Giornata Internazionale dei bambini scomparsi: un uliveto di memoria e speranza a Pachino
In occasione della Giornata Internazionale dei Bambini Scomparsi, l’Associazione Meter lancia un forte appello alla memoria e alla speranza, sottolineando che i bambini non svaniscono nel nulla. “Abbiamo piantato la memoria e la speranza,” afferma don Fortunato Di Noto. “I bambini restano nella nostra coscienza e nella nostra lotta.”
Oggi nasce l’“Uliveto della Memoria e della Speranza”, un giardino commemorativo situato nel cuore dell’Associazione, dove si ricordano 1.000 bambini scomparsi. Questo uliveto è un simbolo vivo e tangibile di mille volti e mille assenze che lottiamo per non dimenticare.
Ogni albero è piantato tra le foto di bambini scomparsi, molte delle quali rimaste nell’oblio. Gli ulivi, simbolo di pace e resilienza, sostengono la memoria di chi è stato strappato via. Un filo rosso collega le immagini e gli alberi, rappresentando non solo il dolore delle famiglie, ma anche la determinazione a non spezzare mai il legame con la verità.
“Ci hanno rubato i bambini, ma non ci toglieranno la memoria. Ogni volta che piantiamo un albero, diciamo al mondo: tu li hai dimenticati, noi no. In quel filo rosso c’è il sangue dell’innocenza tradita e il nostro grido che nessuno potrà mettere a tacere,” sottolinea don Di Noto.
L’Uliveto della Memoria e della Speranza non è solo un giardino. È un atto politico e spirituale che denuncia il silenzio. È un rifugio per chi cerca e piange, un luogo di resistenza contro l’indifferenza.
In Italia, più di 21.000 minori sono scomparsi negli ultimi vent’anni. Molti di loro non sono mai stati ritrovati e sono vittime di sfruttamento e abuso. La maggior parte è avvolta in silenzi e omissioni.
“Ho guardato negli occhi genitori disperati. Non esiste dolore più feroce e, a quel dolore, si aggiunge l’indifferenza del mondo. Ma noi non taceremo,” afferma don Di Noto.
Nel 2002, Meter aveva creato un Muro della Vergogna con oltre 300 fotografie di bambini scomparsi. Oggi, quel muro si trasforma in uliveto, per far sì che la memoria non sia solo una parete che piange, ma un luogo che cresce e chiama.
“Ogni bambino scomparso è un pugno nello stomaco della civiltà. Chi tace è complice. Questo uliveto è la nostra risposta: non vogliamo pietà. Vogliamo giustizia e memoria,” conclude don Fortunato Di Noto.
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