2:02 pm, 28 Giugno 26 calendario

Contratto Difesa e Sicurezza 2025-2027, rottura sul rinnovo

Di: Redazione Metro

🌐 Roma, 26 giugno 2026. Si chiude con una posizione netta il confronto per il rinnovo del contratto 2025-2027 del Comparto Difesa e Sicurezza: USMIA Esercito respinge l’ipotesi attuale e annuncia il mancato assenso alla sottoscrizione, denunciando l’assenza di un reale riconoscimento della specificità del lavoro militare e l’insufficienza delle risorse destinate al personale.

Il tavolo negoziale si è concluso ieri presso il Dipartimento della Funzione Pubblica, dopo settimane di confronto tecnico e politico sul rinnovo contrattuale del triennio 2025-2027. Un passaggio atteso, che avrebbe dovuto consolidare l’intesa tra amministrazione e rappresentanze del personale del Comparto Difesa e Sicurezza. E invece, il confronto si è trasformato in un punto di frizione.

A prendere una posizione di rottura è stata USMIA Esercito, che attraverso l’intervento del Segretario Generale Leonardo Nitti ha annunciato in modo formale l’impossibilità di sottoscrivere l’ipotesi di accordo così come configurata.

Un contratto da 5,4% che non convince: il nodo delle risorse

La proposta economica sul tavolo prevede un incremento medio del 5,4%, in linea con quanto già riconosciuto ad altri comparti del pubblico impiego. Una cifra che, secondo l’impostazione del Governo, dovrebbe garantire continuità e omogeneità nella politica salariale della Pubblica Amministrazione.

Ma è proprio qui che si apre la frattura più profonda.

Per USMIA Esercito, il problema non è solo l’entità dell’aumento, ma la sua struttura: un intervento giudicato incapace di incidere realmente sulle condizioni operative e professionali del personale militare.

Nel corso del confronto, le risorse sono risultate concentrate soprattutto su voci considerate “strutturali” come il punto parametrale, l’assegno pensionabile e l’importo aggiuntivo pensionabile. Una scelta che, secondo la rappresentanza sindacale militare, non affronta le criticità quotidiane del servizio.

La “specificità militare” al centro della contestazione

Il concetto di specificità militare è da anni uno dei pilastri del dibattito sul lavoro nelle Forze Armate. Tuttavia, secondo USMIA Esercito, questa specificità continua a restare più un principio dichiarato che un criterio operativo nella definizione dei contratti.

La denuncia del sindacato è chiara: la distanza tra riconoscimento formale e riconoscimento economico reale resta ancora troppo ampia.

Nel suo intervento, Leonardo Nitti ha sottolineato come il modello attuale non riesca a valorizzare le condizioni effettive del servizio militare: disponibilità permanente, impiego operativo, vincoli ordinamentali e limitazioni dei diritti individuali.

Non si tratta solo di retribuzione, ma di una questione più ampia che riguarda equilibrio, equità e sostenibilità del lavoro in uniforme.

Le criticità irrisolte: previdenza, straordinari e indennità

Uno dei punti più sensibili del confronto riguarda l’insieme delle voci rimaste fuori dalla trattativa centrale.

Secondo USMIA Esercito, il contratto non affronta in modo adeguato temi strutturali come la previdenza dedicata, il FESI, il lavoro straordinario, le indennità operative, i compensi forfettari d’impiego e la valorizzazione del personale.

A questi si aggiunge il nodo della tutela dei volontari e quello, sempre più rilevante, del riequilibrio delle risorse all’interno dell’intero Comparto Difesa e Sicurezza.

Il risultato, secondo la lettura sindacale, è un impianto contrattuale che rischia di consolidare squilibri già esistenti invece di correggerli.

Una disparità interna al Comparto che alimenta la tensione

Il confronto non riguarda solo il rapporto tra amministrazione e rappresentanze militari, ma anche la distribuzione interna delle risorse tra le diverse componenti del Comparto.

