Paola racconta Anna e l’omaggio a Magnani che apre il festival urbano “Fuori Sala”
È un’apertura dal forte valore simbolico quella scelta per inaugurare Fuori Sala, il format urbano di Alice nella Città che trasforma spazi cittadini in palcoscenico. L’ 11 ottobre, nell’ambito del convegno dal titolo “Un altro genere di leadership”, va in scena lo spettacolo Paola racconta Anna, monologo ideato, diretto e interpretato da Paola Minaccioni, che rende omaggio all’icona del cinema italiano Anna Magnani.
L’evento — gratuito con prenotazione obbligatoria fino ad esaurimento posti — segna la preapertura ufficiale del cartellone Fuori Sala, un’apertura che vuol dare voce alle donne, storie, memoria e visioni. È una scelta poetica e politica insieme: evocare la figura di Magnani, donna capace di incarnare contradizioni, forza e fragilità, in un contesto che vuole esplorare nuove forme di leadership femminile.

Da Magnani a Minaccioni: un dialogo tra epoche
Anna Magnani (1908-1973), nata a Roma, è diventata con la sua presenza intensa sullo schermo un simbolo del cinema italiano: madre, amore, disperazione, Roma stessa — la sua voce aspra, la spontanea carnalità, la capacità di incarnare l’umano con tutte le sue ferite. La sua leggenda attraversa decenni di storia del teatro e del cinema (ne sono testimonianza film come Roma città aperta, La lupa, Bellissima, Mamma Roma).
Paola Minaccioni, attrice versatile, comica ma con profonde radici drammatiche, torna su questo terreno in Paola racconta Anna. Lo spettacolo è costruito come un viaggio affettivo e narrativo: non una biografia classica, bensì un ritratto frammentario fatto di racconti personali, intertestualità letterarie, video dalle pellicole magnaniane, poesie di Pasolini, Belli, Rodrigo García, e brani musicali come quelli di Gabriella Ferri. Con musiche originali composte da Valerio Guaraldi, la Minaccioni cerca di incarnare quell’anima forte e indomita della Magnani, declinata in chiave contemporanea.
L’esperienza teatrale diventa così un ponte tra generazioni: Magnani come archetipo, Minaccioni come voce che la rilegge oggi. È un “raccontare” che non si contenta della memoria, ma la reinterpreta, la interroga e la rende presente.
Un altro genere di leadership
La preapertura dello spettacolo è inserita in un convegno più ampio, Un altro genere di leadership, organizzato in collaborazione con APA Audiovisivi e Alice nella Città, con il contributo del Ministero della Cultura e il sostegno dell’Assessorato Grandi Eventi del Comune di Roma. Il convegno — che si tiene dal 10 al 12 ottobre — ospita panel, tavoli di lavoro e testimonianze con figure di rilievo del mondo dell’imprenditoria, cultura, sport e diritti. L’intento è chiaro: mettere a tema il protagonismo femminile in modo concreto, parlare di “leadership altra” che non rincorra modelli stereotipati, ma si fondi su cura, presenza e riconoscimento delle differenze.
Nella giornata inaugurale, il convegno approfondirà tematiche come corpo, attenzione, tempo: tre concetti chiave nella costruzione della leadership femminile. Le relatrici e protagoniste chiamate al dialogo includeranno atlete, imprenditrici, artiste, dirigenti culturali, menti dell’industria audiovisiva, giornaliste, giovani attiviste. Al termine degli incontri, la serata sarà consacrata allo spettacolo Paola racconta Anna nella Sala Umberto, luogo simbolico del teatro romano.
L’evento diventa così la porta d’accesso al Fuori Sala, non solo come mostra teatrale ma come manifesto culturale: l’apertura della rassegna urbana assume un valore civico e simbolico, affermando che la cultura femminile è parte attiva del racconto sociale.

