“Titizé”, realtà frammentata di un sogno veneziano al Teatro Olimpico
Dedicato a Venezia e al sogno. Al desiderio di ognuno di noi di scomporre la realtà in frammenti, ombre e luci, realtà e finzione, certezze e allusioni, appunto in sogno.
Questo vuole essere, giocando a sorprendere, ‘Titizè’, spettacolo di danza, suoni e miraggi firmato da Daniele Finzi Pasca e che, dopo una tournée internazionale da oltre 80 mila spettatori, arriva per la prima volta a Roma per la stagione dell’Accademia Filarmonica Romana al Teatro Olimpico, dove sarà in scena da mercoledì 4 a domenica 8 marzo, musiche di Maria Bonzanigo, scenografia a cura di Hugo Gargiulo assistito da Matteo Verlicchi e costumi di Giovanna Buzzi. Il tutto con un cast di dieci talentuosi interpreti, tra cui acrobati, attori e musicisti che invitano ad immergersi nell’essenza di Venezia, dove il passato e il presente si mescolano in un unico affascinante racconto e le storie si scompongono e si ricompongono in un intrigante mosaico.

Surreale ma non solo , “Titizé”, “tu sei” in veneziano, è una parola emblematica che con la sua evocativa sonorità vuol richiamare l’attenzione sul potere del verbo “essere”, sottolineando l’universalità di un’esperienza immaginata per coinvolgere intimamente un pubblico eterogeneo, mixando tradizione e innovazione, creando metafore e utilizzando innovative macchine sceniche per raccontare ed emozionare senza dover ricorrere alla parola.
Bastano i corpi, la musica, le luci, i suoni. Non a caso Daniele Finzi Pasca, tra i membri fondatori dell’omonima compagnia di base a Lugano in Svizzera, nei suoi oltre 40 anni di attività internazionale ha realizzato più di 40 spettacoli, fra cui 3 cerimonie olimpiche, 2 spettacoli per il Cirque du Soleil e 9 opere liriche e oggi cosi racconta questo spettacolo-sogno: “La drammaturgia dei nostri spettacoli usa con parsimonia le parole ma ci interroga con immagini contraddittorie, allusioni e miraggi; ci saranno i riflessi nell’acqua, la diafanità delle sfocature quando le nuvole scendono basse basse, c’è il gioco mitico del mascherarsi che ci rimanda al velarsi per svelarsi e per poi ancora rivelarsi.

I tre movimenti magici che i maghi e gli sciamani conoscono e si tramandano. C’è la notte e la sua follia, le cialtronate dei buffoni, oggetti che levitano, acrobati che volano, pioggia surreale e un continuo ricreare equilibri impossibili. Ci sono i personaggi della tradizione che in un gioco caleidoscopico vengono moltiplicati, sdoppiati, smontati e ricostruiti. Uno spettacolo nel quale, come sempre, inseguiamo la leggerezza mantenendo un continuo dialogo fatto di empatia con il pubblico.Mettiamo in scena il mondo dei Guitti che questa volta si presentano come abili prestidigitatori. C’è Venezia con il suo splendore, le sue atmosfere, la sua poesia e i misteri che la abitano.
Costruire una Commedia comica e allo stesso tempo dello stupore è la sfida di questo spettacolo. Una produzione immaginata per un pubblico che ha voglia di immergersi in un viaggio onirico”.
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