Pendleton racconta Botanica Season 2, nuovo spettacolo e nuovi quadri.
Vuole essere “la prova che la fotosintesi è possibile anche nell’oscurità del teatro”. Vuole essere “un cambiamento armonico e naturale , un po’ come i cambiamenti che avvengono quando cambiano i giardini, di stagione in stagione”. Vuole essere “un modo di ricordarci che noi non siamo separati dal vento, dalla neve, dal fiore sull’albero, non voglio fare prediche sul fatto che stiamo rovinando la natura ma solo far pensare e , soprattutto, intrattenere centrifugando la natura per stimolare nuove emozioni” .

Vuole essere “una rivisitazione tecnologia del primo ‘Botanica’ di 20 anni fa , con nuove fotografie integrate nello spettacolo e nuovi quadri, calendule, calabroni, della prima ‘Botanica’ da altri punti di vista creati da altri proiettori e quindi visivamente tutto diverso ma l’intelligenza artificiale non c’entra , la uso ma amo anche non usarla, io appartengo alla generazione che usa il cellulare ma ama anche abbandonarlo , ogni volta che vengo a Roma vado a Villa Borghese, mi siedo da solo sotto un pino, mi dimentico il cellulare ma ritrovo me stesso, lasciamo solo che l’intelligenza artificiale ci aiuti a vivere di più ma deve essere una vita che sia piena di poesia, di empatia e delle cose che noi amiamo, può aiutarci a sviluppare i nostri sensi, a diventare nuovi esseri umani ma nulla di più ” .
E, ancora, vuole essere “qualcosa che trasmette un senso di metamorfosi che è quello della natura e del balletto, una sorta di miglioramento dello spettacolo di 20 anni fa, con le quattro stagione del New England che sono molto diverse tra loro, con colori del tutto diversi, anche perché la natura è come la vita, le stagioni passano e quando ritornano, ogni volta, sono un po’ diverse”.

Vuole essere tutto questo la nuova magia che il papà dei Momix, Moses Pendleton, porta in scena dal 7 aprile (si parte da Bologna) in tutta Italia e che è venuto oggi a Roma a raccontarci, ‘Botanica Season 2′, grazie all’Accademia Filarmonica Romana, consolidando una collaborazione che prosegue da oltre quarant’anni fra i suoi Momix, il teatro Olimpico e l’istituzione romana, di cui Pendleton è Accademico dal 2012.
Un racconto dell’inizio di tournée ma anche un annuncio sulla futura collaborazione con Roberto Bolle , “da cui ho ricevuto una telefonata in cui mi chiedeva di adattare un pezzo per lui, un pezzo che vorrà danzare a Milano a maggio e sarà un pezzo di ‘Botanica’ che io adatterò proprio per il suo corpo”.

Anche stavolta sarà affiancato,come sempre, dalla moglie e codirettrice della compagnia Cynthia Quinn e presenterà dodici danzatori-acrobati che si alternano sulla scena (“che hanno come sempre un grande addestramento fisico ma che imparano anche ad essere attori, a danzare le immagini, all’occorrenza a improvvisare, anche se molto dipende dal ballerino, nel senso che ci sono danzatori più creativi e altri meno creativi, comunque mi piace creare un ambiente giocoso in cui loro hanno la libertà di improvvisare”), due atti per un totale di un’ora e mezza di danza, acrobazie,azzardi, illusione visiva in un viaggio che cavalca la musica da Vivaldi alla musica elettronica, passando per echi di musica tradizionale indiana fino a Peter Gabriel.
Del resto Pendleton ripete di “amare e sentire ogni tipo di musica, io passo letteralmente la vita con le cuffie addosso, così qui ho scelto una musica per ogni sezione e poi ho cucito le sezioni insieme , a volte anche in modo illogico”.
Insomma una natura animata dove i danzatori diventano vespe leggere come colibrì, calendule luminose, tronchi e architetture arboree, rendendo visibile l’ energia che attraversa il mondo naturale e in un presente in cui i danzatori rispetto a decenni fa hanno una preparazione accademica più classica, “a volte – precisa Pendelton- praticano persino troppo poco la danza libera mentre io penso, come diceva Balanchine, che se il danzatore ascolta la musica deve non contarla ma averla dentro di sé” e una natura in cui lui ha cercato di lavorare con l’alchimia della percezione, che trasforma il quotidiano in qualcosa di altro. Com lui dice: “ Sono costantemente ispirato dall’energia del sole, da come scolpisce un paesaggio, nutre un fiore, proietta un’ombra che diventa parte della danza. ‘Botanica’ non significa soltanto creare qualcosa di bello, ma risvegliare i sensi, riconnettersi con le materie prime della vita e ricordarci che non siamo separati dalla natura: ne siamo parte, e da essa siamo plasmati”.

Che cosa vuole suggerire tutto questo allo spettatore?
“Ci insegna la pazienza, in questa epoca in cui siamo sempre di corsa e imbottiti di caffé , i giardini e la gestione della natura ci insegnano che bisogna imparare ad avere pazienza, quindi a rallentare quando serve, e ci insegnano che devi addestrare i tuoi occhi per vedere bene dove va la natura”.
Al Teatro Olimpico di Roma dal 28 aprile al 10 maggio 2026.
credit fotografico Quinn Pendleton
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