🌐 Bill Morrison al Torino Jazz Festival 2026
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Bill Morrison al Torino Jazz Festival 2026 con The Great Flood: cinema, jazz e memoria al centro della XIV edizione “The Sound of Surprise”. A Torino un evento tra musica dal vivo, immagini d’archivio e riflessioni sulle radici del blues e la memoria afroamericana.
Torino Jazz Festival 2026: il cinema incontra il jazz
Il Torino Jazz Festival torna nel 2026 con una XIV edizione che si annuncia tra le più ambiziose e interdisciplinari della sua storia. Il titolo scelto, The Sound of Surprise, sintetizza perfettamente lo spirito dell’intera programmazione: stupire, contaminare, intrecciare linguaggi artistici diversi in un unico grande racconto urbano e culturale.
In questo scenario si inserisce la presenza di Bill Morrison, uno dei cineasti più innovativi e riconosciuti a livello internazionale, noto per la sua capacità di trasformare materiali d’archivio e pellicole dimenticate in opere cinematografiche dal forte impatto emotivo e visivo.
La partecipazione di Bill Morrison rappresenta uno dei momenti più significativi dell’intero festival, dove il cinema diventa parte integrante della narrazione musicale.

Un festival che trasforma Torino in capitale del jazz
Il Torino Jazz Festival 2026 si svolgerà da sabato 25 aprile a sabato 2 maggio, preceduto da un’anteprima diffusa nei jazz club cittadini dal 22 al 24 aprile.
La manifestazione, promossa dalla Città di Torino e realizzata dalla Fondazione per la Cultura Torino, si conferma uno degli appuntamenti culturali più rilevanti del panorama italiano ed europeo.
Il festival non è soltanto una rassegna musicale, ma un dispositivo culturale che trasforma la città in un laboratorio creativo diffuso.
Torino diventa così un palcoscenico urbano dove musica, cinema, arti visive e performance dialogano tra loro, coinvolgendo spazi istituzionali, auditorium, musei e club storici.
Bill Morrison protagonista: il cinema come memoria viva
Tra gli ospiti più attesi spicca Bill Morrison, artista e regista statunitense riconosciuto per il suo lavoro di recupero e rielaborazione di materiali filmici d’archivio.
Il suo cinema si distingue per un approccio unico: non ricostruisce il passato, ma lo fa riemergere attraverso le tracce materiali della pellicola, trasformando film deteriorati e immagini dimenticate in opere contemporanee.
Il suo linguaggio cinematografico non si limita a raccontare la storia, ma la riattiva attraverso la memoria visiva e sonora.
La sua presenza al Torino Jazz Festival conferma la vocazione del festival ad accogliere artisti capaci di superare i confini tradizionali delle discipline.
The Great Flood: un’opera tra catastrofe e memoria
Il cuore del progetto presentato a Torino sarà The Great Flood, opera realizzata da Bill Morrison nel 2012 in collaborazione con il musicista Bill Frisell.
Il film nasce dall’elaborazione di straordinarie immagini d’archivio dedicate alla grande alluvione del Mississippi del 1927, uno degli eventi naturali più devastanti della storia degli Stati Uniti.
Quell’alluvione non fu solo una catastrofe ambientale, ma anche un evento sociale e culturale che contribuì a ridisegnare le dinamiche della popolazione afroamericana nel sud degli Stati Uniti.
The Great Flood trasforma un disastro naturale in una potente riflessione visiva sulla migrazione, sulla perdita e sulla ricostruzione dell’identità collettiva.

