đ John Elkann e La Stampa, quotidiano da una pagina di pubblicitĂ
La trattativa di Exor per vendere La Stampa, storico quotidiano italiano, scatena forti proteste in redazione, con lo stop dellâedizione e lâassenza di pubblicitĂ significativa, mentre cresce lâallarme per pluralismo e indipendenza
Una testata in vendita e una redazione in rivolta
Le trattative ufficiali per la vendita di La Stampa sono state confermate allâinizio del 2026, con GEDI che ha annunciato di essere in trattativa esclusiva con un gruppo editoriale alternativo, Gruppo SAE, per la cessione del quotidiano torinese. Lâobiettivo è completare la transazione includendo anche rotative e asset collegati alla testata.
La mossa segue le trattative principali tra Exor e il gruppo greco Antenna per la vendita della maggior parte degli asset del gruppo GEDI, che comprende La Repubblica, le radio nazionali e attivitĂ digitali â ma la testata torinese non rientrerebbe nellâinteresse principale di Antenna.
La reazione dei giornalisti è stata immediata e feroce: il comitato di redazione ha proclamato stato di assemblea permanente, e La Stampa non è stata pubblicata in edicola in una giornata storica, con il sito web non aggiornato fino alle prime ore del mattino successivo. I cronisti hanno definito la situazione âsconcertante, sconfortante e umilianteâ per il loro lavoro.

Indignazione per una sola pagina di pubblicitĂ
I giornalisti di La Stampa hanno anche sottolineato come, nellâultimo numero, il quotidiano fosse caratterizzato da una sola pagina di pubblicitĂ â un segnale tanto simbolico quanto concreto del drastico ridimensionamento economico e dellâincapacitĂ del giornale di attrarre inserzionisti in un momento di forte crisi editoriale. La ridotta presenza di annunci commerciali non riflette solo una difficoltĂ finanziaria, ma per molti membri della redazione rappresenta un mancato riconoscimento del valore del loro lavoro e della storia del giornale.
Il comitato di redazione ha definito la scelta dellâinserzione pubblicitaria non solo irrispettosa, ma âoffensiva e provocatoriaâ nei confronti dei professionisti che ogni giorno producono contenuti giornalistici di qualitĂ , evidenziando la frattura sempre piĂš profonda tra redazione e proprietĂ .
Crisi economica e indebolimento dellâeditoria tradizionale
Il contesto economico di La Stampa e dellâintero gruppo GEDI è segnato da anni di contrazione delle vendite cartacee e di difficoltĂ nel tradurre lâautorevolezza giornalistica in sostenibilitĂ finanziaria. Come molti quotidiani tradizionali, La Stampa ha visto diminuire i ricavi pubblicitari e le tirature, complici anche i cambiamenti nei comportamenti di lettura e nel mercato della comunicazione.

Allarme per pluralismo e indipendenza
Lâipotesi di vendita, con il possibile ingresso di un proprietario estero o di un gruppo con poco legame storico con la stampa italiana, ha sollevato preoccupazioni non solo tra i giornalisti ma anche tra esponenti politici di opposizione e organizzazioni per la libertĂ di stampa. Critici sottolineano che un cambio di controllo senza chiare garanzie su indipendenza editoriale, occupazione e pluralismo dellâinformazione potrebbe rappresentare un rischio per la democrazia e la diversitĂ delle voci nel sistema mediatico italiano.
Reazioni politiche e istituzionali
Oltre alla mobilitazione sindacale, anche leader politici hanno commentato duramente la vicenda, sottolineando come la possibile perdita di una delle principali testate italiane in mani poco trasparenti costituisca un pericolo per il dibattito pubblico. Si è parlato anche dellâutilizzo della normativa sul âgolden powerâ per tutelare asset considerati strategici per il paese, sebbene tali strumenti non possano proteggere direttamente i livelli occupazionali o lâautonomia editoriale.
Una pagina che pesa nel futuro del giornalismo
La vendita di La Stampa e la protesta che ha portato alla sospensione dellâedizione segnano un momento di svolta doloroso nella storia dellâeditoria italiana. In unâepoca in cui i giornali affrontano sfide economiche e digitali, lâimmagine di un quotidiano storico con una sola pagina di pubblicitĂ rimane la metafora di un settore in trasformazione e in crisi, dove la tensione tra valori professionali e logiche di mercato sembra sempre piĂš irrisolta.
La vicenda resta aperta, con giornalisti pronti a ulteriori forme di protesta per tutelare il loro lavoro e lâidentitĂ di una testata che ha raccontato lâItalia per oltre 150 anni.
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