🌐 Il cielo è di tutti: Gianni Rodari e l’inno all’uguaglianza
La poesia “Il cielo è di tutti” di Gianni Rodari resta oggi un simbolo di inclusione, uguaglianza e rispetto universale: un messaggio poetico che supera generazioni, scuole e confini sociali insegnando che ciò che è patrimonio comune — come il cielo — appartiene a tutti e invita a ripensare divisioni e ingiustizie nella società contemporanea.
Nella letteratura italiana per l’infanzia, una poesia semplice e profonda continua a parlare alle coscienze di grandi e piccoli: “Il cielo è di tutti” di Gianni Rodari, contenuta nella raccolta Filastrocche in cielo e in terra, pubblicata negli anni Sessanta ed entrata nel repertorio fondamentale della poesia educativa italiana.
Rodari, maestro di scuola, giornalista e narratore, nel suo lavoro ha sempre coltivato l’idea che l’immaginazione sia uno strumento di libertà e crescita personale, oltre che un mezzo per guardare la realtà da prospettive nuove e inclusive. La sua poesia sul cielo — apparentemente semplice — incorpora valori civici che risuonano con forza nel mondo di oggi: uguaglianza, inclusione, rispetto reciproco e diritti di ogni individuo.
Una filastrocca senza tempo, un messaggio senza confini
Nei primi versi di “Il cielo è di tutti”, Rodari pone una domanda che, nel suo tono giocoso, cela una riflessione profonda: “Qualcuno che la sa lunga mi spieghi questo mistero: il cielo è di tutti gli occhi di ogni occhio è il cielo intero.”
Questa apertura introduce immediatamente il tema principale del componimento: ciò che è veramente essenziale nella vita non può essere posseduto da pochi, ma appartiene a tutti in egual misura. La poesia procede elencando figure umane all’apparenza distanti — dal re all’ortolano, dal poeta allo spazzino — per ribadire che sotto lo stesso cielo tutti condividono la stessa dignità.
L’opera va oltre l’orizzonte infantile: mentre i bambini la comprendono nella sua immediatezza, il messaggio pedagogico ed etico si rivolge anche agli adulti, sollecitando una riflessione più ampia sulla natura dell’uguaglianza e sui diritti umani.

Tra poesia ed educazione: il valore pedagogico di Rodari
Secondo molti critici e studiosi di pedagogia, “Il cielo è di tutti” non è soltanto una poesia, ma un manifesto educativo. Le parole del maestro di Omegna invitano a una forma di pensiero che supera confini artificiali e divisioni sociali per abbracciare un concetto di cittadinanza globale e rispetto per la dignità umana.
Nel contesto delle politiche educative contemporanee e dell’Agenda 2030 dell’ONU, che promuove la cittadinanza globale e l’educazione alla sostenibilità, la poesia rodariana risulta un’alleata sorprendentemente attuale: educare i bambini a guardare il cielo significa educarli alla cooperazione, all’empatia e alla cura per la natura e gli altri esseri umani.
Il potere delle immagini poetiche: uguaglianza e condivisione
Nel corpo del testo, Rodari utilizza immagini potenti e semplici per trasmettere un’intuizione profonda:
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il cielo è di tutti gli occhi, di ogni occhio è il cielo intero — l’idea che lo sguardo umano validi e renda universale ciò che guarda;
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non c’è povero tanto povero che non ne sia il padrone — una rovesciata visione del possesso e dei diritti;
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il coniglio spaurito ne ha quanto il leone — un richiamo all’uguaglianza di valore tra fragili e forti.
Queste immagini non sono solo metafore: sono messaggi culturali che sfidano le gerarchie sociali e invitano a ripensare la nostra visione del mondo.
Un testo trasversale: dalla scuola alla cultura popolare
Non sorprende che la poesia di Rodari sia tornata in auge in contesti educativi, editoriali e persino musicali. Negli ultimi anni, “Il cielo è di tutti” è stata reinterpretata da artisti come Bungaro e Fiorella Mannoia, che ne hanno tratto un brano musicale capace di dare nuova vita ai versi rodariani e avvicinare il pubblico contemporaneo alle idee poetiche di Rodari.
Allo stesso tempo, l’opera continua a essere utilizzata nelle scuole italiane come strumento di riflessione e didattica su temi quali inclusione, diritti umani e diversità culturale, confermando il suo valore educativo trasversale.

Il cielo e la terra: un contrasto che parla all’oggi
La poesia si chiude con una domanda agrodolce: “perché il cielo è uno solo e la terra è tutta a pezzetti?”
Questa contrapposizione diventa una potente metafora sociale: mentre il cielo, simbolo di unità e condivisione, è uno solo e appartiene a tutti, la terra — intesa come spazio di relazioni umane e società — resta frammentata da conflitti, divisioni e ingiustizie. La poesia di Rodari ci invita a interrogare queste fratture e a considerare l’opportunità di costruire una convivenza più armoniosa, fondata sul rispetto reciproco.
Rodari oggi: un poeta per tutte le età
A oltre sessant’anni dalla sua pubblicazione, “Il cielo è di tutti” non ha perso rilevanza. La sua voce continua a risuonare nei dibattiti sull’educazione, sulla cittadinanza e sulla convivenza civile, ricordandoci che il valore della parola poetica può oltrepassare i confini del tempo e delle discipline culturali.
In un’epoca in cui le divisioni sociali, i muri e le disuguaglianze continuano a segnare le relazioni umane, la filastrocca di Rodari resta un promemoria poetico e potente: il cielo, metafora dell’universale, è davvero di tutti — e il compito di chi legge è riconoscerlo nel proprio sguardo, nella propria mente e nella propria azione quotidiana.
IL CIELO È DI TUTTI
mi spieghi questo mistero:
il cielo è di tutti gli occhi,
di ogni occhio è il cielo intero.
È del vecchio e del bambino,
dei romantici e dei poeti,
del re e dello spazzino.
e ogni occhio, se vuole,
si prende la Luna intera,
le stelle comete, il sole.
e non manca mai niente:
chi guarda il cielo per ultimo
non lo trova meno splendente.
in prosa o in versetti,
perché il cielo è uno solo
e la Terra è tutta a pezzetti.
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