2:30 pm, 23 Febbraio 26 calendario

🌐 Wall Street: da “buy America” a “bye America”, l’esodo dei capitali

Di: Redazione Metrotoday
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Punto di svolta per Wall Street, con l’esodo dai mercati azionari USA verso mercati emergenti e internazionali che accelera. Gli investitori americani stanno ritirando capitali dal mercato domestico ai livelli più alti in 16 anni, spinti da rendimenti decrescenti del settore tecnologico, valutazioni elevate dell’S&P 500 e opportunità più competitive in Europa, Asia e nei mercati emergenti.

L’esodo cresce: ritmo più veloce dal 2010

Negli ultimi sei mesi gli investitori statunitensi hanno ritirato circa 75 miliardi di dollari dai prodotti azionari USA, con 52 miliardi di dollari ritirati da inizio 2026, segnando il più rapido deflusso in almeno sedici anni per questa fase dell’anno.
Questa tendenza è alla base del fenomeno denominato “From buy America to bye America”, che rappresenta il passaggio da un approccio storicamente favorevole all’investimento nei titoli statunitensi a una strategia crescente di allocazione globale di capitali.

Il cambio di tendenza è significativo: dopo anni in cui il mercato azionario USA guidato da Big Tech trainava le performance globali, emerge oggi una preferenza più marcata per opportunità estere, soprattutto in mercati che offrono valutazioni più basse e settori ciclici con prospettive di crescita.

Perché gli investitori dicono addio a Wall Street

Diversi fattori stanno spingendo gli investitori americani a riconsiderare la propria esposizione domestica:

  • Valutazioni elevate dei titoli USA, in particolare nell’S&P 500, che scontano moltiplicatori di utili nettamente superiori rispetto a Europa, Giappone e mercati emergenti.

  • Rallentamento dei ritorni nei titoli tecnologici e delle mega-cap, che finora avevano sostenuto il rally azionario statunitense.

  • Ricerca di segmenti ‘value’ e tradizionali, come banche e industrie cicliche, che in certi mercati esteri stanno performando meglio.

  • Pressioni macroeconomiche e incertezze politiche, incluse dinamiche sui tassi, la politica monetaria e questioni commerciali globali, che rendono meno attraente la concentrazione in un solo mercato.

Questa rotazione implica una diversificazione che va oltre i confini degli Stati Uniti: i flussi di capitali si stanno dirigendo verso Europa, Giappone, Brasile, Corea del Sud e altri mercati emergenti, dove alcuni indici hanno registrato performance superiori negli ultimi dodici mesi.

La grande rotazione globale: opportunità e rischi

Nel caso europeo, ad esempio, alcune piazze hanno visto un forte recupero nei settori bancario e industriale, mentre l’indice giapponese ha registrato guadagni significativi, posizionando questi mercati come alternative appetibili all’S&P 500.

Allo stesso tempo, nel mondo dei mercati emergenti la dinamica è ancora più marcata: i capitali dagli USA verso questi mercati sono in crescita, con la Corea del Sud e il Brasile tra le destinazioni principali per gli investitori in cerca di rendimenti superiori e prospettive di crescita fuori dal tradizionale asse Wall Street.

Tuttavia, questa rotazione non è priva di rischi: una diversificazione internazionale comporta esposizione a valute, regolamentazioni e dinamiche geopolitiche diverse, che possono amplificare la volatilità del portafoglio.

Le leve strategiche degli investitori internazionali

Secondo strategisti di mercato, molti gestori stanno analizzando il panorama globale non più soltanto in termini di ritorni passati ma di valutazioni relative, portando a una nuova allocazione strategica dei portafogli. Questo riflette non solo una sfiducia nelle prospettive legate esclusivamente al mercato azionario USA, ma anche una crescente consapevolezza dei vantaggi competitivi offerti da altri mercati globali.

Un esempio di questa strategia è il ribilanciamento progressivo verso settori tradizionali e ciclici che, pur non essendo al centro dell’attenzione globale come l’IA, offrono stabilità e potenziale di crescita in mercati meno surriscaldati.

Un mercato meno USA-centrico

La transizione da un modello “buy America” a un modello più globale potrebbe segnare un cambiamento strutturale nel modo in cui i capitali vengono allocati a livello globale. Se questa tendenza dovesse consolidarsi, potremmo assistere a una maggiore integrazione dei mercati emergenti e sviluppati non statunitensi nei portafogli globali, con impatti significativi su rendimenti, volatilità e strategie di investimento a lungo termine.

In ultima analisi, l’esodo di capitali da Wall Street non è solo un fenomeno temporaneo, ma potrebbe essere l’avvio di una nuova fase nel ciclo dei mercati finanziari globali.

23 Febbraio 2026 ( modificato il 22 Febbraio 2026 | 23:34 )
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