6:00 pm, 26 Febbraio 26 calendario

🌐  La foresta dell’Ecuador, rifugio del colibrì a rischio estinzione

Di: Redazione Metrotoday
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Al centro delle Ande ecuadoriane un’antica foresta è diventata l’ultimo rifugio per il colibrì dal petto nero, una specie in pericolo critico: il destino di questo piccolo uccello e della biodiversità locale dipende dalla salvezza di questo fragile ecosistema.

Nelle pendici nebbiose del vulcano Pichincha, circa 45 chilometri a nord‑ovest di Quito, si trova la Riserva di Yanacocha, un frammento di foresta antica custodito da oltre venticinque anni con l’obiettivo di proteggere le specie più fragili delle Ande. Questo luogo unico è oggi l’ultimo santuario naturale per il colibrì dal petto nero (Eriocnemis nigrivestis), uno degli uccellini più piccoli e più minacciati del pianeta.

Con una lunghezza di appena nove centimetri, questo colibrì, conosciuto anche come “smallest fairy of the Andes”, è diventato il simbolo della lotta per la conservazione degli habitat montani della regione andina.

Una specie sull’orlo dell’estinzione

Secondo l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), la popolazione globale del colibrì dal petto nero si è ridotta a soli 150‑200 individui, una soglia che espone la specie al rischio di estinzione imminente.

Le cause di questo declino sono molteplici: la deforestazione per creare pascoli e terreni agricoli sta erodendo rapidamente gli habitat di alta quota, mentre i cambiamenti climatici alterano la distribuzione delle piante da fiore da cui il colibrì dipende per il nettare.

La nicchia ecologica di questa specie è estremamente ristretta, confinata a un intervallo altitudinale tra 3.000 e 3.500 metri sul livello del mare. Questo spazio, purtroppo, è considerato “territorio privilegiato” per il suo potenziale utilizzo agricolo, rendendo la sopravvivenza dell’uccello ancora più precaria.

La foresta di Yanacocha: un santuario da proteggere

La Riserva di Yanacocha è stata fondata oltre due decenni fa dalla Fondazione Jocotoco, un’organizzazione dedicata alla conservazione degli ecosistemi andini. “Ci siamo resi conto che stavamo conservando un intero ecosistema, non solo una specie”, afferma una delle principali conservazioniste coinvolte nel progetto.

Questa foresta nuvolosa costituisce un mosaico di alberi secolari, piante epifite e un microclima umido che sostiene un’incredibile varietà di specie vegetali e animali endemiche, molte delle quali ancora poco conosciute dalla scienza.

Il colibrì dal petto nero si riconosce per il suo petto nero metallico e le caratteristiche piume bianche attorno alle zampe: un aspetto che lo rende inconfondibile e che ha fatto di questa specie un simbolo della biodiversità degli ecosistemi andini.

Una corsa contro il tempo per la conservazione

Nonostante gli sforzi di protezione, l’habitat rimane sotto crescente pressione. I conservazionisti sono impegnati in progetti di ripristino forestale e di sensibilizzazione locale, volto a coinvolgere le comunità contadine nella gestione sostenibile del territorio e a ridurre la conversione delle foreste in pascoli.

La sfida principale rimane curare l’equilibrio tra le necessità economiche delle popolazioni locali e la tutela di un ecosistema fragile, essenziale non solo per il colibrì dal petto nero, ma per molte altre specie che coesistono in questo ambiente unico.

Perché questa specie è così vulnerabile

La vulnerabilità del colibrì dal petto nero è dovuta a una combinazione di fattori ecologici e antropici:

  • Riduzione dell’habitat forestale dovuta alla deforestazione e all’espansione agricola, che limita gli spazi di nidificazione e di foraggiamento.

  • Cambiamenti climatici che alterano le stagioni di fioritura, influenzando la disponibilità di nettare.

  • Isolamento genetico, dovuto al piccolo numero di individui sopravvissuti, che aumenta il rischio di malattie e riduce la capacità di adattamento.

Questi fattori insieme rendono ogni singolo individuo fondamentale per la sopravvivenza dell’intera specie, rendendo la conservazione del suo habitat una priorità mondiale per la biodiversità.

Un modello di conservazione possibile

La Riserva di Yanacocha non è solo un luogo di protezione, ma anche un laboratorio vivo di ricerca e monitoraggio ecologico, dove scienziati, ONG e studenti collaborano per studiare gli effetti dei cambiamenti sull’ecosistema andino.

Tra le iniziative più recenti ci sono progetti di riforestazione con piante autoctone, che mirano a ricreare corridoi ecologici per facilitare la dispersione delle specie e aumentare la resilienza ambientale.

Inoltre, programmi educativi con le comunità locali cercano di promuovere pratiche agricole sostenibili che riducano la pressione sui frammenti forestali rimasti.

Una chiamata globale alla tutela degli ecosistemi

La storia della foresta di Yanacocha e del colibrì dal petto nero è un monito sulla fragilità degli ecosistemi montani e sul ruolo cruciale della conservazione attiva. In un’epoca di perdita accelerata di biodiversità, questi simboli viventi ci ricordano che la salvezza di una specie può dipendere dalla volontà collettiva di proteggere il suo habitat naturale.

La lotta per preservare questo antico bosco non è solo una questione locale, ma un impegno globale per garantire che specie uniche come il colibrì dal petto nero continuino a svolazzare tra i fiori delle Ande per le generazioni future.

26 Febbraio 2026 ( modificato il 2 Febbraio 2026 | 18:02 )
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