10:27 am, 6 Gennaio 26 calendario

🌐 Segnale radio dalla cometa interstellare 3I/ATLAS

Di: Redazione Metrotoday
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Il presunto segnale radio proveniente dalla cometa interstellare 3I/ATLAS ha innescato l’attivazione di protocolli di difesa planetaria della NASA e acceso un dibattito globale tra scienziati e appassionati di spazio. Tra dati reali, errori di interpretazione e teorie controverse, il passaggio di questo visitatore dallo spazio profondo rappresenta una pietra miliare nel monitoraggio degli oggetti interstellari.

Quando il telescopio ATLAS nel deserto cileno ha catturato, il 1° luglio 2025, un oggetto in rapido movimento con un’orbita fortemente iperbolica, gli astronomi di tutto il mondo sapevano che stava per accadere qualcosa di straordinario. Quel corpo celeste, denominato 3I/ATLAS, non apparteneva al nostro sistema solare ma lo stava attraversando su un percorso che non avrebbe mai fatto ritorno. Era il terzo oggetto interstellare confermato dopo 1I/’Oumuamua e 2I/Borisov, un evento raro che già di per sé meriterebbe attenzione.

Tuttavia, all’inizio dell’inverno 2025, una nuova narrativa ha avvolto questa cometa: un possibile segnale radio, rilevato da radiotelescopi terrestri, inizialmente descritto come una trasmissione anomala. La notizia ha rapidamente fatto il giro del web, dando il via a una tempesta mediatica e scientifica.

Cosa è stato realmente rilevato

📌 La stampa e i blog di divulgazione scientifica internazionale hanno riportato che array radio come MeerKAT, in Sudafrica, avevano captato emissioni radio dal 3I/ATLAS nell’ottobre 2025. In realtà, ciò che è stato osservato sono state linee di assorbimento dovute ai radicali di idrossile (OH) a 1665 e 1667 MHz, un fenomeno comune nei nuclei cometari attivi, prodotto quando il vapore d’acqua sublimato dal nucleo viene spezzato dalla radiazione solare.

Queste “righe” radio non sono messaggi codificati né pacchetti di dati strutturati: sono semplici impronte chimiche naturali nella radiosfera, previste dalla fisica delle comete. In termini concreti, la radioastronomia ha confermato ciò che già sapevamo da analisi nello spettro ottico e ultravioletto: 3I/ATLAS è un oggetto gassoso e attivo, ricco di molecole come acqua, anidride carbonica e monossido di carbonio.

Nonostante questo chiarimento, le notizie sull’apparente “segnale radio” hanno spinto alcune autorità scientifiche a intensificare il monitoraggio dell’oggetto, e persino a inserire 3I/ATLAS nei protocolli internazionali di sorveglianza.

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Difesa planetaria, si è acceso il monitoraggio

In un fatto senza precedenti, la NASA ha attivato una vigilanza più stretta su 3I/ATLAS tramite la sua rete di Difesa Planetaria e la collaborazione con il International Asteroid Warning Network (IAWN), un’iniziativa congiunta sotto l’egida dell’ONU per sorvegliare potenziali pericoli spaziali. È importante sottolineare che l’attivazione di questa rete non implica una minaccia concreta alla Terra, ma riflette l’importanza strategica di addestrarsi e testare sistemi globali di tracciamento quando un nuovo oggetto interstellare attraversa il sistema solare.

Secondo le fonti ufficiali, la cometa non rappresenta alcun rischio di impatto: durante il suo massimo avvicinamento, avvenuto il 19 dicembre 2025, 3I/ATLAS è passato a circa 1,8 unità astronomiche da noi (circa 270 milioni di chilometri), ben al di fuori della “zona di pericolo” terrestre.

La decisione di far rientrare il corpo celeste nel monitoraggio di difesa planetaria si inquadra quindi in un contesto di allenamento e valutazione delle capacità di osservazione globale, non di allarme reale.

Le tecnologie all’opera: occhi e orecchie sul cielo

Per comprendere le dinamiche di 3I/ATLAS, gli astronomi hanno messo in campo un arsenale di strumenti che coprono quasi tutto lo spettro elettromagnetico:

  • Radiotelescopi come il Green Bank Telescope negli Stati Uniti, che ha programmato osservazioni ad alta frequenza per indagare la composizione molecolare della coma mentre l’oggetto si allontanava dopo il passaggio più vicino. 

  • L’array MeerKAT, che ha permesso il primo rilevamento radio confermato del segnale di OH. 

  • Telescopi spaziali come il James Webb Space Telescope (JWST) e il NASA Swift, che hanno raccolto dati spettroscopici di alta risoluzione per analizzare le emissioni di CO2, CO e H2O dalla coma di 3I/ATLAS. 

Questa sinergia di osservazioni terrestri e spaziali ha permesso di costruire un quadro molto più dettagliato di 3I/ATLAS rispetto ai precedenti visitatori interstellari.

Il comportamento “anomalo” c’è, ma non è alieno

È inevitabile che un oggetto così inusuale scateni teorie affascinanti. Alcuni scienziati, come l’astrofisico Avi Loeb, hanno suggerito che certe caratteristiche — come la possibile presenza di getti o l’orientamento dell’orbita — potrebbero indicare qualcosa di non naturale, ma la comunità scientifica mainstream rimane prudente.

Le osservazioni più rigorose indicano che 3I/ATLAS mostra, sì, peculiarità — come variazioni di luminosità, una composizione chimica insolita e getti inusuali — ma tutti questi fenomeni possono rientrare in modelli cometari estremi, forse dovuti alle condizioni in cui si è formato nel suo sistema stellare d’origine.

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Un’opportunità per la scienza, non per la fantascienza

Ciò che rende 3I/ATLAS così prezioso per gli astronomi è proprio la sua natura interstellare. Oggetti come questo trasportano materiale formatosi attorno ad altre stelle, permettendo agli scienziati di confrontare comete nate in ambienti lontani con quelle autoctone del sistema solare. Le analisi di polarizzazione, la chimica della coma e le dinamiche rotazionali offrono indizi su processi che altrimenti non potremmo osservare.

In definitiva, il cosiddetto “segnale radio” non era un messaggio dallo spazio profondo, ma piuttosto una firma naturale di un corpo ghiacciato che risponde alle forze del Sole. Il fatto che la comunità scientifica abbia risposto con strumenti e protocolli di difesa planetaria è un segnale positivo: stiamo allenando e perfezionando la nostra capacità di osservare e reagire a qualsiasi oggetto entri nel nostro vicinato cosmico.

6 Gennaio 2026 ( modificato il 5 Gennaio 2026 | 20:31 )
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