10:43 pm, 23 Febbraio 26 calendario

🌐 Rebecca Passler: chi restituirà l’Olimpiade di casa alla biatleta

Di: Redazione Metrotoday
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La vicenda di Rebecca Passler è diventata simbolo di un dibattito che scuote il mondo sportivo italiano. La positività al doping, l’appello accolto da NADO Italia, la mancata convocazione nella staffetta di biathlon e il confronto con casi analoghi come quello di Jannik Sinner sollevano questioni profonde sulla gestione delle regole, della comunicazione e della tutela degli atleti.

Un’Olimpiade di casa senza il volto locale

La storia di Rebecca Passler, 24enne biatleta azzurra originaria di Antholz, è una delle più controverse di questi Giochi Olimpici di casa. Durante un controllo fuori competizione lo scorso gennaio la giovane è risultata positiva al letrozolo, sostanza vietata e presente nel codice mondiale antidoping. Passler ha sostenuto sin da subito che la positività fosse dovuta a contaminazione involontaria, causata da una cucchiaio condiviso per consumare crema di nocciole con sua madre, in cura per un tumore al seno. L’Agenzia mondiale antidoping classifica il letrozolo come sostanza proibita perché può mascherare altre droghe e alterare l’equilibrio ormonale, ma la biatleta ha sempre negato qualsiasi intento di migliorare la performance.

Successivamente NADO Italia ha accolto il ricorso di Passler, ritenendo plausibile l’ipotesi di contaminazione accidentale e sospendendo la sanzione provvisoria. Questo ha permesso all’atleta di tornare ad allenarsi con la squadra in vista delle competizioni olimpiche, dando la speranza di un possibile debutto sui percorsi di Anterselva.

La scelta tecnica che divide

Nonostante la riabilitazione giuridica, la Federazione Italiana Sport Invernali (FISI) ha poi deciso di non includere Passler nella staffetta femminile di biathlon, la gara per la quale aveva i requisiti di qualificazione. La motivazione ufficiale ha riguardato la recente reintegrazione e una presunta mancanza di forma tecnica ottimale, oltre alla volontà di evitare “rumore mediatico” in una competizione così delicata.

Questa scelta ha scatenato un acceso dibattito: da un lato, chi sostiene che la prudenza tecnica e strategica sia giustificata in una gara olimpica cruciale; dall’altro, chi ritiene che sia stata una forma di ingiustizia sportiva e simbolica verso una atleta che avrebbe dovuto rappresentare l’Italia proprio nella sua terra. Il giornalismo e gli esperti hanno sottolineato come la gestione del caso rifletta una contraddizione tra principio di innocenza e logica difensiva delle istituzioni.

Perché il caso Passler è “una lezione non insegnata”

L’articolo di approfondimento pubblicato da OA Sport ha evidenziato come questa vicenda richiami alla mente episodi sportivi recenti, in particolare il caso Jannik Sinner agli Australian Open di tennis: non un fatto di doping, ma una controversia sul trattamento mediatico e sull’equilibrio tra responsabilità oggettiva e tutela dell’atleta. Secondo molti commentatori, la gestione di Passler dimostra che il sistema sportivo italiano fatica ancora a trovare un equilibrio tra diritto e percezione pubblica, tra disciplina e sostegno agli atleti coinvolti in casi complessi.

In questo senso, la domanda “Chi restituirà l’Olimpiade di casa a Rebecca Passler?” assume un valore più ampio: non si tratta solo di selezioni tecniche, ma di una riflessione su come le istituzioni sportive italiane interpretano e applicano le regole, e su quale messaggio questo invia ai giovani atleti e al pubblico sportivo.

Le regole, la reputazione e il rischio di doppia punizione

Un elemento chiave della vicenda riguarda la distinzione tra conseguenze giuridiche di una positività e decisioni tecniche di una federazione sportiva. Anche se Passler ha ottenuto l’annullamento della sospensione provvisoria, la sua esclusione dalla staffetta dimostra che essere riabilitati non sempre equivale a ritrovare pienamente il diritto di competere. Questa situazione evidenzia come le regole antidoping e i criteri selettivi non sempre convergano, lasciando spazio a interpretazioni soggettive e a possibili ingiustizie percepite.

La controversia si inserisce in un momento delicato per lo sport italiano: con i Giochi Olimpici in casa, ogni decisione di selezione è scrutinata non solo per il suo valore tecnico, ma anche simbolico. Il rapporto tra diritto, reputazione e performance, in questi casi, diventa centrale nel dibattito pubblico.

Oltre il biathlon

La vicenda di Rebecca Passler va oltre il singolo sport. È già entrata nel dibattito pubblico come un caso esemplare di contraddizione tra giustizia formale e approccio pragmatico, tra tutela dell’atleta e tutela dell’immagine istituzionale. Mentre l’Italia continua la sua avventura olimpica, rimane aperta la domanda su come conciliare equità, regole e responsabilità collettiva in uno degli eventi sportivi più seguiti al mondo.

23 Febbraio 2026
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