🌐 Regno Unito verso un divieto rapido dei social media per under 16
Il governo di Keir Starmer sta valutando una stretta senza precedenti sul digitale: un possibile ban sui social media per under 16 e l’estensione delle regole di sicurezza ai chatbot basati su intelligenza artificiale per tutelare i minori online e colmare lacune normative percepite come rischiose.
Una risposta legislativa per i rischi digitali dei minori
Il governo britannico ha avviato una consultazione pubblica su un divieto di accesso ai social media per i minori di 16 anni che potrebbe entrare in vigore entro quest’anno, seguendo l’esempio dell’Australia e di altri Paesi europei.
La misura fa parte di una più ampia strategie di protezione online dei bambini, volta non solo a limitare l’esposizione alle piattaforme di social networking, ma anche a colmare un’attuale «buco» nelle normative britanniche che escludeva i chatbot AI dalla disciplina vigente, lasciando fuori un’importante area di interazione digitale.

Il riferimento legislativo principale è l’Online Safety Act del 2023, considerato uno dei quadri normativi più rigorosi al mondo, ma che non copriva specificamente le interazioni one‑to‑one con sistemi di intelligenza artificiale — una lacuna che il governo vuole ora eliminare subito.
Estendere la regolamentazione ai chatbot AI: da Grok all’interazione con i minori
Un elemento chiave del piano è estendere le norme di sicurezza digitale ai chatbot AI, un tempo esclusi dalle regole di rimozione dei contenuti illegali e di protezione dei minori.
Questa iniziativa è stata in parte spinta dalle preoccupazioni per chatbot come “Grok”, il sistema AI di Elon Musk, che è stato coinvolto in scandali legati alla generazione di contenuti sessualizzati senza consenso.
La logica dietro le nuove regole
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I chatbot non erano pienamente coperti dalla legge precedente, soprattutto quando la generazione di contenuti avviene in privato tra l’AI e l’utente, senza condivisione pubblica.
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Il governo vuole obbligare tutte le piattaforme AI a rispettare gli stessi requisiti di sicurezza dei social media, con responsabilità legale per i fornitori che non rimuovono contenuti dannosi o illegali.
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Le modifiche potrebbero rendere possibile agire in pochi mesi dopo la consultazione, invece di aspettare anni di nuove leggi primarie.
Queste mosse segnano un deciso cambio di passo rispetto al quadro precedente, con l’idea che la legge debba “stare al passo” con tecnologie che evolvono molto più rapidamente del legislatore.

Il dibattito sul ban dei social media per under 16
L’idea di vietare l’accesso ai social media per gli under 16 non è priva di critiche e controversie:
Sostenitori della misura affermano che:
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I social network possono esporre i minori a contenuti dannosi, influenze negative e rischi psicologici.
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Un limite di età obbligatorio potrebbe fornire un ambiente online più sicuro per chi è in fase di sviluppo.
Critici della proposta avvertono che:
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Un divieto totale potrebbe semplicemente spingere i giovani verso spazi digitali meno regolamentati oppure verso strumenti di aggiramento come VPN o piattaforme non coperte dalla legge.
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Definire cosa costituisce “social media” in modo legale e tecnicamente applicabile è un problema complesso da risolvere prima di applicare un divieto.
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Alcuni gruppi di protezione dell’infanzia segnalano che il focus dovrebbe essere anche sulla educazione digitale e sulla responsabilità delle piattaforme, non solo sui divieti.
Come cambierebbe la normativa britannica
Il governo mira a introdurre le modifiche tramite emendamenti alle leggi esistenti — in particolare il Children’s Wellbeing and Schools Bill e il Crime and Policing Bill — per consentire l’attuazione rapida delle nuove regole, anche senza passare attraverso processi legislativi lunghi e complessi.
Questa strategia è giustificata dall’esigenza di poter agire “in mesi, non in anni”, dato che tecnologie come i chatbot AI evolvono con grande rapidità, creando rischi inediti per la sicurezza dei giovani utenti.

Un trend internazionale
Il Regno Unito non è solo in questa direzione: Altri Paesi europei come Spagna, Grecia e Slovenia stanno anch’essi esplorando divieti simili o restrizioni sull’uso dei social media da parte di chi ha meno di 16 anni, spesso ispirati dall’esempio australiano che ha già introdotto un divieto del genere.
Questa evoluzione normativa rispecchia una crescente preoccupazione globale riguardo alla protezione dei minori online e alla responsabilità dei giganti tecnologici nel prevenire danni digitali.
“Modello britannico” pronto a cambiare Internet
Il possibile ban dei social media per under 16 e le nuove regole per i chatbot AI rappresentano una svolta significativa nella regolamentazione digitale nel Regno Unito, con l’obiettivo dichiarato di mettere la sicurezza dei bambini al centro delle politiche tecnologiche.
La sfida ora è bilanciare protezione, libertà digitale e innovazione, in un contesto dove la normativa deve essere tanto efficace quanto sufficientemente flessibile per affrontare tecnologie in rapido sviluppo.
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