Cinema e musica: il dialogo con Bill Frisell ed Eyvind Kang
Uno degli elementi più innovativi del progetto è il dialogo tra immagini e musica dal vivo.
A Torino, The Great Flood sarà presentato in una versione speciale con la partecipazione di Bill Frisell alla chitarra ed Eyvind Kang al violino, in una formazione inedita in duo.
La performance live trasforma la proiezione in un’esperienza immersiva in cui suono e immagine si fondono in tempo reale.
La musica non accompagna semplicemente il film: lo interpreta, lo espande e lo trasforma.
Questo approccio rende ogni esecuzione unica e irripetibile, rafforzando la dimensione performativa dell’opera.
L’incontro pubblico alla GAM: Morrison racconta il suo cinema
Il programma del festival prevede anche un momento di approfondimento diretto con il pubblico.
Mercoledì 29 aprile alle ore 17.00, presso la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, Bill Morrison sarà protagonista dell’incontro “Bill Morrison racconta The Great Flood”.
L’evento sarà introdotto dalla direttrice della GAM Chiara Bertola e vedrà il dialogo con il direttore artistico del festival Stefano Zenni.
Un’occasione rara per entrare nel processo creativo di uno dei più importanti autori del cinema contemporaneo.
Durante l’incontro, Morrison illustrerà il suo metodo di lavoro, basato sull’uso di materiali filmici deteriorati, e il modo in cui la memoria visiva diventa strumento di narrazione contemporanea.
Le immagini d’archivio come materia viva del cinema
Uno degli aspetti più affascinanti del lavoro di Bill Morrison è la sua capacità di trasformare materiali apparentemente “morti” in nuove forme di espressione.
Le pellicole deteriorate, le immagini rovinate dal tempo, le sequenze incomplete diventano nel suo cinema elementi poetici e narrativi.
Il tempo non è un limite, ma il vero protagonista del suo linguaggio cinematografico.
In The Great Flood, questa filosofia trova una delle sue espressioni più potenti, trasformando il passato in una presenza viva e attuale.
Il Mississippi del 1927: una ferita nella storia americana
La grande alluvione del Mississippi del 1927 rappresenta uno degli eventi più drammatici della storia degli Stati Uniti.
Milioni di persone furono colpite, con migrazioni forzate e profonde trasformazioni sociali ed economiche.
Nel film di Morrison, questo evento diventa una lente attraverso cui osservare le radici della musica afroamericana e del blues, legando indissolubilmente storia, cultura e identità.
Il cinema diventa così uno strumento per rileggere la storia attraverso le emozioni e la memoria collettiva.

Il Torino Jazz Festival come piattaforma interdisciplinare
La presenza di Bill Morrison si inserisce perfettamente nella visione curatoriale del festival, che da anni si distingue per la sua apertura ai linguaggi contemporanei.
Il Torino Jazz Festival non si limita alla musica jazz in senso stretto, ma esplora le connessioni tra suono, immagine, performance e ricerca artistica.
Il festival si configura come una piattaforma culturale in cui le arti dialogano senza confini rigidi.
Questa impostazione consente di attrarre artisti provenienti da discipline diverse, creando esperienze ibride e innovative.
Una città che diventa palcoscenico diffuso
Durante i giorni del festival, Torino si trasforma in un vero e proprio ecosistema culturale diffuso.
Dai jazz club alle sale da concerto, dai musei agli spazi pubblici, la città diventa parte integrante dell’esperienza artistica.
L’anteprima dal 22 al 24 aprile nei club cittadini anticipa questa dimensione diffusa, coinvolgendo il pubblico in un percorso progressivo verso il cuore del festival.
Torino non ospita il festival: lo vive e lo attraversa.
I protagonisti musicali e la forza del dialogo artistico
Accanto a Bill Morrison, il festival ospiterà una vasta programmazione di artisti internazionali e italiani, confermando la sua vocazione globale.
Il jazz, in questo contesto, non è solo genere musicale, ma linguaggio aperto e in continua evoluzione.
La contaminazione tra musica e altre arti diventa il motore creativo dell’intero festival.
Il valore simbolico di The Sound of Surprise
Il titolo dell’edizione 2026, The Sound of Surprise, racchiude l’essenza del festival.
Il jazz, per sua natura, è improvvisazione, sorpresa, dialogo continuo tra struttura e libertà.
In questa prospettiva, l’incontro tra Bill Morrison e il Torino Jazz Festival rappresenta una sintesi perfetta tra due linguaggi apparentemente distanti ma profondamente affini.
La sorpresa diventa metodo artistico e chiave di lettura del contemporaneo.
Produzione e rete culturale del festival
Il Torino Jazz Festival è un progetto della Città di Torino realizzato dalla Fondazione per la Cultura Torino, con il sostegno di importanti partner istituzionali e privati.
La rete di collaborazioni include realtà culturali, istituzioni pubbliche e partner media che contribuiscono a rafforzare la dimensione nazionale e internazionale dell’evento.
Un sistema culturale complesso che rende possibile la costruzione di un festival di questa portata.
Cinema, jazz e memoria in dialogo
La presenza di Bill Morrison al Torino Jazz Festival 2026 rappresenta molto più di un semplice appuntamento artistico.
È l’incontro tra cinema e musica, tra memoria e contemporaneità, tra archivio e performance.
The Great Flood diventa così un’esperienza collettiva che unisce storia, suono e immagine in una narrazione unica.
Torino, ancora una volta, si conferma una delle capitali europee della sperimentazione culturale, capace di trasformare il jazz in un linguaggio totale e il cinema in un atto musicale.
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