9:15 am, 25 Novembre 25 calendario

🌐 Perché il tempo vola quando invecchiamo

Di: Michele Savaiano
condividi
È una sensazione condivisa da molti: con l’avanzare dell’età, sembra che gli anni passino più in fretta, come se il tempo stesso accelerasse. Ma è solo un’illusione oppure c’è una spiegazione reale, radicata nel funzionamento del nostro cervello? La chiave risiederebbe in un processo neurologico ben preciso che altera la nostra “risoluzione mentale” man mano che invecchiamo.

Il cervello rallenta… ma noi percepiamo il tempo che scorre più veloce

Uno studio pubblicato su Communications Biology ha analizzato l’attività cerebrale di 577 persone, di età compresa tra 18 e 88 anni, mentre guardavano un estratto di otto minuti di una serie televisiva (“Alfred Hitchcock Presents”).  I ricercatori hanno scoperto che, nei partecipanti più anziani, il cervello cambiava stato meno frequentemente e restava più a lungo in ciascuno di essi. Questo significa che la “risoluzione” con cui elaboriamo mentalmente gli eventi si riduce con l’età: il nostro cervello registra meno “istantanee” di ciò che accade. 

In termini pratici: se da giovani il cervello scatta tantissime immagini mentali al secondo (in risposta a stimoli nuovi), con l’invecchiamento questi “fotogrammi” diventano meno, più duraturi, più sfocati. E poiché percepiamo il tempo attraverso il numero di cambiamenti che avvertiamo, meno cambiamenti significano una sensazione che il tempo passi “più veloce”. 

Il fenomeno che potrebbe spiegare il rallentamento dei cambiamenti cerebrali si chiama de-differenziazione neurale: con il passare degli anni, aree cerebrali che una volta erano molto specializzate (per esempio nel riconoscere volti o suoni) perdono parte di tale specializzazione.  Questo rende il cervello meno preciso, e quindi più lento nel distinguere un evento dall’altro, contribuendo ulteriormente alla sensazione che il tempo “scorra” più rapidamente.

https://platform.vox.com/wp-content/uploads/sites/2/chorus/uploads/chorus_asset/file/15438404/gettingolder.0.0.1535739481.jpg?crop=0.012500000000003%2C0%2C99.975%2C100&quality=90&strip=all

Anche la fisica entra in gioco: la teoria di Bejan

Non è solo la neurobiologia a fornire una spiegazione. L’ingegnere Adrian Bejan, della Duke University, ha proposto un modello fisico interessante: afferma che con l’età le reti neuronali diventano più complesse e “allungate”, rallentando la trasmissione dei segnali elettrici. In sostanza, secondo Bejan, il nostro “occhio della mente” – ossia la velocità con cui generiamo immagini mentali interiori – rallenta, perché il cervello impiega più tempo per “catturare” e integrare stimoli.

Una parte importante della spiegazione riguarda anche la memoria: da giovani, viviamo molte esperienze nuove, che il cervello registra in modo molto ricco. Man mano che invecchiamo, la nostra vita diventa più routinaria, meno piena di novità, e di conseguenza creiamo meno ricordi distinti. 

Secondo questa prospettiva, non è solo che percepiamo il tempo passare più in fretta: è che ricordiamo meno “eventi unici” e più routine. Quando guardiamo indietro, abbiamo meno “punti” memorabili, per cui sembra che tutto sia durato meno.

Altri studiosi suggeriscono che il rallentamento del metabolismo con l’età possa influire sulla percezione del tempo. Meno battiti cardiaci o respiraci, dicono, significa meno “unità di tempo biologiche” percepite. Il neurotrasmettitore dopamina, coinvolto tra le altre cose nella stima del tempo interno, tende a diminuire con l’età, il che potrebbe contribuire a una sensazione soggettiva di accelerazione temporale.

Modello proporzionale: il tempo in relazione alla vita vissuta

Un’altra riflessione affascinante riguarda l’idea che percepiamo il tempo in modo relativo: per un bambino un anno è una parte molto significativa della sua vita, mentre per un cinquantenne è solo una piccola frazione. Questo modello proporzionale suggerisce che, semplicemente, quando la durata di un’unità di tempo è grande rispetto al tempo vissuto, sembra più “lunga” e viceversa.

https://cdn.mos.cms.futurecdn.net/76mogY8A4XmcX8ccqjQTAC.jpg

Cosa possiamo fare per rallentare la percezione del tempo

Secondo gli esperti  esistono strategie per contrastare la sensazione che il tempo acceleri:

  • Introdurre novità nella routine: viaggiare, imparare qualcosa di nuovo, incontrare persone diverse può “riempire” la mente di stimoli.

  • Praticare la consapevolezza: prestare attenzione agli attimi, “vivere nel presente” aiuta a creare più punti memorabili, rallentando la percezione del tempo.

Una sensazione universale con radici profonde

Questa percezione che il tempo “vola” non è solo un’impressione individuale: la ricerca neuroscientifica e fisica la conferma come un fenomeno reale legato all’invecchiamento cerebrale, alla memoria, all’elaborazione delle informazioni e alla nostra biologia.

Mentre non possiamo fermare il tempo, possiamo intervenire su come lo viviamo: arricchendo la nostra vita di esperienze nuove e avendo maggiore consapevolezza dei momenti che contano.

25 Novembre 2025 ( modificato il 19 Gennaio 2026 | 15:28 )
© RIPRODUZIONE RISERVATA