1:46 pm, 26 Febbraio 26 calendario

🌐 Cadaver fat e medicina estetica “Inquietante, ma è come riciclare”

Di: Redazione Metrotoday
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La nuova frontiera della medicina estetica è il cosiddetto filler da cadavere: grasso corporeo prelevato da donatori deceduti per aumentare glutei, fianchi e seni, una tendenza che nasce in parte dall’uso di farmaci come Ozempic e solleva questioni etiche e mediche.

Una pratica di medicina estetica che fino a pochi mesi fa sarebbe stata confinata alle pagine di fantascienza sta emergendo negli Stati Uniti: utilizzare grasso corporeo dai cadaveri donati alla scienza per interventi di rimodellamento estetico, soprattutto per glutei, fianchi e seno. Questa tendenza, associata anche agli effetti post‑Ozempic – farmaco I pensato per la perdita di peso che porta a una perdita di volume indesiderata in alcune zone del corpo – è ora al centro di un acceso dibattito medico, etico e sociale.

Il prodotto più noto in questo campo è AlloClae, un filler a base di tessuto adiposo umano derivato da donazioni di cadaveri, processato per rimuovere DNA e cellule vive prima di essere iniettato sotto la pelle dei pazienti per aggiungere volume e migliorare le curve. La procedura viene promossa come alternativa minimamente invasiva alle tecniche tradizionali di chirurgia plastica, con vantaggi quali tempi di recupero più rapidi e risultati naturali.

La genesi del fenomeno: Ozempic e perdita di volume corporeo

Negli ultimi anni i farmaci antidiabetici e dimagranti come Ozempic e Mounjaro – noti come agonisti del recettore GLP‑1 – hanno rivoluzionato la perdita di peso, portando molte persone a perdere grandi quantità di grasso corporeo in poco tempo. Questo rapido cambiamento ha generato un nuovo gruppo di pazienti che desiderano recuperare o redistribuire volume in aree specifiche del corpo, come fianchi, glutei o seni, dove la perdita di grasso può essere più evidente e indesiderata.

In questo contesto si inserisce il filler da cadavere: per chi non ha grasso sufficiente da usare in un lipofilling tradizionale (cioè prelevato dal proprio corpo), o per chi cerca una soluzione meno invasiva rispetto alla chirurgia, AlloClae e prodotti simili sono presentati come un’opzione di ingegneria biologica “off‑the‑shelf”, pronta all’uso. La promessa è quella di volume naturale, integrazione con i tessuti del paziente e tempi di recupero brevi, pur rimanendo in un ambito regolamentato e sterility‑testato.

Come funziona la procedura e perché piace

L’intervento con grasso di donatore non richiede anestesia generale: il filler viene iniettato in aree mirate con aghi o piccole cannule, similmente ad altri trattamenti estetici iniettivi. Secondo medici che praticano la tecnica, la procedura può durare meno di un’ora. Il tessuto adiposo umano è sterilizzato e purificato per ridurre il rischio di rigetto o reazioni immunitarie, e viene trasformato in una matrice acellulare, cioè una struttura senza cellule viventi, con l’obiettivo di minimizzare i rischi.

Pazienti che si sottopongono a queste tecniche parlano di risultati naturali, di maggiore pienezza e di recupero rapido. Alcuni affermano che la sensazione al tatto e l’aspetto siano simili a quelli ottenuti usando il proprio grasso attraverso lipofilling tradizionale.

Tuttavia, i costi sono sostanziali: in molti casi un trattamento con grasso da donatore può costare tra i 30.000 e i 50.000 dollari (oltre 25‑40mila euro), rendendolo un prodotto di lusso accessibile a una clientela benestante o particolarmente attenta ai trend estetici.

Il dibattito etico: tra riciclo e rispetto del corpo umano

Una delle questioni più dibattute riguarda proprio l’uso di tessuto umano prelevato da cadaveri. Critici sostengono che, pur essendo “eticamente sourced” e proveniente da donazioni complete del corpo – non semplici donazioni di organi – la finalità estetica solleva domande morali profonde: donatori e famiglie hanno consapevolezza dell’uso di tessuto per scopi cosmetici? Dove si posiziona il limite tra scopo terapeutico e frivolo?

Le aziende produttrici e molti chirurghi rispondono che l’utilizzo di tessuto umano è ampiamente regolato e conforme alla legislazione sulla donazione di organi e tessuti, e paragonano l’uso del grasso a pratiche mediche già in uso da decenni, come l’impiego di tessuti umani in trapianti o in innesti per pazienti con lesioni gravi. Alcuni difensori della tecnica affermano che “è come riciclare”, dando valore a ogni parte donata per massimizzare l’uso di tessuto umano.

Eppure, restano perplessità diffuse tra professionisti sanitari e bioeticisti, che mettono in guardia sul rischio di commercializzazione dei tessuti umani, sulla possibile pressione sociale verso canoni estetici estremi e sulle implicazioni morali di sfruttare il corpo dei morti per scopi cosmetici. Anche questioni come la trasparenza dei consensi delle famiglie e l’effettiva informazione al donatore sono al centro della discussione.

Sfide mediche e potenziali rischi

Oltre al dibattito etico, gli esperti di chirurgia plastica ricordano che non esistono studi a lungo termine sufficienti su questa pratica, mentre le complicazioni legate a filler e iniezioni includono possibilità di infezione, necrosi tissutale, reazioni immunitarie o embolie grasse se non eseguite correttamente da mani esperte. Tali rischi sono ben documentati anche per tecniche tradizionali come il lipofilling autologo, dove il grasso è prelevato dallo stesso paziente ma può comunque causare problemi se mal gestito.

La differenza qui è che si utilizza tessuto terzo, cioè estraneo al corpo del ricevente, e pur se decellularizzato, alcuni medici chiedono ulteriori ricerche per valutare la reazione dell’organismo nel tempo e l’efficacia duratura del materiale.

La tendenza tra i pazienti post‑Ozempic

Il fenomeno non è casuale: molte persone che hanno perso peso rapidamente grazie a farmaci come Ozempic o Mounjaro – diventati diffusissimi negli ultimi anni – si rivolgono alla medicina estetica per “recuperare” forma e simmetria, soprattutto quando il dimagrimento è associato a perdita di volume in aree desiderate come glutei e fianchi, oppure a esiti estetici di liposuzioni fallite o irregolari.

Questa domanda non riguarda solo l’aspetto fisico, ma incide anche sulla percezione personale, sull’autostima e sulla relazione tra individuo e immagine corporea in un’epoca in cui i trend di bellezza sono influenzati dai social media e dalle celebrità.

Rivoluzione estetica e passo troppo audace

La pratica di usare grasso da cadaveri per interventi estetici rappresenta una nuova frontiera controversa nel settore della chirurgia estetica, dove innovazione tecnica, desiderio di naturalezza e questioni etiche si intrecciano. Sebbene alcuni la vedano come una risorsa biologica da valorizzare, altri la considerano un simbolo dei limiti che la medicina estetica potrebbe aver superato nell’inseguimento della perfezione fisica.

Mentre la tecnologia continua ad avanzare e la domanda di soluzioni minimamente invasive cresce, la medicina estetica si trova davanti a una scelta critica: tracciare confini chiari tra ciò che è accettabile e ciò che potrebbe compromettere etica, sicurezza e rispetto per il corpo umano.

26 Febbraio 2026 ( modificato il 13 Febbraio 2026 | 23:50 )
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