4:50 pm, 30 Marzo 26 calendario

Digitalizzazione delle imprese italiane: la firma digitale è ancora il nodo irrisolto per le PMI

Di: Redazione Metrotoday
digitalizzazione imprese italiane
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Nonostante gli investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e le spinte normative degli ultimi anni, la digitalizzazione delle piccole e medie imprese italiane procede ancora a ritmo lento.

Secondo l’Indice DESI (Digital Economy and Society Index) della Commissione Europea, l’Italia si colloca stabilmente nella metà inferiore della classifica europea per l’integrazione delle tecnologie digitali nelle imprese, con un punteggio che nel 2023 si attestava al 20° posto su 27 Paesi membri. Tra gli ostacoli più comuni segnalati dalle PMI figurano la scarsa formazione del personale, i costi percepiti come elevati e, dato spesso sottovalutato, la mancata adozione di strumenti basilari come la firma digitale, che in molti contesti aziendali viene ancora sostituita dalla firma autografa su carta seguita da scansione e invio via email.

Firma digitale: uno strumento maturo ancora poco diffuso

La firma digitale in Italia è disciplinata dal Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) e dal Regolamento europeo eIDAS, che ne garantisce la validità legale in tutti i Paesi dell’Unione. Esistono diversi livelli di firma elettronica, dalla firma elettronica semplice alla firma digitale qualificata, ciascuno con requisiti e campi di applicazione specifici.

Eppure, nonostante la disponibilità di soluzioni certificate e in molti casi gratuite o a basso costo, la penetrazione della firma digitale nel tessuto delle PMI italiane resta limitata. Secondo i dati di Unioncamere, a fine 2023 erano attivi circa 14 milioni di certificati di firma digitale in Italia, un numero che include però anche liberi professionisti, pubbliche amministrazioni e grandi aziende, lasciando una quota significativa di piccole imprese ancora fuori dal perimetro della digitalizzazione documentale.

Le ragioni di questa lentezza sono molteplici. Da un lato, molti titolari di piccole imprese non hanno ancora piena consapevolezza degli strumenti disponibili né dei vantaggi concreti: riduzione dei tempi di approvazione, abbattimento dei costi di stampa e archiviazione, maggiore sicurezza giuridica dei documenti. Dall’altro, la varietà di soluzioni presenti sul mercato, dispositivi fisici come smart card e token USB, soluzioni cloud, applicazioni per smartphone, può generare confusione in chi non ha competenze tecniche specifiche.

Il ruolo della formazione e dell’accompagnamento

In questo scenario, cresce il numero di aziende e operatori del settore IT che si dedicano alla divulgazione e all’accompagnamento delle imprese nel percorso di digitalizzazione. Tra questi, Bralys, realtà italiana operante nel campo della trasformazione digitale per le imprese, ha pubblicato una guida alla firma digitale che illustra le differenze tra le varie tipologie di firma elettronica, i requisiti normativi e le opzioni disponibili per chi vuole iniziare senza sostenere costi elevati.

Iniziative di questo tipo rispondono a un bisogno reale: secondo i dati Istat “Imprese e ICT 2023”, il 51% delle imprese italiane dichiara di non svolgere alcuna iniziativa interna per sviluppare competenze digitali tra i propri dipendenti.

PNRR e digitalizzazione: i fondi ci sono, la cultura ancora no

Il PNRR destina oltre 6 miliardi di euro alla digitalizzazione della pubblica amministrazione e 13,4 miliardi alla transizione digitale delle imprese, attraverso misure come il credito d’imposta per i beni strumentali tecnologici (Piano Transizione 4.0) e i voucher per la consulenza in innovazione. Tuttavia, secondo il rapporto annuale dell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano, l’accesso a queste misure da parte delle microimprese e delle PMI con meno di 10 dipendenti rimane inferiore alle attese, principalmente per difficoltà burocratiche e scarsa conoscenza delle opportunità disponibili.

La firma digitale, in questo contesto, rappresenta uno dei punti di ingresso più accessibili alla digitalizzazione: non richiede infrastrutture complesse, ha un impatto immediato sulla gestione documentale e può essere adottata anche da imprese con risorse limitate. Renderla lo standard nella gestione di contratti, fatture e comunicazioni ufficiali è uno dei passi concreti che le istituzioni e gli operatori del settore indicano come prioritari per colmare il gap digitale del tessuto produttivo italiano.

Prospettive

Nei prossimi anni, l’entrata in vigore di nuove normative europee, tra cui il regolamento eIDAS 2.0, che introduce il Portafoglio Europeo di Identità Digitale (EUDI Wallet), potrebbe accelerare ulteriormente la diffusione degli strumenti di firma e identità digitale. Per le PMI italiane, tuttavia, la sfida principale resta quella culturale prima ancora che tecnologica: adottare una mentalità orientata alla digitalizzazione come leva di competitività, non come obbligo normativo da assolvere.

Fonti: Commissione Europea – Indice DESI 2023; Unioncamere – Rapporto Impresa in un giorno; Osservatorio Agenda Digitale – Politecnico di Milano; Governo italiano – Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR); Regolamento UE n. 910/2014 (eIDAS).

30 Marzo 2026
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