L’iniziativa Fuori Sala e il contesto urbano
Fuori Sala è un progetto ambizioso: vuole declinare il festival dentro il centro storico — vie come Condotti, Babuino, Margutta, piazza di Spagna, via Sistina — e successivamente spostarsi anche nel distretto di via Veneto e via Barberini. In questo spazio diffuso, le proiezioni, le letture, gli incontri e i monologhi diventano momenti d’attrazione culturale che attraversano la città, mettendo insieme il turismo, la vita quotidiana dei cittadini e il linguaggio dell’audiovisivo.
Con Paola racconta Anna come evento inaugurale, il festival si presenta con un carattere forte e identitario: non una semplice festa urbana, ma un festival che intende includere memoria, estetica e contenuto. Il fil rouge dell’omaggio a Magnani — figura che da sempre richiama Roma e la sua anima — è un segno di appartenenza forte.
Il programma Fuori Sala promette poi aperture straordinarie di gallerie d’arte, reading letterari, performance, dialoghi con autori e autrici, monologhi nei luoghi urbani, proiezioni speciali in piazze o spazi inusuali, tutto pensato per essere fruibile e gratuito (fino a esaurimento posti). L’elemento del “fuori” è strategico: rompere la barriera tra festival e città, abbattere il confine tra platea ravvicinata e passante casuale.
Le radici di questo omaggio e le edizioni precedenti
Non è la prima volta che Alice nella Città guarda al patrimonio italiano, alle figure emblematiche, agli incroci tra memorie e identità. In passato, il festival ha sostenuto restauri, retrospettive, omaggi — ma l’operazione Paola racconta Anna è una declinazione più intima. È un omaggio personalissimo che dialoga con il cuore del centro romano, delle sue strade, delle sue storie.
Da un lato, c’è la tradizione narrativa del teatro di figura che racconta attori del calibro di Magnani. Dall’altro, c’è la contemporaneità di Minaccioni — attrice che, con ironia e interiorità, ha spesso affrontato nei suoi lavori la dimensione femminile, la commedia e il dramma. Questa doppia tensione — memoria e sperimentazione — risuona bene con il progetto di Alice: un festival che guarda ai giovani, ma non dimentica le radici.
In precedenti edizioni del festival, si sono viste incursioni urbane — proiezioni in spazi alternativi, dialoghi con passanti, azioni site-specific — ma Fuori Sala ne innesta un’architettura sistemica: un modo nuovo di “abitare la città con il cinema”.

Sfide artistiche e simboliche
Lo spettacolo Paola racconta Anna presenta delle scelte delicate dal punto di vista artistico: come raccontare una figura mitica senza cadere nella celebrazione decorativa? Come rendere viva la memoria, senza fossilizzarla in un rigido tributo? Minaccioni si trova nella condizione di mediare: restituire la voce di Magnani, pur con la propria identità, senza autoimitazione né deviazioni eccessive. Il testo di Elisabetta Fiorito, le scelte video e musicali, le poesie, i brani scelti — tutto dovrà bilanciare memoria e interpretazione.
Dal punto di vista simbolico, l’omaggio acquista spessore se diventa ponte culturale: evocare una donna fortemente consapevole del proprio tempo, narratrice di strati sociali, madre, corpo, desiderio, lotta. È per questo che inserirlo all’interno di un convegno sulla leadership femminile ha senso: aggiunge spessore, contesto e intreccio con questioni contemporanee di genere.
Il pubblico dovrà sperimentare un teatro “urbano”, dove il confine tra palco e spazio comune si assottiglia.
L’appuntamento promette la partecipazione al femminismo culturale, al cinema storico, alle figure centrali nella memoria italiana. Ma può anche essere un momento di scoperta per chi non conosce bene Magnani, o per chi scopre che dietro l’icona c’è una donna complessa, imperfetta e potente.
Parallelamente, Paola racconta Anna come biglietto d’ingresso a Fuori Sala lascia intendere che il festival non si limiterà al consumo visivo, ma pretenderà partecipazione attiva, riflessione, attraversamento culturale. È una promessa: strada e cultura intrecciate, memoria che si interroga, città che diventa palcoscenico.
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