7:18 pm, 1 Marzo 26 calendario

🌐 *Don Backy: “Io padre de L’Immensità, Mogol cambiò tre parole”

Di: Redazione Metrotoday
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Il cantautore Don Backy torna a riaccendere un’antica polemica sulla celebre canzone L’Immensità (1967), sostenendo che il testo fu scritto da lui nella quasi totalità e che Mogol intervenne solo per sostituire tre parole, una versione che ora torna al centro dell’attenzione dopo la recente celebrazione di Mogol al Festival di Sanremo 2026.

In una lettera aperta pubblicata dopo la cerimonia di premiazione – nella quale Mogol ha ricevuto il Premio alla Carriera – Don Backy, oggi 86enne, ha rivendicato la paternità originaria del testo di L’Immensità, affermando di avere documentazione autografa originale della sua stesura e sostenendo che l’intervento di Mogol si limitò alla sostituzione di tre parole nel testo.

Una rivendicazione che riapre una ferita

La polemica nasce dal fatto che durante il tributo a Mogol al Sanremo 2026 il brano è stato associato principalmente al celebre paroliere — figura centrale nella storia della musica leggera italiana — suscitando la reazione pubblica di Don Backy. Secondo il cantautore toscano:

  • Nel testo originale, da lui composto nell’ottobre 1966, la frase “Ed in quel fiore troverai felicità” era stata successivamente modificata da Mogol in “Una farfalla volerà”.

  • Questa modifica, pur limitata a tre parole, avrebbe conferito a Mogol lo status di co‑autore, con diritto a una percentuale sui diritti d’autore (2/24mi).

  • Don Backy contesta il fatto che, nonostante la sua evidente connessione autorevole con il brano, sia stato escluso dal riconoscimento durante le celebrazioni sanremesi, definendo la scelta “ingiusta” e “inelegante”.

L’Immensità: storia di un classico

L’Immensità fu presentata al Festival di Sanremo 1967 in doppia esecuzione da Don Backy e Johnny Dorelli e, pur non salendo ai vertici della classifica, divenne rapidamente un successo travolgente e uno dei brani più amati della canzone italiana, con numerose reinterpretazioni nel corso dei decenni.

Nella versione ufficiale, la canzone è attribuita a Don Backy, Detto Mariano e Mogol come autori, con contributi sia al testo sia alla musica. È noto da anni che il contributo di Mogol ha alimentato discussioni sul reale peso creativo nel testo, discussioni che Don Backy ora ripropone in piena luce pubblica.

La denuncia pubblica di Don Backy

Nel documento diffuso da Don Backy, egli sostiene che:

  • La stesura originale — di sua mano e documentata — fu alterata solo in minima parte da Mogol, cambiando tre parole rispetto al testo iniziale.

  • Quell’alterazione, pur piccola per numero di parole, fu sufficiente a far sì che Mogol diventasse co‑autore ufficiale e percepisse una quota dei diritti d’autore.

  • La mancata menzione della sua figura durante l’omaggio a Mogol ha riaperto una ferita personale e creativa, innescando la sua risposta pubblica.

Don Backy ha espresso particolare disappunto per il fatto che nella celebrazione si sia dato spazio a Mogol senza citare il suo ruolo originario nel brano, arrivando a definire la scelta come non corretta né elegante dal punto di vista umano e artistico.

La paternità creativa

La disputa riporta all’attenzione un tema ricorrente nella storia della musica: il confine tra contributi minimi e paternità ufficiale di un brano. In questo caso, anche se il testo di L’Immensità è stato oggetto di attribuzioni condivise, la rivendicazione di Don Backy mette sotto i riflettori la fragilità dei riconoscimenti formali, soprattutto quando un’opera diventa parte dell’immaginario collettivo.

La vicenda evidenzia come fino a oggi il contributo di Don Backy alla scrittura integrale del testo sia stato messo in secondo piano rispetto alla figura di Mogol, nonostante la documentazione che l’autore stesso afferma di conservare da decenni.

Con L’Immensità che continua a essere uno dei brani simbolo della canzone leggera italiana, la rivendicazione di Don Backy — secondo cui Mogol avrebbe cambiato solo tre parole — riapre un dibattito storico sulla paternità creativa dell’opera. La polemica emerge proprio nel momento in cui il paroliere milanese è stato insignito di un importante riconoscimento al Festival di Sanremo 2026, sollevando riflessioni sull’equità artistica e sul riconoscimento dei meriti in una delle pagine più amate della musica italiana.

1 Marzo 2026
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