collision avoidance”, ovvero di evitamento di impatti tra veicoli spaziali. Alcuni dati suggeriscono che nell’arco di pochi anni sono state migliaia le manovre strategiche necessarie per evitare potenziali collisioni tra satelliti Starlink e altri oggetti orbitali, riflettendo la crescente complessità delle operazioni orbitali.
A fronte di questo scenario, la mossa di SpaceX viene descritta come un atto di responsabilità operativa, ma anche come una risposta preliminare a critiche formali da parte di paesi come la Repubblica Popolare Cinese, che ha portato la questione delle “sfide di sicurezza e protezione” poste dalle megaconstellazioni satellitari all’attenzione delle Nazioni Unite.
Questione globale, non solo tecnologica
La riorganizzazione orbitale di Starlink non riguarda solo SpaceX o il suo servizio Internet: si inserisce in un contesto più ampio di politiche spaziali internazionali. Paesi di tutto il mondo stanno discutendo nuove linee guida per l’uso sostenibile dell’orbita terrestre bassa, tanto con regolamenti nazionali quanto in organismi multilaterali. La presenza massiccia di satelliti commerciali sta spingendo l’idea di introdurre standard più rigorosi per gestire traiettorie, livelli di traffico e la condivisione delle risorse spaziali.
Il problema dei detriti spaziali – pezzi di satelliti, razzi e altri materiali orbitanti – è un’altra sfida interconnessa. Secondo gli esperti, ogni satellite lanciato aumenta la probabilità di generare detriti potenzialmente pericolosi se non gestito correttamente, aprendo scenari in cui la densità di oggetti potrebbe diventare talmente alta da rendere lo spazio terrestre pericoloso o inutilizzabile per alcune missioni.

Il ruolo dei satelliti Starlink nei servizi globali
Nonostante le critiche, è innegabile che Starlink abbia cambiato il modo in cui molte comunità accedono all’Internet ad alta velocità. Zone rurali, aree senza infrastrutture di rete tradizionali e regioni colpite da disastri naturali hanno beneficiato di una connettività stabile grazie alla costellazione, influenzando positivamente l’economia digitale e la comunicazione globale.
Il bilancio tra benefici sociali ed economici e rischi orbital è al centro di ogni discussione politica e tecnica che coinvolge Starlink e i suoi partner globali. Non è solo una questione di tecnologia, ma di come l’umanità decide di governare lo spazio condiviso.
Il futuro dell’orbita terrestre bassa
La movimentazione di migliaia di satelliti nel 2026 potrebbe diventare un precedente importante per la gestione dello spazio: da semplice arena di sperimentazione tecnologica a infrastruttura strategica globale in cui sicurezza, cooperazione e sostenibilità sono elementi chiave.
Le scelte che governeranno il traffico spaziale nei prossimi anni avranno impatti diretti sulla scienza, sull’osservazione astronomica e sull’accesso equo all’orbita terrestre bassa per nuove generazioni di missioni robotiche e umane. La riorganizzazione di Starlink potrebbe dunque essere l’inizio di un nuovo capitolo nella storia dello spazio vicino alla Terra.
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