8:58 am, 13 Marzo 26 calendario

🌐 Petroliera russa abbandonata alla deriva nel Mediterraneo

Di: Redazione Metrotoday
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Petroliera russa alla deriva nel Mediterraneo e diretta verso le acque di Lampedusa: la nave, gravemente danneggiata e senza equipaggio, trasporta circa 900 tonnellate di gasolio e grandi quantità di gas naturale liquefatto. L’episodio apre un nuovo fronte di preoccupazione ambientale e geopolitica nel cuore del Mediterraneo.

Una petroliera russa gravemente danneggiata sta andando alla deriva nel Mediterraneo e si starebbe avvicinando alle acque di Lampedusa. A bordo della nave si troverebbero circa 900 tonnellate di gasolio e due serbatoi di gas liquefatto, elementi che alimentano il timore di un potenziale disastro ambientale nel caso di un incidente o di una perdita di carburante.

L’imbarcazione, identificata come Arctic Metagaz, è una grande metaniera lunga circa 277 metri, ora completamente in balia delle correnti e del vento nel Mediterraneo centrale.

La nave risulta priva di equipaggio, poiché i circa 30 membri dell’equipaggio erano stati evacuati in precedenza dopo il grave incidente che ha colpito l’imbarcazione.

L’esplosione e l’attacco con droni

Secondo le ricostruzioni disponibili, la petroliera sarebbe stata colpita tra il 3 e il 4 marzo durante un attacco nel Mediterraneo, mentre si trovava a circa 100 chilometri dalle coste di Malta.

L’esplosione avrebbe provocato danni molto gravi allo scafo, lasciando la nave senza capacità di navigazione e con infiltrazioni d’acqua nei serbatoi, motivo per cui è rimasta alla deriva.

Mosca ha accusato l’Ucraina di essere responsabile dell’attacco con droni navali, ma nessun Paese ha rivendicato ufficialmente l’operazione.

La rotta verso Lampedusa

La petroliera era partita il 24 febbraio dal porto russo di Murmansk e probabilmente era diretta verso il Canale di Suez quando è stata colpita.

Dopo l’esplosione, la nave ha perso la capacità di manovra e le correnti del Mediterraneo l’hanno spinta lentamente verso ovest, tra Malta e la Sicilia.

Il segnale del sistema di identificazione automatica (AIS) della nave è stato perso quando si trovava a circa 30 miglia nautiche dalla costa nord-orientale di Malta, aumentando le preoccupazioni delle autorità marittime.

Le autorità italiane e maltesi stanno monitorando costantemente la situazione, mentre aerei e unità navali sorvegliano l’area per valutare eventuali rischi per la navigazione e per l’ambiente.

Il rischio ambientale nel Mediterraneo

La presenza di grandi quantità di carburante e gas naturale liquefatto a bordo della nave solleva timori per un possibile disastro ambientale nel Mediterraneo centrale, uno dei bacini marini più delicati dal punto di vista ecologico.

Un eventuale sversamento di carburante potrebbe avere conseguenze gravi per l’ecosistema marino e per le coste di Lampedusa, già esposte a forti pressioni ambientali e turistiche.

Gli esperti ricordano che incidenti simili in passato hanno provocato ampie maree nere e danni duraturi alla biodiversità marina, oltre a impatti economici pesanti per pesca e turismo.

Il nodo geopolitico della “flotta ombra” russa

La nave Arctic Metagaz sarebbe inoltre collegata alla cosiddetta “shadow fleet” russa, una rete di petroliere e cargo utilizzata per trasportare petrolio e gas aggirando le sanzioni internazionali imposte dopo la guerra in Ucraina.

Queste navi spesso operano con sistemi assicurativi e registrazioni poco trasparenti, un fattore che aumenta i rischi di sicurezza marittima e ambientale.

Negli ultimi anni diverse imbarcazioni legate a questa rete sono state coinvolte in incidenti o sequestri da parte delle autorità occidentali.

Mediterraneo sempre più area di tensione

L’episodio della petroliera alla deriva dimostra come il Mediterraneo stia diventando uno dei nuovi fronti della tensione geopolitica globale, dove si intrecciano sicurezza energetica, guerra commerciale e conflitti militari indiretti.

La priorità ora è mettere in sicurezza la nave e prevenire qualsiasi perdita di carburante, mentre le autorità internazionali continuano a monitorare l’evoluzione della situazione.

Se la petroliera dovesse avvicinarsi ulteriormente alle coste italiane, potrebbero scattare operazioni di emergenza per trainare o mettere in sicurezza l’imbarcazione, evitando conseguenze per l’ambiente e per la sicurezza marittima del Mediterraneo.

13 Marzo 2026
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