12:01 am, 5 Marzo 26 calendario

🌐 Firenze, gettata in Arno la statua di Clet: recuperata decapitata

Di: Redazione Metrotoday
condividi

Un atto vandalico contro l’arte pubblica a Firenze: la statua “L’Uomo Comune” di Clet è stata gettata nel fiume Arno e recuperata priva della testa; l’artista francese lancia un appello alla cittadinanza per ritrovare la parte mancante e offre in cambio una sua opera.

Nel cuore di Firenze, un gesto di vandalismo ha scosso cittadini, turisti e appassionati d’arte: nella notte tra venerdì e sabato scorsi, la celebre scultura di Clet Abraham, conosciuta come “L’Uomo Comune”, è stata sradicata dalla sua consueta posizione sul Ponte alle Grazie e gettata nelle acque dell’Arno. La statua, simbolo di arte contemporanea e icona urbana amata da residenti e visitatori, è stata successivamente recuperata dal fiume ma senza la testa, ormai scomparsa.

La scultura, installata per la prima volta nel 2014, rappresenta una figura stilizzata con un piede sospeso sopra il vuoto, un’opera che ha contribuito a definire il volto contemporaneo di Firenze, generando spesso dibattiti sul ruolo dell’arte pubblica nello spazio urbano. Non è la prima volta che l’installazione viene bersaglio di atti di danneggiamento, ma l’episodio di questa settimana ha suscitato particolare indignazione per l’entità del gesto.

La scoperta dell’accaduto è avvenuta al mattino, quando i membri di un circolo di canottieri che si trovavano lungo l’Arno hanno individuato la statua adagiata tra le acque, visibilmente danneggiata e priva della testa. Le parti ritrovate dell’opera mostrano chiari segni di violenza fisica, sollevando interrogativi non solo sulle motivazioni dell’atto ma anche sulla vulnerabilità delle opere d’arte pubbliche ai gesti di vandalismo.

In un video pubblicato sui social, lo stesso Clet Abraham ha commentato l’accaduto con profonda amarezza, sottolineando che “l’arte costruisce, il vandalismo invece distrugge” e annunciando che offrirà una sua opera in regalo a chi riuscirà a ritrovare e restituire la testa dell’installazione prima che venga trascinata via dalle correnti verso Pisa. Questo appello ha rapidamente fatto il giro della città, trasformando l’evento in un invito civico a proteggere e valorizzare il patrimonio artistico locale.

L’opera, che da anni arricchisce il panorama artistico urbano fiorentino, era spesso fotografata e commentata dai passanti proprio per il suo posizionamento suggestivo e il forte impatto visivo. La figura di Clet è nota per le sue provocazioni artistiche che intrecciano lo spazio pubblico con riflessioni sul quotidiano, e questa vicenda ha riacceso l’attenzione sulla sua presenza nella città e sulla capacità dell’arte contemporanea di stimolare dibattito e partecipazione sociale.

Le reazioni della comunità fiorentina sono state immediate: residenti, operatori culturali e istituzioni hanno espresso solidarietà all’artista e condanna per l’atto vandalico, considerato non solo un danno materiale ma anche un colpo al senso civico e all’identità culturale condivisa. L’assessore regionale alla cultura ha definito il gesto “grave e incivile”, sottolineando che colpire un’opera d’arte significa colpire i valori di creatività e partecipazione che essa rappresenta per la comunità.

La polizia locale e le autorità competenti hanno avviato accertamenti per identificare i responsabili, mentre la città si interroga sull’importanza della tutela delle opere d’arte pubbliche. Nel contempo, l’appello di Clet ha trovato eco tra fiorentini e visitatori: il ritrovamento della testa dell’Uomo Comune è diventato simbolo di una sfida civica, un modo per riaffermare l’importanza della cura e del rispetto delle espressioni artistiche che arricchiscono lo spazio urbano.

Questa vicenda mette in evidenza un tema ricorrente nelle città d’arte moderne: la difficoltà di coniugare apertura e accessibilità degli spazi pubblici con la protezione attiva dei beni culturali, un equilibrio delicato che richiede la partecipazione attiva della collettività.

In attesa di ulteriori sviluppi sulle indagini, Firenze resta al centro dell’attenzione per un episodio che non riguarda solo la distruzione di una statua ma l’intera relazione tra arte, comunità e responsabilità civile.

5 Marzo 2026 ( modificato il 25 Febbraio 2026 | 0:04 )
© RIPRODUZIONE RISERVATA