5:29 pm, 5 Febbraio 26 calendario

Terremoto più forte al mondo: storia, cause e conseguenze

Di: Claudio Migliorati
terremoto e tsunami valdivia cile 1960
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Il terremoto più forte al mondo non è solo un dato da record, ma una chiave per capire come funziona il nostro pianeta. In questa guida scoprirai dove e quando è avvenuto, cosa lo ha reso così devastante e quali lezioni ci offre oggi per prevenzione, sicurezza e ricerca scientifica.Quando si parla del terremoto più forte al mondo, è importante chiarire cosa si intende per “forza” e come viene effettivamente misurata. La questione non è solo scientifica, ma anche di comunicazione e percezione: spesso, infatti, si tende a confondere termini tecnici che invece rappresentano aspetti molto diversi del fenomeno sismico.

Come si misura la forza di un terremoto

La forza di un terremoto viene tradizionalmente indicata dalla magnitudo. La magnitudo rappresenta una misura quantitativa dell’energia liberata dal sisma nel punto di rottura delle rocce. La scala più celebre per misurare la magnitudo è la scala Richter, sviluppata negli anni ‘30 del Novecento, ma oggi i sismologi preferiscono utilizzare la magnitudo momento, che restituisce una stima più precisa soprattutto per i grandi eventi.

  • Magnitudo Richter: storicamente usata per i terremoti di media intensità.
  • Magnitudo momento: oggi lo standard per i grandi terremoti, come quello cileno del 1960.

La magnitudo è una scala logaritmica: un aumento di un punto equivale a un’energia liberata circa 32 volte superiore. Un terremoto di magnitudo 9 libera quindi energia cento volte superiore rispetto a uno di magnitudo 7!

Differenza tra magnitudo e intensità

Oltre alla magnitudo, esiste un altro parametro fondamentale per misurare le scosse di terremoto: l’intensità sismica. Questa non misura l’energia liberata, ma descrive gli effetti percepiti e i danni prodotti in un luogo specifico. La scala più usata in Italia è la scala Mercalli, che va da I (non avvertito) a XII (distruzione totale).

  • Magnitudo: misura fisica e oggettiva dell’energia.
  • Intensità: misura soggettiva, dipendente da distanza, profondità e vulnerabilità locale.

La distinzione è cruciale: un sisma molto forte in mezzo all’oceano può avere magnitudo altissima ma intensità bassa sulle terre emerse, quindi produrre pochi danni e vittime.

Limitarsi a confrontare i terremoti solo sul valore della magnitudo può essere fuorviante. Un sisma di magnitudo 7 in una zona densamente popolata, con edifici vulnerabili, può essere molto più catastrofico di uno di magnitudo 9 in una regione disabitata o ben preparata. Inoltre, la profondità dell’epicentro, la distanza dai centri abitati, la morfologia del terreno e la qualità delle costruzioni sono fattori determinanti per l’entità reale dei danni.

Il terremoto più forte al mondo: Cile del 1960, il record

Il terremoto più forte al mondo mai registrato dagli strumenti moderni è quello avvenuto in Cile nel 1960. Si tratta di un evento che ancora oggi impressiona per la sua potenza e per le conseguenze su scala mondiale.

Il sisma si verificò il 22 maggio 1960, poco dopo le 15 ora locale. L’epicentro si trovava vicino a Valdivia, nella regione centro-meridionale del Cile, lungo la costa affacciata sull’Oceano Pacifico. In quell’epoca, la zona era già nota per la sua attività sismica, ma nessuno poteva prevedere un evento di portata così eccezionale.

La magnitudo 9.5 e le sue caratteristiche

Il terremoto del Cile 1960 raggiunse una magnitudo 9.5 sulla scala momento, la più alta mai registrata con strumenti sismologici affidabili. Il sisma durò circa dieci minuti, un tempo impressionante se si pensa che la maggior parte dei terremoti supera raramente i 30 secondi.

Le onde sismiche si propagarono su una lunghezza di faglia di oltre 1000 chilometri. Il rilascio di energia fu tale da spostare intere porzioni di crosta terrestre, modificando il paesaggio e la costa cilena.

Le principali aree colpite in Cile e nel Pacifico

Oltre a Valdivia, le città di Puerto Montt, Concepción e Temuco subirono danni gravissimi. Ma le conseguenze non si limitarono al Cile: il terremoto fu avvertito in gran parte del Sudamerica e, attraverso il Pacifico, arrivò a colpire anche le Hawaii, il Giappone e le Filippine con onde di maremoto (tsunami).

Uno degli aspetti più devastanti fu il maremoto generato dal sisma. Le onde, alte fino a 25 metri in alcuni punti della costa cilena, attraversarono tutto il Pacifico, raggiungendo le Hawaii dopo 15 ore e causando danni anche in Giappone, a oltre 17.000 chilometri di distanza.

Questo fenomeno evidenzia il legame diretto tra megaterremoti e tsunami.

Cause geologiche del terremoto più forte al mondo

Capire cosa abbia reso possibile un sisma così potente significa entrare nel cuore della tettonica a placche e analizzare le dinamiche geologiche più profonde del pianeta.

Il Cile si trova in una delle aree più instabili della Terra: qui la placca di Nazca, che si muove verso est, si infila sotto la placca Sudamericana in un processo detto subduzione. Questo movimento genera enormi tensioni che, quando raggiungono un limite critico, si rilasciano improvvisamente sotto forma di terremoti.

La zona di subduzione cilena accumula energia per decenni o secoli. Nel 1960, la liberazione fu così intensa da generare non solo il sisma più potente mai registrato, ma anche una delle più grandi deformazioni crostali osservate in epoca moderna.

Perché alcune faglie possono generare megaterremoti

Non tutte le faglie possono produrre terremoti di questa entità. Solo le zone di subduzione molto estese e con attrito elevato, come quella cilena, hanno il potenziale per raggiungere magnitudo superiori a 9. In questi casi, la rottura interessa centinaia di chilometri di crosta e coinvolge masse enormi di roccia e acqua.

Il ruolo delle zone di subduzione nel rischio globale

Le zone di subduzione sono oggi considerate le aree a più alto rischio di megaterremoti e tsunami. Oltre al Cile, situazioni simili si trovano in Giappone, Indonesia, Alaska e lungo la costa occidentale del Nord America. Per ulteriori dettagli sulle altre grandi zone di subduzione e i rischi associati, suggerisco di consultare il nostro speciale sull’Anello di Fuoco del Pacifico.

5 Febbraio 2026
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