🌐 Delitto di Garlasco, il medico legale: “Usate più armi su Chiara”
Nel nuovo sviluppo dell’inchiesta sul delitto di Garlasco, il medico legale Giuseppe Fortuni torna a sollevare dubbi sulla dinamica dell’omicidio di Chiara Poggi indicando che potrebbero essere state impiegate più armi, mettendo in discussione la ricostruzione tradizionale dei fatti e aprendo scenari investigativi mai esplorati compiutamente negli ultimi 18 anni. Le parole di Fortuni, pronunciate in tv in queste ore, riportano al centro del dibattito pubblico e giudiziario le modalità dell’aggressione e la complessità delle lesioni riscontrate sul corpo della giovane.
Il caso giudiziario noto come delitto di Garlasco – che vede come vittima Chiara Poggi, uccisa nella sua casa di via Pascoli il 13 agosto 2007 – è stato uno dei più discussi della cronaca nera italiana dell’ultimo ventennio. Dopo la condanna definitiva a 16 anni per l’allora fidanzato Alberto Stasi, negli ultimi tempi la Procura di Pavia ha riaperto alcuni profili di indagine per valutare nuovi elementi scientifici e tecnici che potrebbero riscrivere parte della dinamica e dei protagonisti.

Secondo il medico legale Fortuni, non solo l’omicidio non fu causato da un’unica arma, ma dalle caratteristiche delle ferite emerge la presenza di diversi strumenti usati per colpire la vittima – contusioni, lesioni da fendente e ferite da punta – incompatibili con un solo oggetto contundente o tagliente. La spiegazione delle lesioni mortali parieto-occipitali, delle ferite sul sopracciglio e della lesione sopra l’orecchio sinistro, secondo l’esperto, suggeriscono un contributo di più strumenti, nessuno dei quali da solo può spiegare l’insieme dei segni osservati sul corpo di Chiara. Fortuni sostiene quindi che più oggetti siano stati usati contro Chiara la mattina dell’omicidio.
Questa tesi si innesta in un quadro investigativo già fermentato da altri dati scientifici emersi negli ultimi anni. Già precedenti perizie e analisi forensi avevano messo in dubbio la possibilità che un unico strumento potesse causare la varietà di ferite rinvenute, e alcune ricostruzioni – anche con tecnologie 3D della scena del crimine – avevano suggerito la possibilità che ferite da taglio e contundenti coesistessero, rendendo plausibile l’ipotesi di più armi impiegate.

Il nuovo contributo di Fortuni si collega inoltre alle indiscrezioni sulla consulenza medico-legale depositata dalla dottoressa Cristina Cattaneo, che – secondo fonti giornalistiche – potrebbe spingere a riconsiderare anche l’intervallo orario in cui si consumò l’omicidio: una finestra temporale più ampia di quella finora ritenuta consolidata potrebbe avere riflessi sugli alibi e sulla presenza di potenziali altre persone sulla scena del crimine.
È importante sottolineare che la consulenza Cattaneo rimane secretata, ma le indiscrezioni parlano di elementi nuovi sul piano delle ferite e delle armi, introducendo l’ipotesi che il delitto non sia stato gestito con un unico strumento e che la violenza abbia potuto coinvolgere dinamiche più complesse di quanto sostenuto nelle ricostruzioni iniziali.
Nel frattempo, restano sul tavolo anche altri sviluppi riguardanti la presenza di tracce biologiche e genetiche associate ad altri soggetti – come indicato da perizie genetiche che hanno valutato profili compatibili con Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, oggi indagato per concorso in omicidio – ma anche critiche metodologiche sollevate da altri consulenti peritale circa la validità di quelle evidenze.

La discussione scientifica sul delitto di Garlasco si concentra ora su tre grandi fronti: l’individuazione o meno di più armi impiegate, la ricostruzione precisa dell’orario della morte e la possibile presenza di più persone coinvolte nella dinamica. Il ritorno dell’attenzione pubblica e giudiziaria su questi aspetti solleva nuove domande sulla fondatezza delle conclusioni raggiunte oltre un decennio fa e riapre il dibattito sulla verità processuale definitiva.
In definitiva, la posizione espressa dal medico legale Fortuni – che sostiene siano state usate più armi su Chiara – rappresenta l’ultimo attacco alla narrazione classica del caso e rilancia la complessità di una vicenda che continua ad essere oggetto di approfondimento scientifico e contestualizzazione giudiziaria. La risposta agli interrogativi aperti dipenderà ora dall’evoluzione delle perizie, dalle eventuali nuove attività istruttorie e dalla capacità delle analisi forensi di fornire una ricostruzione univoca e convincente dei fatti.
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