3:35 pm, 11 Giugno 25 calendario

Garlasco: il messaggio criptato di Bertani prima del suicidio e i nuovi sviluppi dell’indagine

Di: Redazione Metrotoday
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Un nuovo capitolo si apre nel controverso caso di Garlasco, con il settimanale “Gente” che ha recentemente decrittato un post pubblicato su Facebook da Michele Bertani, l’amico di Andrea Sempio, che si suicidò nel 2016. A poche settimane dalla condanna definitiva di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi, Bertani condivise una frase inquietante tratta da una canzone dei Club Dogo: “La Verità Sta Nelle CoSe Che NeSSuno sa!!!“. Secondo l’analisi, rimuovendo le lettere maiuscole, il messaggio risultante, “a eria’ ta elle oe he euno sa”, può essere trascritto in ebraico, svelando la frase “C’era una ragazza lì che sapeva”.

Questo messaggio aggiunge un ulteriore strato di complessità al caso di Garlasco, già ricco di misteri. Il nickname di Bertani su Facebook, “Mem He Shin”, è evocativo della mistica ebraica e della Cabala, rimandando al Quinto nome di Dio. Inoltre, è emerso che Bertani nel 2007 possedeva un’auto nera simile a quella descritta da un testimone il giorno dell’omicidio di Chiara Poggi. Tra le immagini postate da Bertani, una lo ritrae appoggiato a una Golf nera del 2004, veicolo di cui avrebbe avuto disponibilità da patentato.

Un testimone, Marco Muschitta, dichiarò di aver visto un’auto scura parcheggiata vicino alla casa di Poggi, ma la sua testimonianza fu inizialmente considerata inattendibile. Con il passare del tempo, le sue dichiarazioni potrebbero ora essere riconsiderate, poiché la descrizione dell’auto coincide con quella di Bertani. Questo porta a interrogativi sul reale coinvolgimento di Michele Bertani nel caso.

I carabinieri del RIS, incaricati dalla Procura di Pavia, hanno recentemente effettuato un’operazione nella villetta dei Poggi a Garlasco, utilizzando laser scanner e droni per ricostruire in 3D l’interno e l’esterno della casa, luogo del tragico omicidio di Chiara Poggi avvenuto nel 2007. Questo intervento mira a confrontare le attuali rilevazioni con le immagini raccolte all’epoca del delitto, per analizzare meglio la traiettoria delle tracce di sangue e la dinamica dell’omicidio. I rilievi sono durati oltre sei ore, evidenziando l’importanza di questa nuova indagine.

Il “decreto di ispezione dei luoghi” emesso dalla Procura implica la necessità di accertare le tracce e gli effetti materiali del reato. Secondo le informazioni fornite dall’avvocato Francesco Compagna, legale della famiglia Poggi, l’accertamento è stato presentato come un’ispezione dei luoghi, alla quale la famiglia non ha potuto partecipare. Compagna ha spiegato che i carabinieri hanno condotto misurazioni e rilevazioni per ricostruire la scena del crimine, considerate cruciali dopo 18 anni dall’evento.

Angela Taccia, legale di Andrea Sempio, ha confermato che l’ispezione ha coperto l’intero piano terra, con l’obiettivo di localizzare précisément le tracce rinvenute nel 2007. Ha sottolineato l’importanza di una triangolazione accurata delle tracce di sangue e impronte, per determinare con precisione la loro disposizione.

La difesa di Alberto Stasi ha accolto positivamente questi sviluppi, considerandoli fondamentali per una rivisitazione e un approfondimento della dinamica omicidiaria. Giada Bocellari, avvocata di Stasi, ha dichiarato che la nuova analisi mira a raccogliere dati aggiuntivi per un’analisi più completa e precisa.

La nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi, potrebbe comunque trovarsi in una fase critica a causa della scomparsa di reperti chiave. Secondo un’inchiesta del quotidiano Il Messaggero, elementi cruciali, tra cui frammenti di intonaco con impronte, il pigiama della vittima e, soprattutto, il materiale genetico trovato sotto le unghie di Chiara, non sono più disponibili. Questo DNA era considerato altamente compatibile con il profilo di Andrea Sempio, con probabilità fino a 2.153 volte superiori rispetto a un soggetto ignoto. Tuttavia, la sua assenza ora compromette gravemente l’inchiesta.

Le scomparse di questi reperti, tra cui l’impronta numero 33 attribuita a un amico di Marco Poggi e il pigiama indossato dalla vittima, rendono impossibili nuovi esami comparativi. Secondo le informazioni, tali elementi sarebbero stati distrutti dopo la condanna definitiva di Alberto Stasi, già giudicato colpevole nel 2015. La mancanza di questa “prova regina” lascia il nuovo procedimento privo di fondamenta solide e rischia di bloccarsi prima di iniziare.

Nonostante l’assenza del materiale originale, i periti della Procura di Pavia stanno rianalizzando i dati raccolti in precedenti esami forensi. Utilizzando tecniche statistiche avanzate, hanno stabilito che il DNA in questione è da 476 a 2.153 volte più probabile appartenere ad Andrea Sempio rispetto a un soggetto sconosciuto. Tuttavia, gli esperti avvertono che senza il campione originale, non si può escludere il rischio di contaminazione.

Un altro elemento emerso dalla nuova perizia è la presenza di un profilo genetico maschile non riconducibile né a Sempio né a Stasi, suggerendo che Chiara potrebbe aver avuto contatti con una terza persona prima della sua morte. Per escludere il rischio di contaminazione, l’indagine prevede anche l’analisi del DNA di alcuni carabinieri intervenuti sulla scena del crimine.

Gian Luigi Tizzoni, avvocato della famiglia Poggi, ha espresso preoccupazione riguardo alla riapertura del caso, sottolineando che esiste già una sentenza definitiva su Stasi. La famiglia, pur aperta a verifiche, teme un processo basato su prove inconsistenti. Tizzoni ha anche suggerito di ampliare il numero di soggetti da sottoporre al test del DNA per evitare futuri depistaggi e cercare di chiudere definitivamente un caso che continua a suscitare interesse mediatico dopo quasi vent’anni.

11 Giugno 2025
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