🌐 Vajont, è polemica sul progetto di un nuovo impianto idroelettrico
Vajont, è polemica sul progetto di un nuovo impianto idroelettrico: la proposta di una centrale ai piedi della storica diga divide le comunità di Erto, Casso e Longarone tra chi guarda allo sviluppo energetico e chi invoca rispetto per la memoria della tragedia del 1963, quando quasi 2.000 persone persero la vita.
Il nome Vajont evoca una delle più tragiche pagine della storia italiana: la catastrofe del 9 ottobre 1963, quando una frana nel bacino della diga provocò un’onda diabetica che distrusse Longarone e i paesi circostanti, causando la morte di quasi 2.000 persone. Oggi, a oltre sei decenni da quella tragedia, un nuovo progetto torna a riaccendere il dibattito pubblico: la costruzione di una centrale idroelettrica ai piedi della diga del Vajont.
La proposta: un impianto idroelettrico nella valle
La società veneta Well Red ha presentato alla Regione Friuli Venezia Giulia una richiesta di verifica di assoggettabilità alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per un impianto idroelettrico che sfrutti il salto d’acqua tra il lago residuo formatosi dopo la frana e il letto del torrente Vajont. Il progetto prevede una centrale che raccoglierebbe l’acqua attraverso gallerie sotterranee e impianti tecnologici avanzati, producendo circa 13,3 GWh all’anno di energia elettrica da fonte rinnovabile, con un investimento stimato di circa 12 milioni di euro.
Secondo i promotori, l’impianto mira a generare energia “pulita” e a valorizzare un’infrastruttura idrica esistente, con opere essenzialmente interrate e un impatto paesaggistico ridotto. Tale proposta rientra nel più ampio contesto della transizione energetica e della ricerca di nuove soluzioni rinnovabili per ridurre le emissioni e l’uso di combustibili fossili.

Divisi tra sviluppo e memoria
La questione, però, si è rapidamente trasformata in ampio motivo di contrasto tra gli abitanti e le istituzioni locali. A Longarone, una larga parte della popolazione esprime un netto NO al progetto, definendo il Vajont “un luogo sacro” che non può essere toccato da iniziative tecniche, per quanto rispettose dell’ambiente. La tragedia rimane un monito profondo nella memoria collettiva, e ogni intervento viene letto alla luce di un forte contenuto simbolico.
Analoga posizione è stata sostenuta anche a livello istituzionale: alcuni rappresentanti politici locali, come esponenti regionali e consiglieri, hanno depositato interrogazioni in Consiglio regionale affinché ogni decisione venga presa con estrema trasparenza e rispetto per la storia del territorio, sottolineando il valore simbolico del sito e la necessità di coinvolgere pienamente le comunità locali nel processo decisionale.
Opinioni contrastanti nella comunità
Non manca chi, pur riconoscendo l’importanza della memoria, guarda con favore al progetto, vedendovi un’occasione per incrementare la produzione di energia rinnovabile locale e creare opportunità economiche per i Comuni di Erto e Casso. La discussione coinvolge non solo aspetti tecnici ed economici, ma anche profondi interrogativi etici sulla gestione di un luogo segnato da una tragedia storica che ha segnato intere famiglie e generazioni.
Le comunità si trovano così spaccate tra chi teme che un’opera infrastrutturale possa risultare un intrusione insensibile nel contesto della memoria del disastro, e chi ritiene che un nuovo utilizzo di un’opera idrica possa rappresentare una forma di rinnovamento sostenibile, contribuendo agli obiettivi energetici della regione e del Paese.

Ambiente, sicurezza e memoria
Oltre agli aspetti simbolici, nel dibattito entrano anche considerazioni legate alla sicurezza idrogeologica, alla compatibilità ambientale e alla sostenibilità tecnica dell’opera. La procedura di VIA servirà proprio a valutare se il progetto può essere realizzato senza impatti negativi significativi su territori già vulnerabili dal punto di vista geologico e paesaggistico.
Al di là delle questioni tecniche, tuttavia, è evidente come la tragedia del Vajont — una ferita dalla risonanza profonda nella memoria collettiva italiana — continui a influenzare qualsiasi iniziativa che riguardi quella valle. Il dibattito riflette, più in generale, l’equilibrio spesso difficile tra sviluppo economico, transizione energetica, tutela dell’ambiente e rispetto delle memorie storiche e culturali dei territori.
Il progetto di un nuovo impianto idroelettrico al Vajont è oggi al centro di un acceso dibattito che va oltre la pura ingegneria: coinvolge economia, comunità locali, storia e morale collettiva. Le decisioni future della Regione e degli enti competenti, nonché il coinvolgimento diretto dei cittadini, saranno determinanti per capire se innovazione e memoria potranno convivere in equilibrio o se il progetto dovrà essere rivisto alla luce delle paure e dei valori delle popolazioni che vivono in quelle valli.
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