7:54 am, 5 Marzo 26 calendario

🌐 Da Alessia Pifferi nessun accudimento tipico dei mammiferi

Di: Redazione Metrotoday
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Da Alessia Pifferi nessun accudimento tipico dei mammiferi è uno dei punti chiave del ricorso in Cassazione della Procura generale di Milano contro la sentenza di appello che ha ridotto la condanna da ergastolo a 24 anni per l’omicidio volontario della figlia Diana, morta di stenti dopo essere stata lasciata sola in casa per giorni.

La vicenda giudiziaria di Alessia Pifferi, la donna accusata di aver lasciato morire di stenti la figlia di 18 mesi nel luglio del 2022 a Milano, torna al centro dell’attenzione con un nuovo passo formale: la Procura generale di Milano ha depositato un ricorso in Cassazione contro la sentenza di secondo grado che aveva ridotto la pena da ergastolo a 24 anni di reclusione. La decisione di impugnare il verdetto si fonda in parte proprio sull’osservazione che “da Alessia Pifferi [non è emerso] alcun accudimento tipico dei mammiferi”, cioè nessuna cura minima e basilare rivolta alla figlia che fosse conforme all’istinto fondamentale di protezione e nutrimento della prole.

Il ricorso in Cassazione — depositato dall’avvocato generale Lucilla Tontodonati — contesta in modo particolare la concessione delle attenuanti generiche da parte della Corte d’Assise d’Appello di Milano, che aveva giustificato la riduzione di pena sulla base di fattori come le fragilità personali dell’imputata e una presunta “gogna mediatica”. La Procura sostiene che tali attenuanti non possono essere riconosciute e che la condotta di Pifferi, che ha lasciato sola la figlia in condizioni estreme, denota un comportamento privo del più elementare istinto di sopravvivenza e di protezione, qualificato come “elemento distintivo dei mammiferi”.

Il gravissimo abbandono della piccola Diana, rinchiusa in un lettino senza acqua né nutrimento per quasi sei giorni, ha portato alla sua morte per stenti e disidratazione. La Procura evidenzia che l’atteggiamento di Pifferi ha avuto come conseguenza la perdita della vita di un essere umano totalmente dipendente da lei, senza che sia stata dimostrata alcuna incapacità di intendere e di volere capace di attenuare la responsabilità penale.

Nel ricorso si sottolinea anche che la concessione delle attenuanti generiche è risultata illogica e contraddittoria, in quanto poggierebbe su elementi non previsti dall’ordinamento penale — come la presunta influenza del clamore mediatico sulla sentenza — e non su circostanze che riducono effettivamente la responsabilità della imputata nei fatti contestati.

La Procura chiede quindi l’annullamento della sentenza di secondo grado con rinvio per un nuovo processo d’appello, auspicando il ripristino della pena dell’ergastolo originariamente inflitta dalla Corte d’Assise di Milano in primo grado. Parallelamente, anche la difesa di Pifferi ha presentato un proprio ricorso, richiedendo un reato meno grave come l’omicidio colposo con colpa cosciente o, in subordine, l’abbandono di minore, e quindi una riduzione ulteriore della pena.

La vicenda, che aveva giĂ  suscitato forte clamore pubblico e dibattito mediatico, torna ora sulla scena giudiziaria nazionale, con la Suprema Corte chiamata a decidere se accogliere la richiesta della Procura e rimandare il caso per un nuovo giudizio oppure confermare la sentenza di appello.

In ogni caso, l’assenza di ogni tipo di accudimento minimo e protettivo che la Procura evidenzia per Pifferi — definita come assenza di comportamenti di cura tipici dei mammiferi — resta un elemento centrale della strategia accusatoria, con implicazioni importanti per l’interpretazione del reato e della responsabilità penale nel contesto dell’omicidio della piccola Diana.

La Suprema Corte di Cassazione è ora chiamata a pronunciarsi sulla fondatezza del ricorso e sulle motivazioni che potrebbero portare alla conferma o alla riforma della sentenza di secondo grado.

5 Marzo 2026
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