1:23 pm, 5 Marzo 26 calendario

🌐 Ponte sullo Stretto, INGV: non è stata scoperta una nuova faglia

Di: Redazione Metrotoday
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Secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), lo studio geologico sullo Stretto di Messina che ha fatto discutere recentemente non ha portato alla “scoperta” di una nuova faglia pericolosa per il Ponte sullo Stretto di Messina; si tratta piuttosto di una ricostruzione più dettagliata della complessità tettonica e sismogenetica dell’area, senza implicazioni dirette sulla fattibilità dell’infrastruttura.

Cosa dice lo studio INGV e di cosa parla

Lo studio, pubblicato originariamente nel 2025 su una rivista scientifica internazionale, è stato rilanciato negli ultimi giorni e analizza dati sismici, geofisici e strutturali dell’area dello Stretto di Messina per comprendere la deformazione della crosta terrestre e i meccanismi sismogenetici legati alla collisione tra la placca africana e quella eurasiatica.

Gli esperti sottolineano che non si tratta di una scoperta improvvisa di una faglia “ignota” o di un elemento di pericolosità finora trascurato, ma di un contributo di ricerca di base che amplia la conoscenza della tettonica locale.

La ricerca ha considerato oltre 2.400 terremoti registrati tra il 1990 e il 2019, utilizzando nuovi dati provenienti da monitoraggi sismici anche sul fondale del mare tra Sicilia e Calabria per descrivere come la crosta “si piega, si spezza e si muove” lungo un sistema di faglie attive interconnesse.

Interpretazioni semplicistiche e reazioni pubbliche

La diffusione dello studio ha suscitato letture mediatiche e politiche che lo hanno interpretato come un ostacolo scientifico alla realizzazione del Ponte, con riferimento alla possibile presenza di una faglia pericolosa sotto l’area di costruzione. Tuttavia, l’INGV ha precisato che isolare singoli passaggi tecnici e trasformarli in allarmi non rispecchia il contenuto integrale dell’articolo scientifico.

La società responsabile del progetto, Stretto di Messina – Eurolink, ha inoltre dichiarato che lo studio non ha alcun impatto sul Progetto definitivo del Ponte, che resta aggiornato con i più recenti studi geosismotettonici.

Perché lo Stretto di Messina è un’area geologicamente complessa

Lo Stretto di Messina è da decenni al centro dell’attenzione scientifica proprio per la sua complessità tectonica: la zona è situata tra due grandi placche terrestri e ha una storia sismica importante, con un terremoto devastante nel 1908 che causò oltre 75.000 vittime.

Gli studiosi spiegano che la crosta terrestre in quest’area è deformata su più livelli, con un sistema multiplo di linee di faglia che tendono a muoversi in modi diversi in risposta alla spinta della placca africana sotto quella eurasiatica.

Queste strutture attive non costituiscono una nuova scoperta, ma confermano la necessità di continuare a monitorare l’evoluzione sismica con approcci multidisciplinari per valutare correttamente i rischi potenziali.

Implicazioni per il progetto del Ponte

Secondo l’INGV e i tecnici coinvolti, le conoscenze acquisite dallo studio arricchiscono il quadro scientifico esistente, offrendo elementi interpretativi più dettagliati rispetto a indagini precedenti, ma non costituiscono una negazione o una contraddizione delle analisi geosismiche già integrate nel progetto del Ponte.

L’opera viene progettata tenendo conto di tali informazioni geologiche e sismiche e non sarebbe compromessa da quanto emerso nella ricerca, secondo quanto affermato dai promotori dell’infrastruttura.

Perché nasce la confusione

La natura altamente tecnica dello studio, che si occupa di deformazioni millenarie della crosta e di complesse interazioni tra faglie superficiali e profonde, può essere facilmente semplificata in modo eccessivo leggendo solo brani isolati, soprattutto sui media o nei confronti politici.

L’INGV ha ribadito che la pubblicazione è un contributo alla letteratura scientifica, utile per migliorare la comprensione del comportamento sismico dell’area, ma che non contiene indicazioni specifiche di un ostacolo progettuale per infrastrutture come il Ponte sullo Stretto.

Scienza e grandi opere

La vicenda evidenzia la difficoltà di tradurre studi geologici complessi in messaggi di immediata comprensione pubblica, soprattutto quando si toccano temi sensibili come grandi infrastrutture.

Lo studio dell’INGV non ha individuato una nuova faglia pericolosa né ha implicazioni negative sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, ma serve ad approfondire la conoscenza della tettonica dell’area e a supportare valutazioni future del rischio sismico.

5 Marzo 2026 ( modificato il 24 Febbraio 2026 | 23:26 )
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