11:18 am, 23 Settembre 25 calendario

Centre Pompidou una trasformazione che cambia il volto di Parigi

Di: Redazione Metrotoday
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Punto di svolta per la cultura contemporanea europea: il Centre Georges Pompidou, emblema dell’arte moderna e del design urbano rivoluzionario, chiude i battenti. Non per un giorno o una settimana, ma per cinque anni, fino al 2030. Sono anni che la capitale francese recupera per prepararsi a una trasformazione radicale: da monumento vivente al passato novecentesco a un’istituzione culturale contemporanea con nuove tecnologie, accessibilità maggiore, sicurezza, sostenibilità.

Il giorno della chiusura

Da lunedì, il celebre edificio situato nel IV arrondissement parigino non accoglierà più visitatori: le sue gallerie, la biblioteca pubblica (Bibliothèque publique d’information, BPI), gli spazi espositivi temporanei saranno completamente inaccessibili al pubblico fino al termine dei lavori. Il pomeriggio dell’ultimo giorno di apertura è riservato a un momento rituale: la mostra personale dell’artista tedesco Wolfgang Tillmans, una esposizione conclusiva che attraversa fotografia, video, musica e sperimentazione editoriale. Chi vuole un ultimo sguardo su Kahlo, Dalí, Bacon, Duchamp lo ha adesso.

La chiusura ufficiale per l’intero sito è prevista per il 22 settembre 2025. Nei mesi precedenti, lo svuotamento è stato graduale: le collezioni permanenti stanno migrando, le opere sono state trasferite, la biblioteca spostata in altra sede della città.

I motivi della ristrutturazione

L’operazione nasce da ragioni urgenti, molte delle quali accumulate in decenni di attività senza mai chiudere completamente. Tra le esigenze principali:

    Rimozione dell’amianto dall’edificio, presente in facciate o elementi strutturali, un tema che diventa non più rinviabile.

    Corrosione delle strutture, specialmente dei tubi, condotti e sistemi esterni che caratterizzano il progetto “inside-out” di Piano e Rogers. Questi elementi espediti all’esterno, che lo rendono riconoscibile in tutto il mondo, sono continuamente esposti agli agenti atmosferici.

    Adeguamenti ai normativi moderni di sicurezza antincendio, accessibilità per persone con mobilità ridotta, efficienza energetica.

    Revisione e modernizzazione degli interni: spazi espositivi, biblioteca, aree per famiglie, servizi accessori. Il progetto prevede modifiche anche nella distribuzione di alcuni spazi, miglioramenti nella trasparenza e luminosità interna.

Il budget stimato per l’operazione è di circa 262 milioni di euro, garantito dal Ministero della Cultura francese, dal Centre stesso e integrato da mecenatismo.

Gli architetti della rinascita: Moreau Kusunoki & Frida Escobedo

Il restauro è stato affidato allo studio francese Moreau Kusunoki Architectes, in collaborazione con lo studio messicano Frida Escobedo, accompagnati da AIA Life Designers per tutti gli aspetti tecnici.

Queste collaborazioni internazionali portano un mix di sensibilità: rispetto per l’involucro storico (preservando il progetto originario di Renzo Piano e Richard Rogers), ma con aggiornamenti che guardano al futuro.

Tra gli interventi più attesi:

    La ricostruzione delle facciate nel loro aspetto originario, laddove possibile, conservando i colori, le forme, l’estetica tubolare.

    Maggiore permeabilità visiva e trasparenza, introduzione di pareti vetrate e aperture che migliorino la luce naturale.

    Riorganizzazione dello spazio pubblico attorno: la piazza Beaubourg sarà addensata da nuovi elementi per sedersi, per interazioni cittadine, mentre il parcheggio bus interrato sarà trasformato in un luogo per artisti e attività collettive.

    Un nuovo ristorante con area all’aperto, facilitazioni e rampe per l’accesso, miglioramento degli ascensori.

Un po’ di storia: il Pompidou che fu e le attese

Il Centre Georges Pompidou nasce da una competizione internazionale del 1969, vinta da Renzo Piano, Richard Rogers e Gianfranco Franchini. Inaugurato nel 1977, divenne immediatamente un’icona architettonica: struttura meccanicistica, tubi colorati esterni (blu per il condizionamento, verde per l’acqua, giallo per gli impianti elettrici, rosso per gli ascensori), scale mobili esterne che espongono il funzionamento del museo alla vista della città. L’idea era quella di un edificio “trasparente”, che si mostri nella sua struttura funzionale, capace allo stesso tempo di essere un luogo aperto, popolare, culturale.

Negli anni, il Pompidou ha subito interventi parziali: manutenzioni, restauro di parti danneggiate, sostituzione di elementi meccanici, ma mai una chiusura completa per ristrutturazione così estesa.

