🌐 Rinnovabili in Italia: il 70% dei progetti è fermo
Rinnovabili, allarme Legambiente: il 70% dei progetti in Italia è fermo in attesa di autorizzazioni. Il report dell’associazione ambientalista evidenzia un forte rallentamento nello sviluppo dell’energia pulita, causato soprattutto da iter burocratici lunghi e complessi che rischiano di compromettere la transizione energetica del Paese.
Il settore delle rinnovabili in Italia è in una fase di forte rallentamento. Secondo un recente report di Legambiente, oltre il 70% dei progetti legati alle energie rinnovabili è attualmente in stallo, in attesa delle autorizzazioni necessarie per partire.
I dati fanno riferimento a gennaio 2026 e mostrano un quadro preoccupante: su 1.781 progetti in fase di valutazione ambientale, circa 1.234 non hanno ancora concluso l’iter tecnico necessario per ottenere il via libera definitivo.

Questo significa che quasi sette progetti su dieci restano bloccati nei passaggi amministrativi, rallentando in modo significativo lo sviluppo delle fonti energetiche pulite nel Paese.
Burocrazia e autorizzazioni: il principale ostacolo alla transizione
Secondo Legambiente, la causa principale dello stallo delle rinnovabili in Italia è l’eccessiva burocrazia, con procedure autorizzative lunghe e spesso frammentate tra diversi livelli istituzionali.
Tra i casi più significativi ci sono:
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160 progetti ancora in attesa della decisione finale della Presidenza del Consiglio
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88 progetti bloccati dal parere del Ministero della Cultura o delle soprintendenze
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numerosi impianti in attesa da anni della conclusione della valutazione ambientale.
Alcuni progetti aspettano addirittura una risposta dal 2021, segno di un sistema autorizzativo che fatica a stare al passo con gli obiettivi energetici europei.
I casi simbolo dei progetti bloccati
Il report evidenzia diversi progetti simbolo che mostrano la complessità del sistema autorizzativo italiano.
Tra questi:
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un impianto eolico da 23 MW in Campania fermato da vincoli archeologici
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un grande progetto eolico offshore nel Canale di Sicilia ancora in attesa di autorizzazioni
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un hub energetico integrato al largo di Ravenna da oltre 750 MW che resta fermo nonostante abbia già ottenuto alcune approvazioni tecniche.
Si tratta di infrastrutture che potrebbero produrre energia pulita per milioni di famiglie, ma che restano bloccate a causa di procedure amministrative complesse o di conflitti tra enti locali e istituzioni nazionali.

L’Italia e gli obiettivi climatici al 2030
Il rallentamento delle rinnovabili rischia di compromettere gli obiettivi energetici e climatici fissati dall’Italia e dall’Unione europea.
Per raggiungere i target del Piano nazionale energia e clima (PNIEC), il Paese dovrebbe installare circa 11 gigawatt di nuova potenza rinnovabile ogni anno fino al 2030.
Tuttavia, lo stallo dei progetti e il calo delle nuove richieste autorizzative indicano che il ritmo attuale potrebbe non essere sufficiente per centrare gli obiettivi di decarbonizzazione.
Perché le rinnovabili sono strategiche per l’Italia
Accelerare lo sviluppo delle rinnovabili non è solo una questione ambientale, ma anche economica e geopolitica.
Le fonti pulite come solare, eolico e idroelettrico permettono infatti di:
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ridurre la dipendenza energetica dall’estero
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contenere i costi dell’energia nel lungo periodo
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diminuire le emissioni di gas serra responsabili della crisi climatica
Nel 2025 le rinnovabili hanno già raggiunto circa il 40% dell’elettricità consumata in Italia, un dato importante ma ancora insufficiente rispetto agli obiettivi europei.

La richiesta di Legambiente: semplificare le regole
Di fronte a questo scenario, Legambiente chiede una riforma delle procedure autorizzative per velocizzare la realizzazione degli impianti rinnovabili.
Secondo l’associazione ambientalista, servono tempi certi, norme più chiare e maggiore coordinamento tra Stato, regioni ed enti locali.
Solo in questo modo l’Italia potrà recuperare terreno e accelerare la transizione energetica.
La sfida delle rinnovabili, infatti, non riguarda soltanto l’ambiente: riguarda la sicurezza energetica, la competitività economica e il futuro industriale del Paese.
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