Khamenei in crisi: possibile fuga in Russia mentre gli attacchi israeliani intensificano la pressione
Mentre gli attacchi aerei israeliani continuano a imperversare su Teheran e altre regioni dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei e la leadership iraniana sembrano prepararsi a scenari estremi. Secondo quanto riportato da Iran International, vicino all’opposizione iraniana, Ali Asghar Hejazi, vice capo di gabinetto di Khamenei, sarebbe in trattative con funzionari russi per garantire una potenziale evacuazione per Khamenei e la sua famiglia, nel caso in cui la situazione dovesse deteriorarsi ulteriormente. Un alto funzionario russo avrebbe assicurato che Mosca faciliterà un corridoio sicuro per la loro uscita.
Khamenei, 86 anni, affronta una delle sfide più significative della sua lunga carriera, iniziata nel 1989. La crescente aggressione israeliana rappresenta una minaccia diretta non solo per la sua leadership, ma anche per l’intera architettura della Repubblica islamica che ha cercato di mantenere in piedi. Con pochi validi piani rimasti e un deterioramento della situazione interna, il Leader Supremo si trova ad affrontare un momento cruciale per il futuro dell’Iran.
Il Guardian sottolinea che Khamenei ha sempre cercato di evitare una guerra aperta, ma ora si trova in una situazione critica, con speculazioni sul suo successore che si intensificano. L’attacco israeliano arriva in un momento in cui i suoi alleati dell’Asse della resistenza, su cui Khamenei ha investito enormemente, stanno subendo gravi colpi.
Inoltre, recenti notizie suggeriscono che Israele avrebbe presentato agli Stati Uniti un piano per eliminare Khamenei, ma l’ex presidente Trump avrebbe posto il veto per evitare un’escalation del conflitto che potrebbe destabilizzare ulteriormente la regione.
Khamenei, nato nel 1939 a Mashhad, ha avuto un percorso politico che lo ha portato a diventare Guida suprema dopo la morte di Khomeini nel 1989. Ha sostenuto l’Asse della resistenza, che comprende Hamas, Hezbollah e altre milizie, ma ora si trova a gestire una crescente instabilità interna, segnata da proteste e repressioni, così come dalla morte dell’ex presidente Ebrahim Raisi nel 2024, aumentando le speculazioni sulla successione.
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