Si pensò già nel 2021 a una chiusura dal 2023 al 2027. Il progetto è stato poi posticipato per permettere al museo di restare aperto durante le Olimpiadi di Parigi del 2024, un’occasione di visibilità planetaria che non si voleva perdere.

Il Museo diffuso – ovvero: il Pompidou senza Pompidou

Una chiusura totale però non significa scomparsa culturale. Il Centre ha sviluppato un piano di “distribuzione” temporanea delle sue attività:

    Alcune mostre saranno ospitate in sedi temporanee, sia a Parigi sia in altre città della Francia; questo permetterà di non interrompere completamente il dialogo con il pubblico.

    La biblioteca BPI è già stata trasferita in altri spazi, mentre si sta cercando una sede temporanea adeguata.

    Il Grand Palais userà alcune sue sale per ospitare mostre del Centre. Due gallerie, di 2.000 e 800 metri quadrati, accoglieranno quattro esposizioni all’anno provenienti dalle collezioni del museo.

Questo modello diffuso ha un duplice intento: mantenere viva la presenza culturale del Pompidou nella città e nel paese; preparare il terreno affinché alla riapertura nel 2030 il museo non sia solo restaurato, ma rigenerato nel rapporto con il territorio, con l’utenza, con le forme espositive.

Le reazioni: emozioni, attese e criticità

La decisione ha suscitato emozione tra gli abituali frequentatori, gli studenti che affollavano la BPI, i turisti culturali, ma anche nei quartieri circostanti, nei commercianti che traevano vantaggio dall’indotto, nei servizi di trasporto.

Molti visitatori si sono riversati al Pompidou nei giorni prima della chiusura per un’ultima visita, attratti dalla mostra finale di Tillmans o semplicemente per rivedere gli spazi familiari del museo.

C’è anche chi guarda con timore al rischio che lavori così ampi possano alterare l’identità originale del luogo, renderlo più turistico, meno spontaneo. Altri segnalano il problema della gestione delle collezioni, dello stoccaggio durante i lavori, della sicurezza delle opere. Ma gli architetti e i direttori del progetto assicurano che la conservazione patrimoniale è una priorità, tanto quanto gli aggiornamenti.

Sul fronte economico e di gestione, il costo è alto, ma ritenuto necessario: il Pompidou è, secondo statistiche recenti, tra i musei più visitati di Parigi, con 5 milioni di visitatori nel 2024.

Il Pompidou che verrà

Nel 2030, alla riapertura, il Centre dovrà essere:

    – Più sicuro, con norme antincendio moderne rispettate alla lettera;

    – Più accessibile sotto il profilo fisico (accessi, ascensori, rampe), ma anche sensoriale e cognitivo;

    – Più sostenibile: risparmio energetico, materiali migliori, sistemi di climatizzazione aggiornati;

    – Più luminoso e trasparente negli interni, per ridurre confinamenti visivi e colonne oscure, migliorare l’esperienza luminosa;

    Ancora mantenuto come locus culturale aperto, con spazi partecipativi, ristorativi, sociali; non solo mostre d’arte pura, ma anche comunità, città.

La posta in gioco

La ristrutturazione del Pompidou è uno specchio di molte tensioni contemporanee nel mondo dei musei:

    Conservazione vs Innovazione: restauro fedelmente conservativo o interventi che trasformano? Il Pompidou tenta l’equilibrio: conservare l’utopia architettonica originaria, ma adattarla al tempo presente.

    Museo come spazio pubblico: non più solo luogo di esposizione, ma anche di incontro, di servizi, di comunità. La piazza Beaubourg, il parcheggio che diventa spazio per artisti, il ristorante, tutto va in questa direzione.

    Accessibilità e democrazia culturale: la chiusura obbliga a ripensare come servire il pubblico non solo quando stai dentro il museo, ma quando sei fuori. Le sedi temporanee, l’espansione geografica sul territorio diventano fondamentali.

    Sostenibilità ambientale: edifici iconici del XX secolo spesso sono restii a cambiare strutturalmente. Ma oggi non è più un lusso: è una necessità climatica ed economica.

Il Centre Georges Pompidou compie un passo audace: fermarsi per rinnovarsi, silenziosamente, ma con la consapevolezza che l’arte, l’architettura, la cultura devono evolvere per continuare a essere vive. Da giugno a settembre 2025 vedremo l’addio dei corridoi affollati, delle scale mobili rosse, delle mostre temporanee all’ultimo piano. Ma il ritorno promesso per il 2030 vuol essere più di una riapertura: una rinascita.

Parigi perderà per cinque anni uno dei suoi simboli più amati, ma nel farlo sta investendo nel suo futuro culturale, architettonico, sociale. In quell’intervallo che sembra lungo, si costruisce anche una speranza: che il Pompidou tornato sia un luogo più aperto, più luminoso, più accessibile, più vivibile.

23 Settembre 2025
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