USMIA Esercito evidenzia infatti una persistente disparità tra Forze Armate e altre articolazioni del sistema sicurezza, sia sul piano del trattamento accessorio sia su quello delle possibilità negoziali.

Questa asimmetria viene definita non più sostenibile, soprattutto alla luce delle responsabilità operative e dei vincoli disciplinari che caratterizzano il servizio militare rispetto ad altri settori del pubblico impiego.

È un tema che da tempo attraversa il dibattito interno alle Forze Armate, ma che nel contesto del rinnovo 2025-2027 assume un peso politico ancora più rilevante.

La scelta del rinvio: la Legge di Bilancio come vero banco di prova

Di fronte a questo scenario, USMIA Esercito indica una via alternativa: sospendere la valutazione definitiva e attendere la prossima Legge di Bilancio.

Secondo la posizione espressa da Leonardo Nitti, solo la manovra economica potrà chiarire se esiste una reale volontà politica di investire sulla specificità militare con risorse aggiuntive e strutturali.

In questa prospettiva, il contratto attuale viene considerato incompleto, perché privo di quegli elementi finanziari necessari a costruire un impianto realmente innovativo.

La richiesta non è solo di rinvio, ma di riprogettazione del modello contrattuale su basi diverse, più aderenti alla realtà operativa quotidiana del personale.

Un sistema che cambia, ma non abbastanza in fretta

Il dibattito sul rinnovo contrattuale si inserisce in un contesto più ampio di trasformazione della Pubblica Amministrazione e delle Forze Armate italiane. Negli ultimi anni, il settore ha vissuto una progressiva evoluzione normativa e organizzativa, accompagnata da un aumento delle aspettative del personale.Tuttavia, secondo la posizione espressa da USMIA Esercito, questo processo non ha ancora prodotto un adeguato adeguamento delle condizioni economiche e normative.

Il rischio, sottolineato implicitamente nel confronto, è quello di una distanza crescente tra aspettative e realtà operativa, con conseguenze sulla motivazione e sulla tenuta complessiva del sistema.

Le parole di USMIA: una linea di principio prima ancora che economica

La posizione finale del sindacato militare non si limita a una valutazione tecnica del contratto, ma assume un valore più ampio.

“Firmare oggi un contratto privo di risposte concrete sulla specificità significherebbe rinviare ancora una volta le aspettative del personale militare” è il principio attorno a cui si è costruita la decisione di non sottoscrivere l’accordo.

Il messaggio è diretto: senza un riconoscimento concreto delle condizioni di lavoro, ogni aumento economico rischia di risultare parziale e insufficiente.

Una frattura che apre la fase politica del dossier Difesa

La mancata firma non chiude il percorso contrattuale, ma lo sposta inevitabilmente sul piano politico. Il Governo e le parti coinvolte saranno chiamati a rivedere le condizioni della trattativa, soprattutto in vista dei prossimi appuntamenti di bilancio.

Il nodo centrale resta lo stesso: trovare un equilibrio tra sostenibilità finanziaria e riconoscimento della specificità del personale militare.

Una sfida che non riguarda solo gli aspetti retributivi, ma la capacità del sistema istituzionale di valorizzare in modo coerente chi opera quotidianamente in contesti di responsabilità e rischio.

Un messaggio che va oltre il contratto

Al di là della dinamica negoziale, la posizione di USMIA Esercito rimette al centro una questione di fondo: il rapporto tra Stato e personale in uniforme.

I militari non chiedono privilegi, ma un riconoscimento coerente del loro ruolo. È su questo terreno che si misura oggi la tenuta del modello contrattuale della Difesa.

Il confronto resta aperto. E il prossimo passaggio, quello della Legge di Bilancio, sarà decisivo per capire se la distanza emersa in questi giorni potrà essere colmata o se si trasformerà in una frattura più profonda nel sistema della rappresentanza militare italiana.

28 Giugno 2026
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