🌐 I rating e la crescita che nessuno racconta: il voto dei mercati
I rating delle agenzie, dalla conferma alla revisione, influenzano la crescita economica reale e le prospettive dei Paesi, ma gli effetti, tra aspettative e realtà, spesso restano oscuri …. cosa succede davvero nel mondo del credito e delle economie nazionali.
In un momento in cui molte economie globali cercano di ritrovare slancio dopo anni di turbolenze – tra pandemia, inflazione alta e tensioni geopolitiche – il ruolo dei credit rating è tornato al centro delle cronache finanziarie e politiche. Le valutazioni delle agenzie come S&P, Moody’s e Fitch non sono semplici giudizi tecnici: esse possono agire da acceleratore o freno della crescita, condizionando costi di indebitamento, fiducia di investitori, decisioni di spesa pubblica e persino l’attrattività delle economie nazionali.
Negli ultimi mesi si è assistito a una serie di decisioni chiave che illustrano bene questa dinamica: da un lato l’Italia ha visto conferme e miglioramenti del proprio rating con outlook positivo, riflettendo segnali positivi di consolidamento contabile e crescita economica; dall’altro, Paesi come l’Indonesia hanno subito revisioni negative dell’outlook pur con crescita robusta, segnalando i limiti di come i rating interpretano la realtà economica.
Cosa sono i rating e perché contano
I credit rating sono giudizi sulla capacità di uno Stato o di un’emittente di ripagare il proprio debito. Essi servono da “lingua comune” per investitori e mercati, indicando il rischio di credito associato a bond governativi, corporate o strumenti finanziari. Quando un rating migliora, il costo del debito tende a diminuire; quando peggiora, aumenta e può restringere i margini di manovra economica.
Le principali agenzie globali – Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch – utilizzano scale di giudizio che vanno dalle classi “investment grade” (più sicure) a quelle speculative. Queste valutazioni vengono integrate da metriche più sofisticate che considerano indicatori macroeconomici, debito pubblico, stabilità politica, performance fiscale e scenari di rischio.
Ma dietro l’apparente oggettività dei numeri si muovono dinamiche complesse che influenzano direttamente la crescita delle economie, spingendo governi a riforme, impattando la spesa pubblica e orientando gli investitori internazionali.

Rating e “crescita reale”
Negli ultimi anni i rating hanno giocato un ruolo significativo nell’immagine economica internazionale. Quando S&P e Fitch hanno migliorato il rating dell’Italia, non si è trattato solo di un cambiamento di lettera: è stata una testimonianza della fiducia dei mercati nella disciplina di bilancio, nella stabilità politica e nella tenuta del tessuto produttivo. Questo ha contribuito a migliorare la percezione del Paese, aiutando a mantenere i tassi di interesse sui titoli di Stato più bassi e a sostenere un clima di investimenti meno volatile.
Tuttavia, la realtà è spesso più sfaccettata. Un rating stabile o in crescita non garantisce automaticamente una crescita economica robusta e diffusa nella società. In molti casi i dati di performance reale – come occupazione, produttività o salari – possono mostrare una situazione molto diversa da quella suggerita dai numeri macro.
Inoltre, i criteri adottati dalle agenzie non tengono sempre conto in modo esaustivo di elementi chiave per la crescita futura, come investimenti in ricerca e sviluppo, innovazione tecnologica o rischi climatici. Recenti analisi sottolineano che i rischi legati al cambiamento climatico, pur avendo un impatto crescente sulla stabilità finanziaria, spesso non sono adeguatamente integrati nei giudizi di rating, lasciando potenziali vulnerabilità non pienamente scontate nei mercati.
I rating nel mondo
La recente notizia del downgrade dell’outlook dell’Indonesia ha messo in evidenza come un’economia in crescita sostenuta possa comunque essere penalizzata da giudizi negativi legati a fattori politici o di governance, più che a dinamiche di crescita economica pura. Questo genera un paradosso: una crescita del PIL significativa può coesistere con una valutazione di credito più debole, influenzando negativamente i costi di finanziamento e l’attrattività per gli investitori stranieri.
Allo stesso modo, Paesi in riforma economica, come l’Egitto, hanno ricevuto upgrade di rating quando le agenzie hanno percepito miglioramenti strutturali nella gestione fiscale e nei fondamentali economici. Questi esempi mostrano come i giudizi di rating vadano oltre la semplice performance del PIL e inglobino una visione più ampia delle prospettive economiche.

Rating: strumento di disciplina
È fondamentale interrogarsi su come i rating possano influenzare la crescita economica in modo concreto:
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Costo del debito: Un rating migliore riduce gli interessi sui titoli di Stato e rende più facile il finanziamento di investimenti pubblici e privati.
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Investimenti esteri: Le imprese estere tendono a investire di più in economie con rating solidi, sostenendo la crescita produttiva.
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Riforme strutturali: La prospettiva di un miglior rating può spingere i governi ad adottare politiche fiscali e di bilancio più rigorose.
Tuttavia, questa disciplina può anche stabilire vincoli artificiali, soprattutto quando le agenzie soffermano eccessivamente su fattori quali il rapporto debito/PIL senza considerare appieno i piani di sviluppo a lungo termine. Questo porta molti economisti a sottolineare come i rating possano essere pro‑ciclici, accentuando le difficoltà nei periodi di rallentamento economico e penalizzando Paesi con potenziale di crescita non ancora pienamente espresso.
La crescita che nessuno racconta
Dietro ai numeri dei rating e alle loro revisioni si nascondono storie di economie che crescono, si trasformano o faticano a stare al passo con le aspettative internazionali. La crescita reale di un Paese – misurata dal benessere dei cittadini, dalla produttività e dall’innovazione – non coincide sempre con la narrativa che emerge dai rating.
In molti casi, un rating favorevole può rappresentare un incentivo per gli investitori ma non garantire una distribuzione equa dei benefici; allo stesso modo, un outlook prudente può non riflettere appieno le dinamiche di resilienza o ripresa di un’economia in evoluzione.
La sfida per i decisori pubblici e i mercati resta quella di trasformare i rating in strumenti utili, ma non assoluti, per guidare politiche di crescita sostenibile che vadano oltre la mera percezione degli investitori.

Verso un nuovo equilibrio
In un mondo dove le tensioni globali e le sfide economiche restano alte, i credit rating continueranno a essere un elemento chiave nelle decisioni finanziarie globali. La vera crescita, però, nasce da un equilibrio tra disciplina di bilancio, investimenti produttivi e sviluppo umano: un percorso che i rating possono aiutare a facilitare, ma non da soli garantire.
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