🌐 Khamenei ucciso, chi era la guida iraniana colpita da Israele e Usa
Il mondo azzera gli orologi geopolitici su Iran, Israele e Stati Uniti: attacco congiunto, morte presunta della Guida Suprema Alì Khamenei e scoppio di una crisi internazionale senza precedenti. Analisi, contesto e profilo di una figura chiave della storia contemporanea.
La notizia delle ultime ore ha sconvolto l’ordine mondiale: Israele e gli Stati Uniti hanno lanciato un massiccio attacco militare coordinato contro l’Iran, nel quale si segnalano segnali forti della morte della Guida Suprema iraniana Alì Khamenei durante i raid aerei. Il colpo di scena, se confermato, potrebbe segnare uno spartiacque nella storia del Medio Oriente e nelle relazioni internazionali del XXI secolo.
L’operazione congiunta è stata definita da Tel Aviv e Washington come una “azione preventiva” contro minacce percepite alla sicurezza di Israele e dell’Occidente. I raid aerei, condotti nella mattinata del 28 febbraio 2026, hanno avuto come obiettivi infrastrutture militari, centri di comando dei Pasdaran e siti strategici sparsi su tutto il territorio iraniano, tra cui il complesso fortificato nel cuore di Teheran dove risiedeva la Guida Suprema.

Secondo fonti israeliane, Alì Khamenei sarebbe stato colpito mortalmente durante i bombardamenti e il suo corpo sarebbe stato recuperato tra le rovine, sebbene Teheran – al momento – non abbia confermato ufficialmente questa versione e alcuni funzionari iraniani sostengano che Khamenei sia vivo e trasferito in un luogo sicuro.
La reazione di Teheran è stata immediata e dura: missili e droni sono stati lanciati contro basi statunitensi e obiettivi in territorio israeliano e nei Paesi del Golfo che ospitano forze Usa, mentre esplosioni sono state riportate in diverse capitali regionali. L’escalation ha causato numerose vittime iraniane, incluse civili, e ha fatto scattare allarmi in tutto il Medio Oriente.
Perché l’attacco di Usa e Israele all’Iran è avvenuto adesso
Dietro l’azione militare di Israele e Stati Uniti si leggono anni di tensioni crescenti, soprattutto in merito al programma nucleare iraniano e al ruolo regionale di Teheran come potenza sciita assertiva nei conflitti mediorientali. Dall’estate del 2025 le ostilità avevano già raggiunto livelli di allerta elevatissimi, con scambi di missili e attacchi indiretti che avevano fatto temere uno scontro aperto.
La diplomazia internazionale aveva tentato di mediare, con incontri e negoziati, ma senza esiti concreti nella riduzione delle ambizioni nucleari iraniane e nella stabilizzazione della regione. I leader di Washington e Tel Aviv hanno quindi deciso per un’azione drastica con l’obiettivo dichiarato di neutralizzare la leadership iraniana e le sue capacità militari più avanzate.

Chi era Ali Khamenei, la Guida Suprema dell’Iran
Alì Hosseini Khamenei, nato a Mashhad il 19 aprile 1939, è stato la Guida Suprema dell’Iran per oltre tre decenni, dal 1989 fino ad oggi. Figura chiave dell’establishment teocratico post-rivoluzionario, succedette ad Ayatollah Ruhollah Khomeini, fondatore della Repubblica Islamica.
Khamenei era salito al potere dopo aver ricoperto ruoli cruciali nella gerarchia religiosa e politica del Paese, inclusa la presidenza tra il 1981 e il 1989. Con la sua nomina a Guida Suprema, divenne l’autorità politica e religiosa più potente dell’Iran, con poteri estesi su esercito, politica estera, magistratura e principali decisioni strategiche statali.
Durante il suo lungo governo, Khamenei ha guidato l’Iran attraverso periodi di isolamento internazionale, sanzioni economiche e conflitti regionali, consolidando un sistema in cui il clero esercita un ruolo predominante nella guida del destino nazionale.
La morte di Khamenei: conseguenze politiche e regionali
Se confermata, la morte di Alì Khamenei segnerebbe una rottura senza precedenti per il regime teocratico iraniano, privo di un successore designato chiaro e con un potenziale vuoto di potere capace di scuotere l’intero assetto istituzionale dello Stato. Potrebbe scatenare una lotta interna per la leadership, con possibili spinte centrifughe all’interno dei ranghi delle Guardie della Rivoluzione e tra le fazioni più conservative della politica iraniana.
In campo internazionale, la possibile eliminazione della Guida Suprema potrebbe intensificare le tensioni tra potenze globali, scatenare reazioni militari da parte di quelli che considerano l’Iran un alleato strategico o un simbolo anti-occidentale, e generare instabilità nei mercati energetici mondiali.
Le organizzazioni internazionali, inclusa l’ONU, hanno convocato sessioni di emergenza per discutere le ripercussioni di questa escalation e cercare di prevenire un conflitto più ampio.

Il Medio Oriente sospeso tra guerra e diplomazia
L’attacco di Usa e Israele e la possibile morte di Khamenei sono parte di un quadro geopolitico complesso, dove rivalità storiche, interessi strategici e tensioni religiose si intrecciano. Un conflitto aperto nel cuore del Medio Oriente potrebbe coinvolgere attori regionali come Arabia Saudita, Turchia, Emirati Arabi Uniti e paesi del Golfo, con impatti diretti sulla sicurezza, sull’economia e sulla scena diplomatica globale.
Per ora resta un’incertezza difficile da risolvere in tempo reale, poiché fonti iraniane continuano a dare informazioni contrastanti rispetto alle dichiarazioni israeliane e statunitensi. Tuttavia, l’impatto politico e simbolico di un’operazione di tale portata è già tangibile, segnando l’inizio di un capitolo storico di enorme portata.
In un mondo sempre più interconnesso e fragile, le scelte dei grandi attori globali non influenzano solo i confini di un singolo Stato, ma l’equilibrio di un’intera regione cruciale per la sicurezza, l’economia e la stabilità internazionale. Il Medio Oriente, ancora una volta, è al centro di un evento destinato a lasciare un’impronta profonda nel secolo in corso.
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