Un viaggio in Polonia oltre i luoghi comuni
C’è un motivo se la Polonia sta diventando una delle mete più amate d’Europa, e non riguarda solo il costo della vita ancora abbordabile. È una questione di atmosfera. Chi arriva qui aspettandosi un grigio panorama post-sovietico rimane folgorato: la Polonia è colorata, colta, a tratti mistica e incredibilmente vitale. Questo itinerario che unisce Cracovia e Varsavia, passando per le profondità di Wieliczka e l’abisso di Auschwitz, è un percorso sulle montagne russe dell’emozione umana.
Il primo impatto: Cracovia e la sindrome di Stendhal polacca
Appena atterrati e trasferiti in hotel, il consiglio è uno solo: non restate in camera. E a scandire il ritmo pensa Guiness Travel, tour operator specializzato in viaggi di gruppo con accompagnatore dall’Italia. Cracovia va esplorata subito, ancor meglio se di sera. La Città Vecchia non è solo un quartiere, è un’istantanea favolosa sulla storia del paese. Camminare per la Piazza del Mercato (Rynek Główny) significa trovarsi in uno spazio vasto quanto quattro campi da calcio, circondato da palazzi che sembrano torte nuziali illuminate, da chiese iconiche e da strade reali che partono proprio da qua.
Al centro domina il Fondaco dei Pannolini (Sukiennice). Un tempo qui si scambiavano sete e spezie; oggi è il posto perfetto per comprare dell’ambra o dei merletti, ma la vera magia è sotto i suoi portici, dove l’odore di cannella dei trdelník (dolci allo spiedo) si mischia all’aria frizzante della Vistola. Qui, durante il periodo natalizio, si allestiscono bellissimi mercatini di Natale e a dominare è l’odore del vin brulé.
Il Wavel e Santa Maria
Il Colle del Wavel è per i polacchi quello che il Quirinale e il Vaticano messi insieme sono per noi. Qui i re venivano incoronati e qui sono sepolti. Si tratta di un luogo emblematico e al tempo stesso sacro per la storia della Polonia. Mentre ammirate l’esterno del Castello e della Cattedrale, cercate delle enormi ossa appese vicino all’ingresso della chiesa. La leggenda dice siano del Drago Smok, la scienza dice siano di mammut. I polacchi, nel dubbio, credono che finché quelle ossa resteranno appese, la cattedrale sarà al sicuro.
Poco distante, la Basilica di Santa Maria vi costringerà a guardare in su. Il soffitto stellato è di un blu così intenso che sembra di stare sotto un cielo notturno nel bel mezzo del giorno. È qui che ogni ora il trombettiere suona l’Hejnał Mariacki, interrompendosi bruscamente a metà per onorare il suo antenato ucciso da una freccia nel 1241. Un rito che si ripete da secoli, 24 ore su 24, pioggia o neve.
Scendere nel mito: il sale di Wieliczka
Nel pomeriggio si cambia prospettiva: si scende verso le viscere della terra. Si tratta di uno dei momenti più intensi del tour Cracovia & Varsavia. La miniera di Wieliczka è una vera e propria città sotterranea formata dal sale. La discesa di centinaia di gradini di legno vi porta in un mondo dove tutto è salato. Anche l’aria che respirate fa bene ai polmoni. L’aneddoto più affascinante riguarda la Cappella di Santa Kinga. Fu scolpita da soli tre uomini in oltre trent’anni di lavoro. Non erano artisti di professione, erano minatori. Hanno trasformato il loro luogo di fatica in un tempio, scolpendo nel sale persino una copia dell’Ultima Cena di Leonardo. Quando la guida spegne le luci e lascia accesi solo i lampadari di cristallo (di sale!), il silenzio è totale.
Kazimierz e lo street food
La giornata a Cracovia si chiude a Kazimierz. Un tempo città separata, oggi è diventato il centro della vita notturna. Qui la storia non è nei monumenti, ma nei muri scrostati, nelle vecchie insegne in yiddish e nelle piazzette come Plac Nowy, dove dovete assolutamente mangiare una zapiekanka (una sorta di baguette aperta e farcita, il re dello street food locale).
Varsavia: la fenice che non dorme mai
Se Cracovia si può definire come una signora raffinata ed elegante, Varsavia è un giovane in carriera con lo smartphone in mano e il caffè d’asporto. La città è stata distrutta al 90% nel 1944. Quello che vedete oggi è il risultato di un lavoro di ricostruzione senza pari.
La passeggiata notturna nella Città Vecchia vi farà dubitare dei vostri occhi. Sembra antica, ma ha meno di ottant’anni. I polacchi l’hanno ricostruita usando i vecchi mattoni recuperati dalle macerie e i disegni dettagliati del Canaletto. È un “falso” talmente perfetto e carico di amore patriottico che l’UNESCO l’ha premiato.
Una capitale tra parchi e grattacieli
Il quarto giorno esploriamo Varsavia a fondo. Il Parco Lazienki è forse uno dei parchi urbani più belli d’Europa. Qui, tra scoiattoli curiosi e pavoni, si trova il Palazzo sull’Acqua e il monumento a Frédéric Chopin. Se visitate la città in estate, ogni domenica sotto il monumento si tengono concerti gratuiti di pianoforte. È il modo migliore per sentire l’anima romantica della Polonia.
Ma Varsavia è anche il Ghetto, segnalato oggi da linee d’ottone nel marciapiede che ne indicano il perimetro scomparso. Ed è il Barbacane, la fortificazione semicircolare che separa la città vecchia dalla “città nuova”. Ed è, infine, il Palazzo della Cultura e della Scienza, il “regalo” di Stalin alla città: un colosso di 42 piani che i polacchi un tempo odiavano (chiamandolo “l’elefante in mutande”) e che oggi è un’icona amata e sede di musei e teatri.
Cosa resta di un viaggio in Polonia? Resta la sensazione di un popolo che ha un legame viscerale con la propria terra. Resta la bontà delle loro zuppe, come la Zurek (acido ma delizioso) o il Barszcz (di barbabietole). Resta il ricordo di città che sanno essere moderne senza dimenticare il loro passato.
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