8:58 pm, 6 Marzo 26 calendario

🌐 San Casciano dei Bagni: 9000 monete votive nel santuario termale

Di: Redazione Metrotoday
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Il ritrovamento di oltre novemila monete romane ed etrusche nella vasca sacra del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni rivela una pratica rituale continuativa tra III secolo a.C. e III secolo d.C., un deposito votivo legato alla speranza di guarigione e devozione alle divinità dell’acqua, in un luogo che fu al tempo stesso santuario, centro terapeutico e spazio di incontro culturale nell’antichità.

Un santuario etrusco-romano nel cuore delle acque termali

Nel territorio collinare di San Casciano dei Bagni (Siena) si trova uno dei complessi archeologici più affascinanti d’Italia: la grande vasca sacra del Bagno Grande, alimentata da acque termali naturali e minerali, attiva fin dall’età protostorica. Qui l’acqua, percepita come portatrice di salute e poteri taumaturgici, fu nel tempo incanalata, monumentalizzata e inserita in un santuario rituale frequentato da fedeli per secoli.

L’analisi stratigrafica e tipologica del deposito monetale indica che le monete furono sistematicamente offerte tra almeno il III-II secolo a.C. e il III secolo d.C., riflettendo una pratica votiva diffusa in un arco cronologico che abbraccia l’età etrusca e quella romana repubblicana e imperiale.

Cosa raccontano le 9000 monete

Il deposito monetale è composto principalmente da conii bronzei di piccolo taglio – assi, dupondi e frazioni – appartenenti a diverse emissioni repubblicane e imperiali. La maggioranza dei pezzi datano dal I secolo a.C. al III secolo d.C., periodo in cui il santuario fu intensamente frequentato. Le monete etrusche, presenti in numero inferiore, risalgono alla fase più antica del culto, attestando la frequentazione del luogo già tra III e II secolo a.C..

Questo deposito così ricco è un documento archeologico di grande valore:
• le monete non rappresentano accumuli casuali ma una serie di offerte deliberate nell’acqua, compiute da persone di diverse classi sociali;
• l’uso prevalente di nominali di uso quotidiano indica una pratica accessibile anche a fedeli non élite;
• la stratificazione conferma la continuità e la centralità del luogo per secoli, senza soluzione di frequenza tra Etruschi e Romani.

Un gesto rituale: l’obolo votivo all’acqua sacra

Le monete furono depositate nel bagno termale come obolo votivo, gesto simbolico di affidamento e supplica alle divinità salutari legate alle acque. In epoca antica, l’acqua termale era percepita non solo come rimedio naturale, ma come manifestazione della divinità stessa: la sua forza benefica richiamava fedeli desiderosi di guarigione o protezione.

Nel contesto del santuario, l’offerta monetale non era mera “gettata” casuale, ma un atto performativo: sottrarre una moneta alla circolazione economica per consegnarla alla dimensione del sacro e dell’acqua era un modo per trasformare il valore materiale in valore spirituale, legato alla richiesta di salute o alla gratitudine per benefici ricevuti.

Questo rituale riflette una religiosità concreta e quotidiana, che supera il semplice gesto isolato e diventa parte integrante dell’esperienza di cura e di devozione del visitatore antico

.

Il santuario come luogo di cura e incontro culturale

Il complesso archeologico del Bagno Grande non era un tempio chiuso come quelli classici, ma uno spazio sacro aperto intorno alla sorgente termale. L’acqua fungendo da elemento biologico e simbolico riuniva aspetti terapeutici e religiosi: le persone potevano immergersi, compiere abluzioni, offrire monete e altri ex voto anatomici (come raffigurazioni di parti del corpo) e infine allontanarsi.

La presenza di iscrizioni in lingua etrusca e latina, insieme alla monumentalizzazione dell’area in epoca romana, indica che il luogo fu frequentato sia da Etruschi sia da Romani, in momenti di vita sociale e religiosa. Questa continuità culturale suggella l’importanza del santuario per più civiltà e testimonia un dialogo tra mondi religiosi e pratiche popolari.

Un teatro di fede quotidiana e memoria storica

In definitiva, le oltre 9.000 monete ritrovate a San Casciano dei Bagni non sono “tesoro” nel senso monetario del termine, ma un archivio di gesto umano e fede quotidiana, stratificato negli strati della vasca sacra:
• rappresentano una storia lunga più di cinque secoli di devozione e di richieste di guarigione;
• raccontano la trasformazione di un luogo di culto dall’epoca etrusca a quella romana;
• mostrano come l’acqua termale fosse percepita come ponte tra il mondo terreno e quello divino.

Il giacimento monetale di San Casciano non è solo un record quantitativo, ma un documento archeologico che permette di comprendere:
come e perché gli antichi praticavano offerte votive in relazione all’ambiente naturale;
il ruolo delle acque termali nella religiosità e nella medicina dell’antichità;
le dinamiche sociali che univano persone di diverso status storico ed economico in un unico gesto rituale.

Queste monete raccontano un rapporto profondo tra uomo, natura e divinità, dove la sorgente termale era al tempo stesso fonte di benessere fisico, luogo sacro di devozione e teatro di pratiche popolari che travalicano i secoli.

6 Marzo 2026 ( modificato il 24 Febbraio 2026 | 21:12 )
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