1:51 pm, 24 Febbraio 26 calendario

🌐 John Elkann e La Stampa, quotidiano da una pagina di pubblicità

Di: Redazione Metrotoday
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La trattativa di Exor per vendere La Stampa, storico quotidiano italiano, scatena forti proteste in redazione, con lo stop dell’edizione e l’assenza di pubblicità significativa, mentre cresce l’allarme per pluralismo e indipendenza

In un clima di crescente tensione nel mondo dell’editoria italiana, John Elkann, presidente di Exor e principale esponente della storica famiglia Agnelli, ha avviato la vendita di La Stampa, una delle testate più antiche e prestigiose del paese, scatenando l’indignazione dei giornalisti. L’operazione, che si inserisce in una più ampia cessione degli asset editoriali del gruppo GEDI, ha portato a proteste senza precedenti e a una pesante riduzione della presenza pubblicitaria nel quotidiano, con una sola pagina di pubblicità presente nell’ultimo numero pubblicato.

Una testata in vendita e una redazione in rivolta

Le trattative ufficiali per la vendita di La Stampa sono state confermate all’inizio del 2026, con GEDI che ha annunciato di essere in trattativa esclusiva con un gruppo editoriale alternativo, Gruppo SAE, per la cessione del quotidiano torinese. L’obiettivo è completare la transazione includendo anche rotative e asset collegati alla testata.

La mossa segue le trattative principali tra Exor e il gruppo greco Antenna per la vendita della maggior parte degli asset del gruppo GEDI, che comprende La Repubblica, le radio nazionali e attività digitali — ma la testata torinese non rientrerebbe nell’interesse principale di Antenna.

La reazione dei giornalisti è stata immediata e feroce: il comitato di redazione ha proclamato stato di assemblea permanente, e La Stampa non è stata pubblicata in edicola in una giornata storica, con il sito web non aggiornato fino alle prime ore del mattino successivo. I cronisti hanno definito la situazione “sconcertante, sconfortante e umiliante” per il loro lavoro.

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Indignazione per una sola pagina di pubblicitĂ 

I giornalisti di La Stampa hanno anche sottolineato come, nell’ultimo numero, il quotidiano fosse caratterizzato da una sola pagina di pubblicità — un segnale tanto simbolico quanto concreto del drastico ridimensionamento economico e dell’incapacità del giornale di attrarre inserzionisti in un momento di forte crisi editoriale. La ridotta presenza di annunci commerciali non riflette solo una difficoltà finanziaria, ma per molti membri della redazione rappresenta un mancato riconoscimento del valore del loro lavoro e della storia del giornale.

Il comitato di redazione ha definito la scelta dell’inserzione pubblicitaria non solo irrispettosa, ma “offensiva e provocatoria” nei confronti dei professionisti che ogni giorno producono contenuti giornalistici di qualità, evidenziando la frattura sempre più profonda tra redazione e proprietà.

Crisi economica e indebolimento dell’editoria tradizionale

Il contesto economico di La Stampa e dell’intero gruppo GEDI è segnato da anni di contrazione delle vendite cartacee e di difficoltà nel tradurre l’autorevolezza giornalistica in sostenibilità finanziaria. Come molti quotidiani tradizionali, La Stampa ha visto diminuire i ricavi pubblicitari e le tirature, complici anche i cambiamenti nei comportamenti di lettura e nel mercato della comunicazione.

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Allarme per pluralismo e indipendenza

L’ipotesi di vendita, con il possibile ingresso di un proprietario estero o di un gruppo con poco legame storico con la stampa italiana, ha sollevato preoccupazioni non solo tra i giornalisti ma anche tra esponenti politici di opposizione e organizzazioni per la libertà di stampa. Critici sottolineano che un cambio di controllo senza chiare garanzie su indipendenza editoriale, occupazione e pluralismo dell’informazione potrebbe rappresentare un rischio per la democrazia e la diversità delle voci nel sistema mediatico italiano.

Reazioni politiche e istituzionali

Oltre alla mobilitazione sindacale, anche leader politici hanno commentato duramente la vicenda, sottolineando come la possibile perdita di una delle principali testate italiane in mani poco trasparenti costituisca un pericolo per il dibattito pubblico. Si è parlato anche dell’utilizzo della normativa sul “golden power” per tutelare asset considerati strategici per il paese, sebbene tali strumenti non possano proteggere direttamente i livelli occupazionali o l’autonomia editoriale.

Una pagina che pesa nel futuro del giornalismo

La vendita di La Stampa e la protesta che ha portato alla sospensione dell’edizione segnano un momento di svolta doloroso nella storia dell’editoria italiana. In un’epoca in cui i giornali affrontano sfide economiche e digitali, l’immagine di un quotidiano storico con una sola pagina di pubblicità rimane la metafora di un settore in trasformazione e in crisi, dove la tensione tra valori professionali e logiche di mercato sembra sempre più irrisolta.

La vicenda resta aperta, con giornalisti pronti a ulteriori forme di protesta per tutelare il loro lavoro e l’identità di una testata che ha raccontato l’Italia per oltre 150 anni.

24 Febbraio 2026 ( modificato il 13 Febbraio 2026 | 23:53 )
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