🌐 Mandelson arrestato nel caso Epstein: lo scandalo scuote Londra
L’arresto di Peter Mandelson, ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti, per “cattiva condotta in pubblico ufficio” nel quadro dell’inchiesta sulle rivelazioni del caso Epstein riapre lo scandalo che ha già travolto l’ex principe Andrea e mette sotto pressione il governo di Sir Keir Starmer, mentre emergono dettagli su possibili trasferimenti di informazioni sensibili a Jeffrey Epstein.
Il Regno Unito si trova di fronte a una nuova scossa politica e giudiziaria dopo l’arresto di Peter Mandelson, 72 anni, ex ambasciatore britannico negli Stati Uniti e figura di spicco del Partito Laburista, fermato dalla Metropolitan Police di Londra sospettato di “mala condotta in pubblico ufficio” nel quadro dell’inchiesta sulle rivelazioni legate al caso Epstein. L’arresto, avvenuto lunedì 23 febbraio in un’abitazione a Camden dove gli agenti lo hanno prelevato per portarlo in commissariato, rappresenta un nuovo capitolo in uno scandalo che ha già coinvolto personaggi di alto profilo e riaperto ferite nel dibattito pubblico britannico.

Le accuse nei confronti di Mandelson sono connesse alla sua presunta condivisione di informazioni sensibili con il finanziere americano Jeffrey Epstein, condannato e morto in carcere per crimini di violenza sessuale e traffico di minori, ma soprattutto noto per aver intrecciato rapporti con politici e aristocratici di tutto il mondo. La polizia ha eseguito perquisizioni in due delle sue proprietà, incluso un indirizzo a Camden e uno nel Wiltshire, nell’ambito dell’indagine che ora lo vede sotto interrogatorio.
L’inchiesta sulle relazioni con Epstein non è nuova: Mandelson era già stato rimosso dal suo incarico di ambasciatore nel settembre 2025, quando emerse la portata della sua amicizia con Epstein, ma i nuovi documenti e comunicazioni recentemente acquisiti dalle autorità britanniche e statunitensi hanno spinto gli inquirenti ad approfondire le sue attività e i suoi contatti con il finanziere pedofilo.
In parallelo, il caso ha già coinvolto un altro nome di grande rilievo: l’ex principe Andrea Mountbatten-Windsor, che era stato arrestato alcuni giorni prima per “condotta illecita nell’esercizio di una funzione pubblica” legata allo stesso scandalo Epstein, e successivamente rilasciato sotto indagine dopo circa 12 ore di fermo. La vicenda di Andrea — ora ancora sotto esame e oggetto di perquisizioni nelle sue residenze, tra cui la Royal Lodge — ha acceso il dibattito sulla monarchia britannica e sul ruolo di figure fino a poco tempo fa considerate intoccabili.

Le rivelazioni contenute negli “Epstein files” – file di milioni di documenti e comunicazioni del defunto Epstein resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti – indicano una rete di relazioni con figure pubbliche e private di altissimo profilo, e l’attenzione ora si concentra sui possibili casi di condivisione di informazioni governative o commerciali con Epstein e le sue reti. I documenti pubblicati includono, secondo fonti, trasferimenti di pagamento, comunicazioni personali con Mandelson e dettagli di conversazioni che avrebbero allarmato gli inquirenti.
Per il governo britannico guidato da Sir Keir Starmer, le conseguenze politiche sono immediate e pesanti. La nomina di Mandelson a ambasciatore negli Stati Uniti era stata fortemente criticata già in passato proprio per i legami con Epstein e aveva portato alla sua rimozione dal ruolo diplomatico nell’autunno 2025. Ora l’arresto alimenta le critiche dell’opposizione e degli osservatori, che indicano la vicenda come un fallimento nei controlli e nei processi di verifica per persone chiamate a rappresentare il Regno Unito all’estero.
La pressione politica si estende anche al futuro della monarchia britannica. L’arresto di Andrea ha provocato discussioni senza precedenti sulla possibilità di adottare una normativa ad hoc per rimuoverlo dalla linea di successione al trono, una misura considerata da esponenti del governo come “la cosa giusta da fare” per salvaguardare l’immagine dell’istituzione monarchica. Allo stesso tempo, la popolarità della Royal Family, già in calo, ha subito un ulteriore colpo tra l’opinione pubblica britannica, con sondaggi che registrano un crescente scetticismo nei confronti delle istituzioni.

Mentre l’inchiesta sull’ex ambasciatore Mandelson prosegue e nuove rivelazioni emergono dagli “Epstein files”, la scena politica e istituzionale britannica si trova a fare i conti con uno scandalo che unisce abusi di potere, relazioni compromettenti e critiche profonde alle élite del Paese. Le prossime settimane potrebbero rivelarsi decisive per comprendere quanto in profondità si estendano le implicazioni di questo caso e quali furono i limiti – o le responsabilità – delle figure pubbliche coinvolte.
In questo quadro, l’attenzione internazionale resta alta, con governi, media e organizzazioni per i diritti umani che osservano l’evoluzione delle indagini e le eventuali azioni giudiziarie contro personalità che fino a poco tempo fa occupavano posizioni di grande influenza nella politica britannica.
La vicenda di Mandelson e del caso Epstein continua così a scuotere Londra e oltre, aprendo un dibattito profondo sulla trasparenza, la responsabilità pubblica e la tutela delle istituzioni democratiche.
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