Il carcere in crisi: diritti umani e reinserimento sociale al centro del dibattito
Il carcere, un’istituzione al collasso: garantire i diritti umani e il reinserimento sociale Convegno a Casa Caciolle, a Firenze. L’evento, promosso dalla Fondazione per la Formazione Forense e dall’Ordine degli Avvocati di Firenze, ha visto il sostegno della Camera Penale e dell’Opera Divina Provvidenza Madonnina del Grappa
La necessità di garantire i diritti umani anche all’interno delle carceri, la lotta contro le condizioni di violenza e degrado nelle istituzioni penitenziarie, e il fondamentale obiettivo di trasformare la pena in un’opportunità di reinserimento sociale. Questi i temi centrali del convegno “Il carcere: un’istituzione al collasso” tenutosi ieri a Casa Caciolle, a Firenze.
L’evento, promosso dalla Fondazione per la Formazione Forense e dall’Ordine degli Avvocati di Firenze, ha ricevuto il sostegno della Camera Penale e dell’Opera Divina Provvidenza Madonnina del Grappa. Il convegno si è aperto con un intervento del Prof. Luciano Eusebi, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, seguito dai contributi dei docenti di diritto penale dell’Università di Firenze, Francesco Palazzo, Giovanni Flora, Fausto Giunta e Roberto Bartoli. Gli esperti hanno sottolineato l’importanza di superare una visione “carcere-centrica” del diritto penale e la necessità di un cambio di paradigma che metta al centro, nella fase esecutiva, i diritti dei detenuti, la tutela della dignità umana e l’attuazione dei principi costituzionali.

È stata ribadita anche l’urgenza di interventi legislativi per migliorare le condizioni carcerarie. Durante il dialogo con Don Vincenzo Russo, l’Arcivescovo di Firenze Mons. Gherardo Gambelli ha ricordato che in carcere non si trovano solo “colpevoli” ma persone, che fanno parte della nostra comunità. Monsignor Gambelli ha, inoltre, richiamato il messaggio di speranza di Papa Francesco, evidenziando la tragica realtà delle “morti per pena”, fenomeno che continua a segnare drammaticamente il sistema penitenziario.
Con l’hashtag #SolliccianoDeveChiudere, la sessione pomeridiana del convegno ha dato voce a coloro che vivono e lavorano all’interno delle carceri. Interventi da parte della magistratura di sorveglianza, dell’avvocatura, delle associazioni che operano in carcere e dell’assessore al sociale del Comune di Firenze, Nicola Paulesu, hanno denunciato condizioni di vita inaccettabili nella Casa Circondariale di Sollicciano, con un appello a interventi urgenti e non più procrastinabili. È stato sottolineato che “chiudere Sollicciano” non può essere solo uno slogan, ma una proposta concreta per superare una struttura carceraria che, per la sua vetustà, costringe i detenuti a vivere in condizioni disumane e degradanti.
La denuncia di ieri si è fatta ancora più drammatica con la notizia dell’ennesimo suicidio di un detenuto a Sollicciano. “Si tratta del secondo suicidio in meno di due mesi, un dato tragico che non può lasciare indifferenti – commenta Sergio Paparo, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Firenze -. I suicidi, infatti, non sono solo numeri, ma storie di persone che hanno vissuto situazioni insostenibili. Il 3 gennaio scorso, un ragazzo egiziano di soli 25 anni si è tolto la vita, e oggi è toccato a un giovane romeno di 39 anni. Le loro vite spezzate rappresentano un monito per tutti noi. Non possiamo più attendere! La condizione di invivibilità della Casa Circondariale di Sollicciano è insostenibile. È il momento di agire per garantire una giustizia che rispetti la dignità umana e promuova il reinserimento sociale dei detenuti.”
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