1:34 pm, 25 Febbraio 26 calendario

🌐 Del Vecchio e Gedi: offerta rifiutata, editoria sotto pressione

Di: Redazione Metrotoday
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Del Vecchio e Gedi: offerta per acquisire il gruppo editoriale respinta da Elkann, mentre prosegue la trattativa con il gruppo greco e si accende il dibattito sul futuro di La Repubblica, La Stampa e media storici.

La recente offerta di acquisizione del gruppo editoriale Gedi da parte dell’imprenditore italiano Leonardo Maria Del Vecchio è stata formalizzata ma respinta dal CEO John Elkann, che ha preferito proseguire la trattativa con il gruppo greco Antenna. La vicenda, che ha catturato l’attenzione dei mercati e dell’opinione pubblica, mette in luce tensioni profonde nel settore dell’editoria italiana e apre interrogativi sul futuro dei principali quotidiani nazionali come La Repubblica e La Stampa.

Del Vecchio, erede dell’impero Luxottica e fondatore di LMDV Capital, ha dichiarato pubblicamente di aver presentato un’offerta vincolante da circa 140 milioni di euro per l’intero gruppo Gedi, comprensivo di testate, radio e asset digitali. Secondo l’imprenditore, l’operazione sarebbe stata un “atto d’amore verso l’Italia” con l’obiettivo di preservare valore editoriale, pluralismo e continuità occupazionale, rilanciando l’informazione nazionale.

Tuttavia, Elkann ha preferito non accettare la proposta italiana e ha proseguito i negoziati con il gruppo greco Antenna, guidato dall’armatore Theodore Kyriakou, per una possibile acquisizione che riguarderebbe in particolare La Repubblica, le radio e le attività digitali, lasciando aperta la questione del destino di La Stampa e di altri pezzi storici dell’informazione.

Una trattativa che scuote l’editoria italiana

La decisione del vertice di Exor di rifiutare l’offerta italiana rilancia una discussione più ampia: qual è il ruolo dell’editoria nel contesto economico e culturale italiano? E cosa succede quando un patrimonio di giornali storici viene messo in vendita con trattative internazionali in corso?

La proposta di Del Vecchio non era una semplice operazione finanziaria ma un progetto di medio‑lungo termine, volto a creare una “media company” italiana capace di integrare stampa, radio, contenuti digitali e nuovi modelli di business editoriale. L’idea, secondo l’investitore, era di mantenere e valorizzare non solo i marchi storici ma anche le competenze redazionali, garantendo stabilità occupazionale e contenuti di qualità.

Del Vecchio ha ribadito di essere pronto anche a rilanciare l’offerta, segnalando che la scelta di Elkann avrebbe tenuto fuori dal confronto un progetto editoriale italiano più ampio e integrato. Tuttavia, la trattativa con Antenna prosegue e al momento appare la via più concreta per il passaggio di proprietà di parte degli asset di Gedi.

Il ruolo di Antenna e le garanzie richieste

Il gruppo greco Antenna, partner di investitori internazionali, ha avanzato un’offerta ritenuta equivalente a quella di Del Vecchio. Tuttavia, il suo interesse sembra essere focalizzato sulle attività più redditizie del gruppo, in particolare La Repubblica e le emittenti radiofoniche, con meno attenzione verso La Stampa e altri quotidiani storici.

Questa dinamica ha suscitato preoccupazione tra i giornalisti delle redazioni di La Repubblica e La Stampa, che hanno denunciato mancanza di garanzie occupazionali, incertezze sul piano industriale e timori per l’indipendenza editoriale delle testate. In alcune redazioni si sono registrate proteste ufficiali e assemblee, con richieste di chiarimenti sull’impatto della cessione sul futuro professionale di centinaia di giornalisti.

Un dibattito che coinvolge politica ed economia

La vicenda non rimane confinata al perimetro degli affari: esponenti politici di diverse forze hanno espresso commenti sulla necessità di salvaguardare l’editoria italiana. Alcuni suggeriscono che la cessione di asset strategici dell’informazione nazionale richieda garanzie più robuste o addirittura l’uso di strumenti come il golden power per tutelare media considerati vitali per la democrazia e la sicurezza nazionale.

Altri parlamentari hanno sottolineato l’importanza di un progetto editoriale italiano forte, che possa competere con gruppi stranieri e preservare posti di lavoro, qualità dei contenuti e pluralismo. Nel dibattito sono emerse posizioni critiche verso la gestione di Gedi negli ultimi anni, con pressioni su Exor affinché assicuri un piano industriale chiaro e sostenibile per il futuro dei giornali.

Qual è il futuro di Gedi

Al centro della trattativa ci sono asset editoriali di primo piano in Italia: La Repubblica, storico quotidiano fondato oltre mezzo secolo fa, La Stampa, testata torinese con radici profonde nel giornalismo nazionale, e le principali radio nazionali come Radio Deejay, Radio Capital e M2O. La composizione finale della vendita potrebbe avvenire in più fasi, con La Stampa negoziata separatamente rispetto alle altre attività, a causa dell’interesse limitato di alcuni offerenti.

Il rifiuto dell’offerta di Del Vecchio rappresenta non solo un episodio di mercato ma un punto di svolta nelle dinamiche editoriali italiane, che da anni registrano una crescente concentrazione e cambiamenti nei modelli di business tradizionali. La competizione per l’acquisizione di asset strategici come Gedi riflette le sfide affrontate dall’industria dei media nel contesto digitale, tra ricavi in flessione, necessità di innovazione e ricerca di sostenibilità economica.

Editoria, identità e mercato

In un momento in cui l’informazione si confronta con sfide strutturali — tra digitalizzazione, crisi dei ricavi pubblicitari e nuovi modi di fruizione dei contenuti — la vicenda Gedi rappresenta una cartina di tornasole del ruolo che l’informazione editoriale gioca nella società italiana.

La partita tra Del Vecchio, Elkann e Antenna non è solo una negoziazione economica: è il riflesso di un dibattito più ampio su pluralismo, indipendenza, sostenibilità e identità dell’editoria nel futuro del Paese.

25 Febbraio 2026 ( modificato il 13 Febbraio 2026 | 23:37 )
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