🌐 Trump attacca la Corte Suprema e promette “altri dazi” e strumenti
L’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rinnovato l’attacco alla Corte Suprema americana dopo che la massima giurisdizione ha dichiarato illegali molti dei suoi dazi, e ha promesso di utilizzare “altri dazi” e strumenti di licenza tariffaria” per continuare la sua politica commerciale aggressiva. La decisione della Corte e la risposta di Trump rischiano di incrinare rapporti commerciali con partner globali e di alimentare turbolenze nei mercati internazionali.
Corte Suprema boccia i dazi e Trump rilancia con nuove misure
In una sentenza recente, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che molti dei dazi globali imposti da Donald Trump erano illegali perché basati su un potere di emergenza economica non autorizzato dal Congresso. La sentenza ha sottolineato che il potere esecutivo non può sostituirsi a quello legislativo in materia di imposizione di tariffe commerciali, riaffermando il principio della separazione dei poteri costituzionali. La decisione ha portato anche all’immediata sospensione della riscossione dei dazi considerati illegali.
In risposta al verdetto, Trump ha descritto la Corte Suprema come “incompetente” e ha promesso di passare ad altri strumenti tariffari e di licenza senza fornire dettagli concreti. Sul suo social media, ha affermato che “la Corte ha approvato tutti gli altri dazi (…) e possono essere usati in modo più potente e fastidioso rispetto a quelli iniziali,” indicando la volontà di esplorare nuove basi legali per le tariffe.

Nuovo dazio globale e conflitto con i giudici
Pochi giorni dopo la sentenza, Trump ha firmato un ordine esecutivo per introdurre un dazio globale del 15 % sulle importazioni statunitensi, il massimo consentito dalla legge, ponendo l’aliquota su tutte le merci straniere. Questa misura è stata annunciata come sostitutiva dei dazi invalidati, ma ha sollevato ulteriori perplessità legali e diplomatiche.
Il confronto tra l’ex presidente e la Corte Suprema è diventato sempre più aspro, con Trump che ha criticato due dei giudici da lui stesso nominati, accusandoli di favorire interessi contrari alla nazione. Questa escalation riflette una tensione istituzionale senza precedenti recenti, in cui l’esecutivo contesta apertamente il ruolo del potere giudiziario.
Impatto sui mercati finanziari e sulle relazioni commerciali
La reazione dei mercati finanziari non si è fatta attendere. L’incertezza sulle prospettive della politica commerciale statunitense ha fatto scendere i futures di Wall Street e il dollaro, mentre i prezzi del petrolio hanno mostrato volatilità per timori legati alla crescita globale. Queste dinamiche riflettono la crescente preoccupazione degli investitori sulla stabilità delle politiche economiche americane.
A livello internazionale, paesi come la Cina hanno invitato gli Stati Uniti a cancellare le misure tariffarie, mentre l’Unione Europea ha congelato un accordo commerciale in discussione e l’India ha posticipato negoziati programmati. Queste reazioni sottolineano il rischio di escalation nelle tensioni commerciali globali e un possibile rallentamento della cooperazione economica multilateralmente negoziata.

Licenze tariffarie e nuove strategie di pressione
Oltre alla promessa di nuovi dazi, Trump ha anche suggerito di utilizzare strumenti di licenza per esercitare pressioni su altri paesi, lamentando che la sentenza della Corte impedisce ai funzionari statunitensi di applicare le commissioni di licenza come ritiene necessario. Questa affermazione ha sollevato interrogativi legali, dato che l’interpretazione delle licenze tariffarie non è stata ancora chiarita in modo definitivo dai tribunali.
L’idea di impiegare licenze come leva commerciale potrebbe aprire un nuovo capitolo nelle controversie economiche globali, complicando ulteriormente il quadro delle relazioni commerciali estere. La strategia non è stata ancora delineata nei dettagli, il che accresce l’incertezza tra esportatori, importatori e governi stranieri.
Implicazioni costituzionali e politica interna americana
La decisione della Corte Suprema ha acceso un dibattito profondo sulla separazione dei poteri negli Stati Uniti, con critiche che provengono non solo da Trump ma anche da alcuni commentatori politici conservatori. Molti esperti osservano che la sentenza rafforza la necessità del coinvolgimento del Congresso nell’imposizione delle tariffe, come previsto dalla Costituzione, ma allo stesso tempo apre un conflitto aperto tra ramo esecutivo e giudiziario.
All’interno della politica americana, la controversia sui dazi e sulle autorità tariffarie potrebbe avere ripercussioni nel prossimo ciclo elettorale e nel rapporto tra Casa Bianca e Congresso, soprattutto perché solleva questioni sull’equilibrio dei poteri e sul ruolo di ciascun ramo del governo nella definizione della politica economica estera.
Verso un’era di incertezza commerciale globale
Con le tensioni interne e internazionali in aumento, la promessa di Trump di usare “altri dazi” e strumenti legali alternativi potrebbe trasformarsi in una fonte persistente di instabilità per l’economia mondiale. Gli stati partner e concorrenti degli Stati Uniti stanno già rivalutando le proprie posizioni, preoccupati dagli effetti a catena sui flussi commerciali e sugli accordi bilaterali.

In questo contesto, la vicenda non riguarda soltanto la politica interna statunitense, ma si estende alle dinamiche della globalizzazione e delle catene del valore internazionale, con possibili implicazioni durature per le imprese, i consumatori e le relazioni diplomatiche nel lungo periodo.
La reazione decisa di Donald Trump alla sentenza della Corte Suprema – con l’annuncio di nuovi dazi, la critica aperta ai giudici e l’uso accennato di strumenti di licenza tariffaria – segna un capitolo turbolento nella politica commerciale e costituzionale degli Stati Uniti, con impatti potenzialmente significativi a livello globale.
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