4:31 pm, 29 Marzo 26 calendario

🌐 “Longevità:non rinuncerò mai al vino” il benessere secondo Feldhaus

Di: Redazione Metrotoday
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Il professor Simon Feldhaus, medico specializzato in longevità, difende il piacere moderato del vino come parte di uno stile di vita sano pur riconoscendo i rischi dell’alcol, e invita a superare paure e cliché sulla salute. La sua visione, raccontata in una recente intervista, ribalta alcuni luoghi comuni e pone il vino al centro di un dibattito aperto tra scienza, cultura e benessere.

Chi è il professor Feldhaus e perché la sua opinione conta

All’età di 58 anni, Simon Feldhaus è direttore della clinica Balance Rehab e presidente della Società svizzera per la medicina e prevenzione dell’invecchiamento. Lavora sulle tematiche della longevità da oltre 15 anni e ha accumulato esperienza diretta nella gestione della salute nell’età avanzata.

Per Feldhaus, la medicina moderna è troppo spesso basata sulla paura del cibo, delle abitudini sociali e persino dell’alcol. Ma la sua esperienza clinica lo porta a un approccio più equilibrato, sottolineando che il corpo umano è in grado di gestire piccole quantità di alcol, e che il contesto in cui si consuma può influenzare l’impatto fisiologico.

Il vino non è “sostanza aliena”: un punto di vista evolutivo

Nel suo articolo, Feldhaus osserva che l’alcol non è una sostanza straniera all’organismo umano. Anche quando si consuma un succo di frutta, piccole quantità di etanolo sono generate naturalmente dalla fermentazione intestinale, mentre alcuni primati ottengono alcol dalla frutta fermentata nell’ambiente. Questo, secondo Feldhaus, suggerisce che l’alcol non sia così estraneo all’uomo come spesso si racconta.

La sua posizione invita a guardare il vino attraverso una lente evolutiva e culturale, non solo biologica, contrapponendo la paura diffusa di ogni traccia di alcol a una visione più sfumata e consapevole.

Moderazione, genetica e tolleranza all’alcol

Feldhaus ammette senza tentennamenti che l’alcol è una tossina, e che l’Organizzazione mondiale della sanità afferma che non esiste una quantità “sicura” di bevande alcoliche. Tuttavia, evidenzia che la capacità del corpo di disintossicare l’alcol varia in base alla genetica individuale. Ciò significa che alcune persone metabolizzano meglio l’etanolo rispetto ad altre, e che questa variabilità biologica deve essere tenuta in considerazione nel giudizio complessivo sul consumo di vino.

Il medico sottolinea anche che farmaci comuni come quelli per la pressione sanguigna o i sonniferi possono stressare il fegato più dell’alcol, suggerendo che non sia utile demonizzare isolatamente il vino senza considerare il quadro completo della salute di una persona.

Il contesto sociale modifica l’effetto del vino

Una delle osservazioni più interessanti di Feldhaus riguarda il ruolo della convivialità e del contesto in cui si beve. Secondo lui, un bicchiere di vino consumato da soli e con ansia può avere un impatto fisiologico diverso rispetto a un calice condiviso durante un pasto in compagnia.

Questa prospettiva amplia il dibattito oltre i semplici effetti chimici dell’alcol: il modo in cui beviamo, la cultura e il contesto sociale sono parte integrante di come il vino si inserisce nella nostra vita e salute.

Il vino nella Dieta Mediterranea e la longevità

Sebbene l’Organizzazione mondiale della sanità sottolinei l’assenza di una dose completamente sicura di alcol, numerosi studi epidemiologici legano uno stile di vita mediterraneo con la longevità e la salute cardiovascolare, in cui il vino – consumato moderatamente ai pasti – è un elemento ricorrente.

Questi risultati non affermano che il vino sia essenziale per vivere più a lungo, ma contestualizzano il ruolo del vino in una dieta complessiva che include alimenti freschi, attività fisica e convivialità – tutti fattori associati a una migliore qualità della vita.

Moderazione e consapevolezza: due pilastri fondamentali

Il professor Feldhaus ribadisce che solo un consumo moderato e informato può essere compatibile con un approccio sano alla longevità. Non si tratta infatti di invitare tutti a bere, ma di educare a un consumo responsabile, senza paure infondate o demonizzazioni ideologiche.

La sua visione rifiuta gli estremi: né totale astensione né eccesso, ma un equilibrio ponderato, integrato alla dieta, all’ambiente sociale e allo stile di vita complessivo.

La visione di Feldhaus nel dibattito attuale

Il dibattito sul vino e sulla salute è ampio e articolato: alcune correnti scientifiche sottolineano i rischi dell’alcool e suggeriscono l’assenza di una soglia sicura, mentre altre evidenziano potenziali benefici in termini cardiovascolari e metabolici legati a un consumo moderato.

La posizione del professor Feldhaus si colloca in questo panorama come una voce equilibrata e pragmatica, che invita a superare la paura – definita da lui stessa “la più tossica per il corpo” – e a considerare il vino come parte di un’esperienza umana complessa, non solo come una sostanza da demonizzare.

Bere con gusto e consapevolezza

In un’epoca in cui la salute e la longevità sono al centro del dibattito pubblico, il messaggio del professor Feldhaus è chiaro: il vino, se consumato con moderazione, consapevolezza e all’interno di relazioni sociali positive, può far parte di uno stile di vita che sostiene la qualità della vita stessa, pur riconoscendo i rischi dell’alcol e la necessità di evitarne l’abuso.

Il vero segreto non è rinunciare a tutto, ma capire cosa funziona per il proprio corpo e il proprio stile di vita, con equilibrio, cultura e responsabilità.

29 Marzo 2026 ( modificato il 21 Marzo 2026 | 16:35 )
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