🌐 La foca monaca disturbata dai selfie sull’arenile marchigiano
A Numana, nelle Marche, la comparsa di una foca monaca sulla spiaggia scatena curiosità e selfie: un appello social con premio di 1000 euro invita a non disturbare l’animale protetto, sottolineando l’urgenza di rispettare la fauna marina in pericolo.
Un esemplare di foca monaca — uno dei mammiferi marini più rari al mondo — ha fatto la sua comparsa su una spiaggia di Numana, attirando l’attenzione di turisti, residenti e amanti della natura. Ma la scena da cartolina si è rapidamente trasformata in un caso di tensione tra chi accorre per un selfie e chi invita a lasciare l’animale riposare in pace: la proposta di un premio di 1000 euro per chi garantisce alla foca tranquillità e protezione ha fatto il giro dei social e degli appelli locali.

La foca monaca mediterranea (Monachus monachus), specie protetta e considerata tra i mammiferi marini più minacciati al mondo, è un simbolo del mare nostrum e, allo stesso tempo, un termometro dello stato di salute degli ecosistemi costieri. Sul litorale marchigiano, la sua presenza — inusuale ma non del tutto imprevedibile — ha suscitato meraviglia e curiosità, ma anche preoccupazione per il comportamento di alcuni curiosi che si avvicinano troppo all’animale per scattare fotografie o filmati.
Un’apparizione rara e delicata
📌 La foca monaca vive nel Mediterraneo in numeri estremamente limitati: si stima che ne esistano solo poche centinaia di esemplari maturi, con osservazioni regolari in poche aree del bacino, tra cui Grecia, Turchia, Spagna e alcune coste italiane. È una specie caratterizzata da una distribuzione frammentata e da un comportamento molto schivo, che raramente la porta vicino alle spiagge affollate di bagnanti.
La spiaggia di Numana ha visto la presenza dell’esemplare nei giorni di Natale, quando molti si trovavano in zona per festeggiare o per passeggiate invernali. La foca — probabilmente in cerca di un luogo tranquillo per riposare — si è fermata sulla battigia, catturando l’attenzione di molte persone. Questo avvistamento, oltre a generare stupore, ha rivelato un problema spesso sottovalutato: la difficoltà di far convivere la curiosità umana con il bisogno di serenità di un animale selvatico in pericolo.
Troppa vicinanza, troppo disturbo
Secondo chi studia e monitora la specie, le foche monache necessitano di lunghe ore di tranquillità sulla terraferma — anche oltre le 24 ore — per rigenerarsi e riposare correttamente. La presenza di persone nelle immediate vicinanze può causare stress significativo, inducendo l’animale a rientrare in acqua prematuramente, con conseguenze sul suo equilibrio fisico e comportamentale.
Purtroppo, nelle prime ore dell’avvistamento, alcuni curiosi si sono avvicinati con telefoni e fotocamere per catturare immagini o clip da condividere sui social. In un episodio raccontato online, un uomo con il cellulare si è avvicinato così tanto da svegliare la foca, che si è immediatamente diretta verso il mare, interrompendo il suo riposo.
È proprio per questo che è nata l’idea di offrire una ricompensa di 1000 euro a un comitato di cittadini disposto a sorvegliare e documentare la permanenza dell’animale per più di 24 ore senza disturbi. L’appello, rilanciato sui social da esperti e amanti della natura, punta a sensibilizzare la comunità sull’importanza di rispettare gli spazi e i tempi di una specie estremamente vulnerabile.
Il valore simbolico di un premio per il rispetto
L’iniziativa — seppur insolita — riflette una tensione crescente tra protezione della fauna selvatica e fenomeni di “turismo fotografico” sempre più invasivo. Non è la prima volta che l’interazione tra esseri umani e animali selvatici genera problemi simili. In varie località europee, avvistamenti di foche o altri mammiferi marini hanno attirato folle di curiosi, con situazioni in cui la pressione antropica ha costretto gli animali ad abbandonare aree di riposo o di nidificazione.
In Grecia, ad esempio, campagne di sensibilizzazione hanno affrontato il problema dei disturbi causati da barche da diporto e turisti vicino alle colonie di foche monache, evidenziando come rumori, movimento e vicinanza possano interrompere rapidamente comportamenti naturali essenziali.
Analogamente, esperienze in altri paesi del Mediterraneo hanno mostrato che la compresenza di turismo e fauna protetta richiede regole chiare, educazione del pubblico e, talvolta, interventi di sorveglianza per garantire che gli animali possano vivere senza interferenze.
Il fragile equilibrio tra natura e social
Dietro la richiesta di non disturbare la foca monaca, c’è una questione più ampia che riguarda il rapporto tra esseri umani e natura nell’era dei social media. Gli avvistamenti di specie rare o insolite tendono a diventare virali in poche ore, spingendo molte persone a muoversi per testimoniarli di persona e documentarli per piattaforme digitali. Questo comportamento, spesso innocente nelle intenzioni, può avere effetti negativi non solo sugli animali, ma anche sull’ambiente circostante.
Il problema tocca una questione etica: quanto spazio deve essere concesso alla curiosità umana prima che essa diventi dannosa? E come si può coniugare il desiderio di osservare e ammirare la fauna selvatica con il rispetto delle esigenze primarie delle specie protette? Le risposte non sono facili, ma esperti di conservazione suggeriscono che la chiave potrebbe risiedere nell’educazione, nella regolamentazione e in un maggior coinvolgimento delle comunità locali.
La foca monaca tra tutela e speranza
Nonostante la sua rarità e le sfide legate alla convivenza con gli umani, la presenza di una foca monaca sulle spiagge italiane rappresenta anche un’opportunità: è un promemoria vivente della biodiversità che ancora persiste nei nostri mari e della necessità di protezione attiva delle specie in pericolo.
In molte zone del Mediterraneo, programmi di conservazione e campagne di sensibilizzazione stanno lavorando per educare turisti e residenti su come comportarsi in presenza di foche monache e altri animali protetti. Un approccio che combina informazione, rispetto delle distanze e rispetto per gli habitat naturali può trasformare incontri occasionali come quello di Numana in momenti di consapevolezza e rispetto reciproco.
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